VALENTINA SULAS E’ “MARIA DI ISILI” NEL PROGETTO DI RESIDENZA ARTISTICA ISPIRATO AL LIBRO DI CRISTIAN MANNU

nella foto Valentina Sulas e Carlo Porru
di MARCELLO ATZENI

Lo spettacolo “Maria di Isili” andato in scena nel nuovo anfiteatro del paese del Sarcidano, Isili appunto,  ha riscosso il meritato successo. L’omonimo libro di Cristian  Mannu è stato convertito in pièce teatrale da Marco Parodi,  recentemente scomparso, ed è  stato messo in scena da Pino Micol, che qualche mese addietro sarebbe dovuto essere uno degli attori.

Micol, invece, ha sostituito Marco Parodi per forza di causa maggiore.

Il libro del cagliaritano Mannu, che parte da un racconto fattogli da una persona isilese, è stato traslato sul palco dal bravissimo regista ligure, sardo d’adozione.

Un grande lavoro di drammaturgia. Micol, peraltro noto giustamente per la sua bravura, ha diretto un cast su cui Parodi (uno venuto da “lontano” negli anni che furono, per aprire nuove strade nel mondo teatrale sardo), aveva investito molto. La fabbrica di via Falzarego, ha illuminato anche il palcoscenico del centro del Sarcidano. Non una sbavatura. Una storia vera in parte e verosimile per altri versi. Un racconto che dura oltre trent’anni e che si dipana tra Isili, appunto, Orroli, Silius e Cagliari. Valentina Sulas incarna Maria di Isili, colei che riuscì a infilare i filamenti di rame in su trobaxu, il telaio, quello nel quale si ordiscono le trame dei tappeti coi fili dell’orbace o di altri tessuti naturali. Su trobaxu, idealmente, intesse trame semplici, che semplici non sono nella vita reale o meglio immaginifica. Un testo dove Elena Pau, Rita Pau, Pietro Uggias, i fratelli Dino e Giorgio Pinna, Carlo Porru, Paolo Meloni, Daniela Musiu, Maurizio Mezzorani e Carla Orrù, galleggiano e affondano nei loro ricordi dell’aldilà, nelle loro frustrazioni, e nei pochi momenti di solenni arrabbiature.

ph: Carla Orrù

E vivono quel che c’è da vivere, a strappi, con frammenti di passione e amore, quasi, disperato.

“Maria ha gli occhi così azzurri che sembrano opera d’un angelo o di un demonio” per dirla con le parole di Mannu. E una sognatrice e una fantastica artigiana, usa il telaio come un pianoforte, i fili di lana si mescolano a quelli di rame. Sarà dunque questo il futuro della ragazza? L’arrivo in paese di Antonio Lorrai , gitano, le fa sollevare gli occhi azzurri. Maria, a sedici anni non ha mai unito le sue labbra a quelle di un uomo. Arde. Il fatto è che Antonio sta per sposare la sorella Evelina, appena ingravidata. Da qui si dipana e s’intreccia la storia di una famiglia e di vicini, dove gli amori non sono quelli giurati ai piedi di un altare, ma quelli regolati da tempeste ormonali non preventivabili. E’ un rincorrersi di ricordi, di sogni non realizzati, di abbandoni. Non può essersi un lieto fine.

Un modo di raccontare una vita non vissuta, sprazzi di affetto in comproprietà, sussurri lontani nel tempo e vicini nella mente. Un testo che pur trattando argomenti non proprio felici, riesce a volare sul palco. Orchestrazione magistrale quella di Parodi, perpetuata da Micol. E interpreti che non commettono errori. Di un certo rilievo gli inserti cinematografici di Enrico Pau: splendide le immagini delle donne che si avventurano nei campi di grano.

Attori e attrici bravi nei loro ruoli:  credibili. Una prova convincente alla quale hanno assistito oltre trecento persone, provenienti dal paese, dalla zona, e anche dal cagliaritano. Uno spettacolo che merita repliche in   altri palcoscenici, magari più prestigiosi, senza nulla togliere a Isili che ha risposto bene alla chiamata alle arti.

La Fabbrica illuminata di via Falzarego a Cagliari, ha la residenza artistica nel centro del Sarcidano.

Questo è stato lo spettacolo che ha concluso la seconda annualità.

Per il prossimo anno, Elena Pau, fondatrice de “La Fabbrica Illuminata” e braccio destro del regista Marco Parodi negli scorsi venti anni, si è proposta come obiettivo, di far partecipare gli isilesi non solo come attori, ma anche nei ruoli di assistenti di scena e negli aspetti dell’illuminotecnica, costumi e impianto scenico. A monte sono stati fatti numerosi laboratori con tutor altamente qualificati.

Insomma, “Maria di Isili”, nel 2020, vedrà in scena donne e uomini del posto.

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