LA RINASCITA DEL SULCIS IGLESIENTE: IL NUOVO VOLTO DEL TERRITORIO CHE GUARDA AL TURISMO COME RISORSA VINCENTE

immagini di Davide Cassanello

di CLELIA MARTUZZU

Il Sulcis Iglesiente é una delle terre più antiche e immutate del Mediterraneo. Una terra sfruttata fin dall’antichità per la consistenza di giacimenti minerari che hanno portato benessere fino agli anni Ottanta.

L’intensa attività estrattiva, oltre ad aver lasciato segni indelebili nella memoria collettiva, ha modificato i lineamenti del paesaggio, talvolta deturpandolo, altre invece conferendogli fascino, come accaduto con la realizzazione di alcuni impianti minerari, sospesi a mezz’aria che si affacciano con orgoglio sullo splendido “Mare Sardo”, come: la “Laveria La Marmora” a Nebida, “Porto Flavia” a Masua (entrambe frazioni di Iglesias) e la “Galleria Henry” di Buggerru, i quali per la loro unicità riescono a incantare anche i viaggiatori più navigati! Questi siti, assieme a: la Miniera di “Monteponi”di Iglesias, la Grande Miniera “Serbariu” di Carbonia, la Miniera “Rosas” di Narcao, la Miniera “Su Zurfuru” di Fluminimaggiore e la Miniera “Orbai

 di Villamassargia, fanno parte del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna che si è adoperato per valorizzarli.

Con la chiusura della miniere, questo territorio era finito nel dimenticatoio, ma da poco più di un decennio, dopo aver valorizzato il suo patrimonio naturalistico, minerario e culturale, il Sulcis Iglesiente è tornato alla ribalta, proponendosi come meta turistica, capace di soddisfare una domanda variegata. E benché si sia affacciato al Turismo solo di recente, ha già riscosso un notevole successo.

Certo non c’è da stupirsi, perché nel Sud Ovest della Sardegna, la natura regna sovrana, dando sfoggio della sua bellezza disarmante. Infatti malgrado le contenute dimensioni, il Sulcis Iglesiente, offre una miriade di paesaggi incomparabili, capaci di bloccare il fiato in gola. 

Un vero microcosmo, prediletto dagli sportivi che praticano attività all’aria aperta, perché spazia dalla selvaggia costa di indubbio fascino, con le sue sconfinate distese di sabbia bianca o ambrata, le insenature profonde, i faraglioni imponenti (come il Pan di Zucchero di Masua) e le calette incastonate fra le scogliere a picco sul mare cristallino; e fino all’aspra catena montuosa del Marganai, ammantata da una rigogliosa macchia mediterranea; passando per le viscere della terra, dove abbondano le grotte come “Su Mannau” di Fluminimaggiore, “Santa Barbara” di Iglesias, “San Giovanni” di Domusnovas e “Is Zuddas” di Santadi”. Paesaggi fiabeschi, dove il silenzio viene spezzato dolcemente dal lento e perpetuo stillicidio, nei secoli ha dato vita a stalattiti che pendono dalla volta e stalagmiti che a poco a poco si elevano fino ad incontrarsi e fondersi.

Questa terra selvaggia, dove il tempo sembra essersi fermato, si apprezza meglio, se ci si addentra in qualcuno dei suoi antichi sentieri, tracciati un tempo dai minatori che dovevano raggiungere a piedi le miniere locali. Stretti camminamenti, dove oltre agli intensi profumi della macchia mediterranea, si sente ancora il rumore dei passi cadenzati e dei respiri affannati di quei minatori. Percorsi coinvolgenti, intrisi di sudore e memoria storica che abbracciano un paesaggio che regala un susseguirsi di scorci. Degni di nota sono: il “Cammino Minerario di Santa Barbara” e il Sentiero “Miniere nel Blu”.

E nel territorio delle “rocce più antiche d’Europa”, non potevano mancare ovviamente i siti archeologici, lasciati da genti ingegnose che qui si sono succedute fin dall’Età della Pietra. Vestigia come le Domus de Janas “Montessu” di Villaperuccio, i Nuraghi, come il “Seruci” di Gonnesa, la necropoli punica “Sirai” di Carbonia, il Tempio punico-romano “Antas” di Fluminimaggiore e le innumerevoli Chiese delle diverse epoche.

Nel Sulcis Iglesiente il tempo viene scandito dalle tradizioni, ancora molto sentite, come: i “Riti della Settimana Santa”, la Festa di Sant’Antioco, la “Mattanza dei Tonni”, il “Corteo Medievale”, “Sa Coja Maurreddina”, giusto per citarne qualcuna che si tramandano da generazioni e si ripetono con orgoglio, anno dopo anno, emozionando anche gli spettatori più distratti.

Ma è a tavola che questo angolo sardo esprime la sua vera personalità. La gastronomia locale rispecchia il forte legame delle sue genti con il mare e la terra, proponendo piatti tipici dai sapori veraci, dove il tonno rosso primeggia nel pescato, mentre il maialino e i formaggi sono i protagonisti dei piatti di terra. Il tutto naturalmente accompagnato da vini pregiati prodotti localmente come il Carignano.

Se non ci siete ancora stati, vi suggeriamo di farci una capatina, non  ve ne pentirete!

7 risposte a “LA RINASCITA DEL SULCIS IGLESIENTE: IL NUOVO VOLTO DEL TERRITORIO CHE GUARDA AL TURISMO COME RISORSA VINCENTE”

  1. Aahhh finalmente qualcuno che crede nella riconversione del Sulcis!! E dove non ci sono grotte ,non ci sono miniere c’è il mare con le bellissime spiagge ‼️

  2. Ho scoperto orsono trent’anni il Sulcis, grazie a mia moglie, di Buggerru. Un luogo splendido dove ritorno sempre volentieri.
    Complimenti per questo articolo, preciso ed esaustivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *