“LA CHIAVE DELLO ZUCCHERO”: CON IL LIBRO DI GIACOMO MAMELI, UN RACCONTO DEL TEMPO RIMASTO SENZA MEMORIA

di LUCIA BECCHERE

Su iniziativa del centro studi Luigi Oggiano di Siniscola, è stato presentato nella piazza Venezia di Santa Lucia il libro La chiave dello zucchero di Giacomo Mameli – edizioni Il Maestrale – in cui l’autore dà voce a personaggi comuni che hanno combattuto la Seconda guerra mondiale e che non troviamo nelle fonti documentarie, negli Archivi di Stato, nelle bibliografie più significative e ancor meno nei libri di scuola.

La serata introdotta da Annamaria Pau del Centro Studi, ha avuto come relatore lo scrittore e giornalista televisivo Giovanni Floris che ha messo in evidenza come Mameli abbia trovato una chiave originale per il racconto del tempo, «dico del tempo e non del nostro tempo – ha affermato Floris –, perché sa parlare delle persone che incontra e del proprio passato. Autore unico in Italia in quanto ritrova in questa chiave di lettura dell’esistente le caratteristiche del miglior giornalismo. Applicando il giornalismo di cronaca al nostro passato, racconta tutti i temi che riguardano la grande storia attraverso le persone che l’hanno vissuta e a cui lui da voce, in questo modo fa diventare il nostro presente protagonista del nostro passato e viceversa. Integrazione, tolleranza delle differenze, valore della memoria, della solidarietà, del concetto di patria e di paese – ha proseguito Floris – sono temi che vengono ricordati da persone che hanno vissuto gli anni che ci separano dalla grande guerra e che hanno elaborato e contestualizzato tutte le categorie che si ritrovano adeguatissime per il nostro presente».

Il libro – ha affermato l’autore – «parla della battaglia di El Alamein, dei prigionieri in Kenia, dei partigiani sardi massacrati e dei bombardamenti americani, tante piccole storie che fanno grande la storia. Quasi tutti gli intervistati sono analfabeti, tranne la Signora Leokadia Sas in Buffoni, plurilaureata, che racconta gli anni del nazismo nel suo paese, la Polonia».

Il titolo viene dalla storia di un partigiano di Jerzu, Francesco Salis, «che da bambino cercava lo zucchero che la mamma metteva al sicuro dentro la madia nascondendo la chiave sotto la gonnella. Francesco Salis, nome di battaglia Ulisse, verrà ammazzato dai fascisti in chiesa davanti al tabernacolo».

Floris ha poi chiesto all’autore se ci sia differenza tra gli intervistati fascisti e quelli comunisti: «Sono tutti uguali – ha risposto Mameli – e la memoria va sempre ricordata. Egidio Lai che rimarrà fascista fino alla fine, racconta la guerra di El Alamein dove si salva costruendo un muro di morti».

Mameli ha poi sottolineato come nella politica di oggi non si ritrovi purtroppo nulla della memoria di Egidio Lai e Francesco Salis, «Non c’è una strada dedicata ai partigiani sardi, noi non ricordiamo quelli che sono morti per darci la libertà Annamaria Pau, Giovanni Floris e Giacomo Mameli durante la presentazione

di cui noi oggi godiamo. Viviamo col presente, dimentichi di questi eroi del passato che benché analfabeti, ci stanno insegnando la storia. Vorrei che anche la gente comune non venga sepolta nell’oblio. Non ricordare è un’offesa alla storia».

Il libro racconta di guerra e di resistenza ma anche la Sardegna di quegli anni, «era una Sardegna povera e la fame era tanta. La caccia – racconta Mameli – era una grande risorsa e chi possedeva un fucile aveva il pasto assicurato. Il tasso di analfabetismo era enorme e c’era una mortalità infantile da fare spavento. Mancava la rete idrica e fognaria, le strade e l’energia elettrica, si registravano 26 sequestri l’anno: eravamo primitivi. Non dimentichiamo che ancora oggi ogni anno 3000 giovani vanno via in cerca di lavoro perché in Italia non c’è sviluppo».

C’è anche una storia che viene dalla Polonia, è quella di Leokadia. «Aveva poco più di 3 anni quando ha visto i soldati russi che, dopo avere devastato il negozio di famiglia, hanno puntato la pistola in testa al padre che chiedeva di pagare quanto gli avevano sottratto. È stata alunna di papa Wojtyla e ha sposato un sardo di Bitti, dottor Buffoni. La sua storia ci proietta – ha concluso l’autore – in una dimensione europea per ricordare i milioni di ebrei massacrati dai nazisti». Per Giovanni Floris, nei racconti l’autore pone la sua attenzione sul particolare: nome e cognome, età, luogo e data di nascita. L’incapacità di prestare attenzione al particolare, è il grande difetto di quest’epoca, il difetto dei giornalisti nello stare attenti a quel piccolo particolare che può dare la chiave di lettura generale. «Questo non è il difetto di Giacomo Mameli – ha concluso Floris – questo è il suo pregio».

Durante la serata si sono esibiti al piano dei giovanissimi artisti di Siniscola: Luisa Terebinto, Andrea Manca e Stefano Lai della scuola civica intercomunale MEA (Siniscola – Posada – Torpè – Lodè). Letture di Serena Pipere e Teresa Lara.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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