LA GIORNATA DELLA MEMORIA A TORINO IL 26 GENNAIO: RICORDO DI GIOVANNI ANTONIO VACCA

di ENZO CUGUSI

L’Associazione dei Sardi in Torino “A.Gramsci” partecipa anche quest’anno alle celebrazioni della Giornata della Memoria.

Domenica 26 gennaio, rendiamo omaggio alla “Pietra d’inciampo” – posta il 15 gennaio 2016 – in Piazza Peyron n.13, in ricordo di Giovanni Antonio Vacca avvocato di Ovodda deportato e ucciso a Buchenwald, pietra d’inciampo adottata dall’Associazione.

Appuntamento alle ore 9.45 presso l’Infopoint di Emergency in Corso Valdocco n.3 da dove partirà il percorso cittadino in biciletta “Pedaliamo con Memoria” organizzato dall’Associazione “Bici e dintorni”  che si snoderà sul percorso delle pietre d’inciampo torinesi.

Le “Pietre di inciampo” (Stolpersteine) sono un monumento diffuso e partecipato ideato e realizzato dall’artista tedesco Gunter Demnig per ricordare le singole vittime della deportazione nazista e fascista.

Nome: Giovanni Antonio Cognome: Vacca 

Nascita:22/01/1897, Ovodda (NU), Sardegna

Morte: 06/02/1945, Buchenwald, Germania

Profilo: Proveniente da una famiglia del ceto medio (il padre è negoziante), interrompe gli studi alla fine del 1916 per rispondere alla chiamata alle armi. Dopo un periodo iniziale al 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza a Genova, nel febbraio 1917 viene inviato sul fronte in Cadore presso il 3° Reggimento Artiglieria da Fortezza. Dal luglio 1917 frequenta a Vittorio Veneto il corso Allievi Ufficiali di complemento dell’Arma di Artiglieria, al termine del quale viene inviato presso il 10° Reggimento Artiglieria da Fortezza, impegnato fra l’estate 1918 e l’ultima fase bellica sul fronte tra il Grappa e l’Altopiano di Asiago. Qualche anno dopo la fine del conflitto riprende gli studi universitari, prima presso il Politecnico di Torino, poi nella facoltà di Giurisprudenza del capoluogo piemontese, dove si laurea nel 1928. Intrapresa la carriera legale, nel 1933 è titolare di uno studio legale posto in via del Carmine 21 e, nel 1936, in via Santa Teresa 21, che divide con il collega Eugenio Giordano. Le sue posizioni antifasciste sono notorie in un ambiente come quello dell’avvocatura torinese dove, come più tardi scriverà Valdo Fusi, sarebbe stato più facile contare gli elementi allineati con il regime che i dissidenti. Non risulta iscritto al Sindacato fascista di categoria, così come il collega di studio. È sottoposto a sorveglianza e quando, nel marzo 1938, durante un viaggio a Nizza, si intrattiene in luogo pubblico con alcuni antifascisti fuorusciti, al rientro in Italia subisce una perquisizione domiciliare, un fermo che si protrae per tre mesi alla fine del quale gli viene comminata la diffida, ed inoltre una sanzione disciplinare (la censura) da parte del direttorio del Sindacato Fascista Avvocati e Procuratori di Torino. Dopo l’armistizio collabora attivamente con le formazioni cittadine di Giustizia e Libertà. Viene arrestato il 12 agosto 1944 per aver tentato di corrompere con una forte somma di denaro un ufficiale tedesco al fine di liberare alcuni detenuti politici. Viene deportato a Dachau il 5 ottobre 1944, classificato come Schutz e riceve la matricola 113596. L’11 dicembre viene trasferito a nel campo alsaziano di Natzweiler e più tardi a Sachsenhausen. Giunge a Buchenwald il 6 febbraio 1945, classificato come Pol e con il numero di matricola 31168. Nel Lager della Turingia si perdono le sue tracce. Sul marciapiede prospiciente la sua casa di piazza Amedeo Peyron 13, nel quartiere torinese di San Donato, dal 15 gennaio 2016 lo ricorda una Stolperstein, una Pietra d’inciampo realizzata dall’artista tedesco Gunter Demnig, la prima posta a ricordo di un deportato politico sardo.

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