D’INCANTO, I SUONI E I COLORI DELL’ISOLA: ALLA BORSA INTERNAZIONALE DEL TURISMO DI MILANO, LA SARDEGNA E’ SEMPRE PROTAGONISTA

di SERGIO PORTAS

Nessuna paura del nuovo Coronavirus alla Bit (Borsa Internazionale del Turismo) 2020 che si svolge al “Portello”, ex Fiera di Milano, i vagoni della metropolitana viaggiano completi: si sta schiacciati l’un l’altro secondo il nuovo stile “sardine” che sembra essere l’ultima moda della “nuova politica italiana”. Pochissime anche le mascherine sui visi delle persone. Lo stand della Sardegna immediatamente visibile sotto quattro mega-lampadari che rilasciano una luce blu di vago sentore venusiano. Quattro immense ciambelle volanti con impresso il logo “Sardegna” variegato nei colori dell’arcobaleno. Impossibile non notarlo. Anche perché quelli del “Maria Carta” di Siligo mettono su uno spettacolo di canti, suoni e balli, ad intervalli di circa un’ora, che d’incanto attraggono una folla che, a bocca aperta, si incanta davanti alle ragazze in costumi sgargianti che si muovono a ritmi di ballo ancestrale, trasportate dalle note dell’organetto di Vanni Masala. Camicia e calzoni neri, barba lunga: non fatevi ingannare dall’aspetto di “tipico assaggiatore di birrette Ichnusa”, il ragazzo nativo di Oristano viene da una famiglia di musicisti che gli mette in mano lo strumento quando ancora era all’asilo a cinque anni (suo nonno Pietro uno dei “grandi”, ma anche il babbo non era male) ma poi si laurea anche alla “Sapienza” di Roma in arti e scienza dello spettacolo. Farebbe ballare anche i morti (nel giorno d’ognissanti).

Qui persino Giacomo Serreli, in giacca ma senza cravatta, giornalista che di suoni e balli sardi ha fatto la cifra di una vita, non riesce a stare fermo del tutto. Il “canto a tenore del gruppo “Concordu e Tenore  di Orosei” è un qualcosa di meno istintivo, anzi si può davvero dire che genera un certo spaesamento in un pubblico alla prima esperienza di una tale esibizione artistica, che non per nulla è stata è stata dichiarata Patrimonio Immateriale dell’umanità dall’UNESCO. Calzoni e giacche di vellutino nero, camicia bianca, scarpe e berritta nere: in cerchio emettono suoni che si rifanno al tempo in cui l’homo sapiens cercava di addomesticare gli animali parlando loro col muggito e il belato, una magia che li avrebbe resi schiavi di basto e campane, una musica che ancora oggi fa venire su i brividi per la schiena. Questi sardi! Gente diversa, isolani, con quattro canne di fiume ti stordiscono al suono di launeddas capaci di far volare api e libellule con spirali di giocondità. E allora cosa si sta aspettando per prenotare da uno di questi 57 espositori, 29 tra hotel e catene alberghiere e 4 strutture come villaggi turistici, camping e ostelli? Magari che il costo del biglietto che ti ci faccia arrivare in Sardegna, sia in traghetto che in aereo, non si mangi metà del  “budget” di tutta la vacanza, dico io. Che se no me ne vado a Malta o in Croazia, dove il mare è altrettanto bello e cristallino. E poi c’è il problema di sempre: sole e mare durano il tempo agostano, e lì la Sardegna fa il pieno. Da quando la Bit ha vita non c’è stato assessore al turismo sardo che, giustamente, non si sia posto il problema di una stagione turistica che copra l’intero anno, e anche il nuovo della Giunta Solinas , Gianni Chessa non fa eccezione. Non ho cuore di fargli vedere l’articolo di Fabrizio Gatti sull’”Espresso” che oggi titola: “L’isola tradita, Lega amara per i sardi”, una legge edilizia che autorizza costruzioni vicino al mare…”e così apre: “ Governare la Sardegna è sopratutto un atto d’amore. Terra tra le più belle d’Europa meriterebbe dedizione, competenza, rispetto per l’ambiente…una proposta di legge, già approvata dalla giunta e mascherata come piano casa, aggira i vincoli paesaggistici e prepara colate di cemento sulle coste…”.

Gloria Atzei

Noi sappiamo che il Piano paesaggistico di cui fortunatamente la Regione Sardegna si è dotata ( per questo sia imperitura lode a Renato Soru) prevale su piani e programmi nazionali e regionali e sugli altri atti di pianificazione ad incidenza territoriale ( sentenza n.180 del 2008 della Corte Costituzionale). E anche tutto il mondo ambientalista si sta mobilitando contro questo ancora farraginoso “piano casa”. Quello che è indubbio è lo spartiacque che divide una visione di turismo alla “Billionaire”con annessa Costa Smeralda per ricchi alla Briatore, da uno capace di vivere le bellezze dell’isola come vorrebbe…diciamo Greta Thunberg. Forse potrebbero convivere, e forse non è neppure giusto che l’uno colonizzi totalmente l’altro modello. La scelta è delegata alla politica, salvo il rispetto della Costituzione ( art.9) e salvo la vigilanza che la società civile esercita anche attraverso le sue articolazioni e associazioni ( Italia nostra, Legambiente ecc.). E, perché no, attraverso organi di stampa che corrono su autostrade di carta e sulla rete del Web. Oggi comunque qui alla Bit è “festa manna” e il successo del pubblico innegabile. Io me ne vado all a postazione del Consorzio Imprese Arburesi Organizzate (CIAO) dove Giovanna Floris ( sales manager) mi racconta cosa può offrire in pace e bellezza una “Costa Verde” di 45 chilometri, che vanta un retroterra minerario dove oggi sono padroni cervi e cinghiali. Ad Arbus comunque un gruppo di privati cittadini ha in corso di sviluppo un progetto di ospitalità turistica per la creazione di un “albergo diffuso”. In paese le case sfitte sono centinaia, non c’è da costruire alcunché. I paesi di Sardegna vanno spopolandosi, Gloria Atzei che vive a Masullas è qui in quanto suonatrice di launeddas, il costume del suo paese è povero di oro e pietre preziose ( In quelli di Oristano e di Ittiri non si contano le collane d’oro e corallo) ma il sorriso che sfoggia sfida l’avorio molato. Può vantare un padre olandese (Woutina) ma lei certo non ha intenzione di andarsene dalla Marmilla, come è toccato a fare a molti suoi giovani conterranei, Masullas combatte per mantenersi al di sopra dei mille abitanti, in tempi antichi la sua ossidiana era merce pregiata per tutto il Mediterraneo ( giacimento Conca ‘e Cannas alle pendici del monte Arci). Quando ci andrete ( sono sicuro che tutta la Marmilla saprà attirare un turismo green, di qualità) non dimenticate di assaggiare una pasta che fanno solo lì: Caombasa (colombelle): utilizzata nella preparazione di minestre a base di brodo di carne insieme a crostini di pane coccoi sopra i quali è posto del finocchietto selvatico e un tuorlo d’uovo aromatizzato con zafferano. Se ci capitate a Pasqua sarà più insaporita dal suono delle launeddas, parola di Gloria Woutina Atzei.

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