IL MOVIMENTO MIGRATORIO DEGLI ITALIANI SECONDO I DATI ISTAT: LE CANCELLAZIONI E LE ISCRIZIONI DI RESIDENZA CON L’ESTERO

I dati registrati per il decennio 2008-2018 mostrano una propensione all’aumento continuo degli espatri, a fronte di un andamento pressoché costante del numero dei rimpatri. Nel decennio considerato, il numero di espatri si è quasi triplicato passando da oltre 39 mila nel 2008 a circa 117 mila nel 2018 (+195,3%); nello stesso periodo anche i rimpatri subiscono un elevato aumento (+45,8%). Con riferimento alla ripartizione di origine, i flussi degli espatriati in partenza dal Mezzogiorno e dal Centro-Nord sono stabili durante i primi anni del decennio 2008-2017. A partire dal 2011, invece, si registra un generale aumento di espatri, soprattutto provenienti dalle regioni centrali e settentrionali: i flussi provenienti dal Centro-Nord, infatti, si sono triplicati passando da circa 27 mila nel 2008 a circa 79 mila nel 2017 (+197%); quelli provenienti dal Mezzogiorno passano da circa 13 mila a oltre 35 mila (+176%).

Nel 2017 le cancellazioni per l’estero di cittadini italiani sono state oltre 114 mila, di cui 51 mila donne (44,2%), mentre il numero delle iscrizioni anagrafiche dall’estero è stato di circa 42 mila individui, di cui 18 mila donne (43,2%). In generale, gli emigrati hanno un’età mediana di 32 anni per gli uomini e 29 anni per le donne, mentre l’età mediana degli immigrati italiani è leggermente più alta, 36 anni per gli uomini e 33 per le donne. Inoltre, sono celibi/nubili il 64,3% gli espatriati e il 55% dei rimpatriati. Nel 2017, i principali paesi di destinazione sono ancora il Regno Unito e la Germania che si aggiudicano le prime posizioni in graduatoria e che hanno accolto rispettivamente, il 18% e il 16,2% degli emigrati italiani, seguiti da Francia, Svizzera, Spagna e Brasile; tali paesi accolgono, nel complesso, oltre il 66% del totale delle cancellazioni di italiani per l’estero (76 mila su 115 mila in termini assoluti). Altri Stati verso i quali gli italiani emigrano più frequentemente sono gli Stati Uniti d’America (4,8%), il Belgio (2,1%), l’Australia (2,1%) e l’Irlanda (2,1 %). Per quanto riguarda i rimpatri, i paesi dai quali si ritorna nel 2017 sono principalmente la Germania, il Brasile, il Regno Unito, la Svizzera, il Venezuela, gli Stati Uniti d’America e la Francia per un totale del 56% delle iscrizioni anagrafiche (24 mila su circa 42 mila in termini assoluti). Nello specifico, l’analisi della struttura per età dei flussi in uscita degli italiani mette in evidenza che a espatriare sono in particolare i giovani (circa il 52,2% nella fascia di età 20-39 anni) e che è consistente la quota di minori che presumibilmente si spostano con la famiglia (18% nella fascia 0-17 anni). Da segnalare anche la quota rilevante (24,8%) tra gli emigrati italiani nel 2017, rappresentata dai 40-65enni, segnale quest’ultimo, di una sempre maggiore propensione e/o necessità ad emigrare all’estero per lavoro anche in età più matura. Per quanto concerne il livello di istruzione, in prevalenza gli emigrati italiani hanno un titolo di studio medio-alto (circa il 52,6% possiede almeno il diploma), con una differenza di genere a favore degli uomini (il 55% contro il 45% delle donne). Le regioni per le quali è più consistente il flusso migratorio di italiani verso l’estero sono la Lombardia (oltre 22 mila, pari al 19,3% del totale delle cancellazioni), la Sicilia (oltre 11 mila, 9,8%), il Veneto (quasi 11 mila, 9,3%), il Lazio (circa 10 mila, 8,7%), e il Piemonte (9 mila, pari al 7,5%). Osservando i cittadini rientrati in Italia nel 2017, risulta che sono anch’essi prevalentemente uomini (56,8%); nel 45% dei casi hanno un titolo di studio mediamente basso, nel 25% dei casi il diploma e nel restante 30% un alto livello di istruzione (laurea e post-laurea). Il 26,1% dei rimpatriati ha oltre 50 anni, percentuale che sale a 28,2 se si considerano i soli uomini. I rimpatri avvengono principalmente verso la Lombardia (8 mila pari al 19,6% del totale delle iscrizioni), il Veneto e il Lazio (entrambe circa 4 mila pari al 8,8%), la Sicilia e la Campania (quasi 3 mila pari al 8,2%).

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