LE FIABE, LA MUSICOTERAPIA E LE PIANTE: LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “MAMMOY” DI PATRIZIA BOI A CIAMPINO COL CIRCOLO “GRAZIA DELEDDA”

i protagonisti dell’incontro di Ciampino (immagini di Gaetano D’Elia)
di ROBERTO LUCIANI

L’Associazione Culturale Grazia Deledda APS di Ciampino quest’anno ha voluto chiudere i suoi eventi culturali prima dei canti e pranzi natalizi a base di prodotti tipici con un incontro incentrato sull’Ambiente. Visti i cambiamenti climatici del Pianeta che stanno stravolgendo gli equilibri naturali con fenomeni estremi che hanno decimato i nostri Alberi, ha voluto organizzare un incontro con la Scrittrice cagliaritana Patrizia Boi. La Boi, un ingegnere civile che per tanti anni è stata impegnata in opere a difesa del territorio e che ha diretto i lavori della Pista ciclabile di Monte Ciocci con Roma Capitale, si è negli ultimi anni impegnata con le sue opere letterarie a trasmettere il rispetto per il territorio, per chi lo abita – gli esseri umani e gli animali – per chi dona ad esso ossigeno – Alghe e Piante – e per le pietre e i sassi del mondo minerale spesso carichi di storia. Patrizia sta veicolando il suo messaggio attraverso il Romanzo Fiabesco “Mammoy, di Catorchio, Cletus e altre avventure” (dei Merangoli 2019, illustrazioni a colori e  B/N di Niccolò Pizzorno) che ha attratto un pubblico numeroso nonostante le previsioni di maltempo e allerta meteo, le sindromi influenzali e la chiusura dello stesso sottopasso di ingresso alla città. Gli organizzatori del Circolo non si sono fatti scoraggiare e hanno appeso manifesti e locandine in tutta la città, diramato comunicati stampa anche con la collaborazione del sito ufficiale del Comune di Ciampino https://www.comune.ciampino.roma.it/eventi/evento/incontro-con-patrizia-boi/.

ph: Patrizia Boi

La prima cosa che ha colpito gli spettatori che giungevano in anticipo sull’ora fissata, è stato l’intenso profumo che emanavano le Piante di Ginepro, Lentischio, Mirto, Alloro, Menta, Rosmarino, Timo, ecc. che sono state portate nella Sala Consiliare dal Presidente del Circolo Sardo Pierluigi Frigau e dai componenti del suo Direttivo, dall’Attore Luca Martella che ha un Giardino colmo di Piante Aromatiche Sarde e dalla stessa Autrice che ha colto l’Alloro nel suggestivo Parco degli Acquedotti a Cinecittà. È come se le Piante stesse avessero dato energia all’evento favorendo l’ingresso dei partecipanti molto prima che iniziasse l’incontro e con lo stupore che solo le fragranze sarde possono creare ai nostri olfatti dimentichi dei buoni odori.

Ci sarebbe da chiedersi, perché quelle Piante erano lì? Proprio perché l’Autrice le ha rese protagoniste del suo libro come è stato già rilevato nell’articolo recentemente pubblicato da Tottus in Pari:

Ed esse si sono comportate bene, hanno recitato la parte di colossi vegetali che con la loro saggezza accompagnano le nostre vite e i nostri cammini.

Anche le Istituzioni Politiche ne sono state suggestionate, si sono per un attimo dimenticate dei loro infiniti impegni da sostenere e hanno sorriso a quegli Aromi. Il Presidente Frigau ha presentato tutti: il Consigliere Mirella Atzori – anche educatrice – che ha posto l’accento sull’importanza delle Fiabe nel mondo dei bambini, il Delegato alla Cultura Gianfranco Di Luca che si è complimentato per l’idea di trasmettere questi messaggi con le Piante e il Sindaco Daniela Ballico che ha voluto esprimere la sua ammirazione nei confronti di quest’opera ecologista fatta attraverso le Fiabe, mettendo in risalto il potere delle Fiabe. È stata poi moderatrice  dell’incontro Claudia Bisceglia, Direttore Editoriale della casa Editrice dei Merangoli che ha pubblicato il libro.  Come Autrice dell’Editing insieme alla giornalista Luciana Luciani e del Progetto grafico del libro – solo a prendere in mano il libro se ne comprende la cura che è stata posta nella redazione del volume – ha potuto descrivere l’opera come un alter ego della Scrittrice.

E così ha dato via via la parola ai relatori a partire dall’Attore Luca Martella che aveva il compito di fare le letture spesso insieme alla Scrittrice stessa.

ph: Luca Martella

A lui si deve la prima presentazione dell’opera, quel portare il lettore dentro la storia e la magica Terra di Sardegna. Posto nei panni del dio-Scienziato Lug che l’ottimo Niccolò Pizzorno ha rappresentato con le sue sembianze, lo ha interpretato sussurrando tra sé e sé: «Ci vorrebbe un’isola, una bella isola assolata e piena di piante! Un luogo silenzioso e carico di mistero…».

E poi dopo che l’Autrice ha letto la descrizione della sua condizione di riflessione «mentre cercava nei meandri della sua memoria geogra­fica il posto adatto, con gli occhi che vagavano di qua e di là», una grande carruba gli è materialmente caduta sulla testa costringendolo a inchinarsi per raccoglierla. Quindi grattandosi il capo ha esclamato: «Ho trovato! Eccola! La magica Terra di Sardegna!»

Questo ha introdotto l’ambientazione del libro e ha consentito al primo relatore Simone Pisano – Coordinatore della Circoscrizione Centro Sud della FASI, nonché Ricercatore in Glottologia e Linguistica dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi – di intessere un piacevole dialogo con Patrizia Boi. La sua prima domanda si è incentrata sull’importanza dei luoghi naturali della Sardegna in Mammoy. La Boi ha spiegato che la Sardegna è il luogo appropriato per rappresentare quanto sia fondamentale riassaporare l’energia di angoli della Terra ancora vergini o poco invasi dall’uomo, spazi silenziosi, altopiani granitici, distese colme di piante piegate dal vento come ce ne sono tanti in Sardegna ma anche in altri luoghi incontaminati dispersi nel Pianeta. Volutamente in Mammoy la Sardegna incontra la Puglia, la Sicilia, la Campania (la Fiaba “La Napoletana tutta suonata” crea questa connessione), la Basilicata e la Liguria (omaggio al Genovese Niccolò Pizzorno) perché è importante rispettarsi, contaminarsi, ‘meticciarsi’ e uscire dal confronto arricchiti e con la coscienza allargata. La Natura vergine accogliente e materna, abbondante di ogni bene, il lavoro dell’uomo positivo che ne ha trasformato l’assetto senza invaderla e l’incontro delle varie razze, sono uno stimolo alla crescita in un mondo dove la solidarietà sia di evoluzione per l’Umanità stessa. La seconda domanda di Pisano verteva sulla preoccupazione che potrebbe generare il dirompente sviluppo della robotica nel mondo del futuro.

La Scrittrice – anche Autrice insieme a suo fratello Maurizio Boi del Saggio “Ingegneria Elevato n (dei Merangoli 2017), – ha spiegato che il libro è stato ispirato dalla personalità dello Scienziato Giorgio Metta, uno Scienziato che lungi da essere mosso dalla sola razionalità che crea in modo deterministico, si affida al suo Robottino iCub quasi come se fosse un figlio da far evolvere anche spiritualmente come è appunto Catorchio in Mammoy. Metta ha creato vari strumenti utili all’uomo, uno dei quali è R1 che si affiancherà nelle case agli anziani per alleviarli dei compiti più noiosi o negli ospedali per conservare tutte le notizie della cartelle cliniche dei pazienti. La Boi prende Metta come esempio di Scienziato che integra i due emisferi che l’uomo ha spesso scissi, l’emisfero sinistro del cervello responsabile delle costruzioni razionali e quello destro responsabile dell’intuito e della Poesia. Ricordando “L’uomo bicentenario” di Asimov, di cui Giorgio Metta si è nutrito fin da piccolo, nasce però il dubbio che anche i robot, come gli umani, quando saranno liberi dalle loro programmazioni e vorranno scegliere di cosa occuparsi, probabilmente non  vorranno sottoporsi a lavori massacranti e ripetitivi. “Ai posteri l’ardua sentenza” direbbe un grande della letteratura. E siccome Pisano è un linguista e un glottologo come i Fratelli Grimm da un lato non manca di far notare l’uso di alcuni termini o locuzioni o toponimi in sardo che sono disseminati nel testo e nemmeno il parallelo tra Pinocchio e Catorchio.

ph: Niccolò Pizzorno

Catorchio è fatto di materiali creati dall’uomo così come Pinocchio era di legno, come la natura crea. Poteva essere scolpito da suo padre Geppetto, grande artigiano, anche lui dio demiurgo, così come Catorchio è creato da Lug. Ma Catorchio, metafora della condizione dell’essere umano, anch’esso marionetta e burattino delle sue programmazioni sociali, familiari, politiche ed economiche, potrà evolversi verso la condizione di bambino vero mediante gli insegnamenti che Lug, il suo Mammoy, gli fornisce attraverso il racconto. Un’ultima suggestione di Simone Pisano è stata quella di far rilevare come siano tanti gli scrittori Sardi che si dedicano alla Letteratura e alla Poesia e secondo l’Autrice la motivazione è da ascrivere alla Terra, al mare, a tutti quei silenzi, agli altopiani di pietra che stimolano la riflessione, la connessione e la lettura del libro del mondo.

Dopo una ulteriore lettura su Catorchio e sul personaggio di Cletus è il momento di Antimo Palumbo, Storico degli Alberi, Ideatore e Presidente dell’Associazione ADEA Amici degli Alberi, Vicepresidente dell’Associazione Amici dei Pini, molto attivo nella difesa del mondo vegetale e dell’opportunità di crescita che queste creature stanziali offrono all’uomo.

Contrariamente a quanto si sarebbe potuto aspettare, Antimo non ha iniziato il suo intervento subito dalle Piante, nonostante ne fosse circondato e ne respirasse ogni fragranza gustando anche pubblicamente delle bacche di Mirto, ma da un motto di spirito presente in Mammoy, un intercalare nella conversazione tra Cletus e Catorchio, un simpatico saluto, «Wee Napoleeoo!» che gli è rimasto nella mente dopo la fine della lettura e che piacevolmente cita salutando con queste parole. Da Storico quale è collega questo motto a Napoleone che abitava nell’isola d’Elba dove aveva fatto piantare un Albero Monumentale nella sua dimora. Anche Napoleone era un Amico degli Alberi, infatti nel suo giardino faceva coltivare anche molte rose, diverse essenze esotiche e un bel viale di agrumi, quindi questa locuzione presente nel libro rappresenta anche quello spirito ecologista dell’Autrice che ci fu anche in Napoleone.

Per Antimo oggi si è perduta la conoscenza storica delle proprie radici mentre in Mammoy ci sono molte notizie di carattere storico e geografico che denotano una ricerca dell’Autrice: lei si documenta e per questo può essere uno stimolo didattico anche per le scuole, per imparare a conoscere le Piante partendo dalla Fiaba. Forse sarà anche per la deforestazione che la magica Sardegna piena di Foreste ha subito, che la Boi ha proprio l’urgenza di riscoprire della sua Terra tutto il patrimonio arboreo che giace nella sua memoria antica. A Palumbo non sfugge nulla delle citazioni storiche che fa Patrizia come quella che a proposito della battaglia di ‘Maratona’ ricorda che in greco significa ‘Piana dei Finocchi’ oppure quando si riferisce alla «specie di Basilico Sacro chiamato Tulasi, identificato con la sposa di Visnhu, Lakshmi». Non ha poi mancato di rilevare in Mammoy come nella Fiaba dedicata a Chiara Vigo e al Bisso – la seta del mare – il potere del Bisso sia collegato con la forza magica della corona di Mirto. Lo Storico degli Alberi evidenzia infatti come il Mirto, pianta sacra a Venere, crei una connessione tra la Sardegna e Roma. Dagli antichi romani era considerato una rappresentazione dell’amore per eccellenza, sia sacro che profano. Con una corona di Mirto, simbolo dell’unione coniugale, si solevano adornare infatti le spose il giorno delle nozze. E infatti in Mammoy il Mirto è considerato un simbolo di purezza, di matrimonio puro. Un’altra curiosità che ha colpito molto Antimo è il tema trattato nel capitolo di chiusura del libro, quello dedicato a Kalika che significa “Bel Fiore”. Del resto anche Antimo deriva dal nome greco Ἄνθιμος (Anthimos), passato in latino come Anthimus; è basato su ἄνθος (anthos), “fiore”, e significa quindi “simile a un fiore”, “fiorente”.

ph: Simone Pisano e Antimo Palumbo

Nella Fiaba di Kalika c’è il passaggio dal mondo di sopra a quello di sotto, al mondo sommerso dove è affondata Atlantide – metafora dell’affondamento dell’uomo contemporaneo in un mondo di melma – e la saggezza dei suoi abitanti. Kalika, Profumiera del Regno, attraverso la Pianta del Lentischio, deve cercare di dare un odore all’uomo moderno che non solo ha smarrito il suo profumo ma anche la capacità di percepire gli odori. Palumbo spiega come questa perdita dell’olfatto sia una patologia chiamata ‘anosmìa’ che nel mondo di oggi significa anche aver perduto quella capacità animale di orientarsi attraverso le sensazioni corporee, le percezioni intuitive che non necessitano generalmente di complicati ragionamenti. Attraverso le Piante si impara mettendosi sotto la loro chioma protettiva e facendosi investire dalla loro saggezza. In Sardegna vi è infatti l’Albero più antico d’Europa, un Olivastro di circa quattromila anni: si trova a Luras, accanto alla Diga del Liscia. Patrizia nella sua opera cita tantissimi alberi e piante e fiori: il Crocus sativus, ossia lo Zafferano, nella parte del pistillo del quale si estraggono le proprietà che lei fa interagire le tre Fatine Crocina, Picrocrocina e Safranale, nominandole come le proprietà stesse del fiore dello Zafferano. Poi c’è la pianta del Rosmarino dalla quale si materializza la Principessa Rosa Marina che assume il significato etimologico del nome. Il libro è pieno zeppo di Querce, le grandi Signore del Bosco, Piante secolari che possono raggiungere i seicento anni di età. Ai tempi dei romani erano abitate dalle Ninfe, le Driadi e le Amadriadi, e Patrizia è come se le sentisse e le vedesse. Nelle sue Piante sono dipinti questi spiriti che di notte è più facile percepire.  Anche quando dalla Sardegna Patrizia sposta i suoi personaggi alla Puglia, alle Isole Tremiti, fissa l’attenzione sulle piante, come i Pini di Aleppo e la Fillirea, pianta cara al Cervo Sardo. E poi c’è la Salvia Officinale, il Timo in sardo chiamato Armidda e tutte le altre infinite piante che lei trova dappertutto riempiendo il suo Romanzo Fiabesco di una vita sempreverde e di una piacevole fragranza.

Dopo una ulteriore lettura dedicata all’antagonista della storia, il “mugugnoso” dove emerge il fastidio e l’ironia determinato da «infinite ragnatele di lamento attorcigliate tra loro che invadevano ogni piano dell’esistenza, una fitta trama di fili e le­gami paralizzanti. Alla fine, tutti si lamentavano del lamento di chi si lamentava del lamento degli altri, una vera orchestra di mu­gugni capace di creare un tale chiasso…»

Poi il chiasso si trasforma in suono e arriva la musica di Silvia Riccio, la musicoterapeuta a cui è dedicata la Fiaba sulla Pianta di Ginepro che legge l’Autrice stessa accompagnata dai mille strumenti che Silvia Calliope ha condotto con sé:

ph: Silvia Riccio

«La chiamavano “La Napoletana tutta suonata” e ed era approdata nel paesino di “Gulfu de li ranci” dal quale si poteva ammirare la spettacolare insenatura e l’isola di Tavolara che troneggiava sul mare blu. Per Calliope significò avere uno spazio sconfinato, il mare, la spiaggia e un sole luminoso sempre a portata di mano». Visto che secondo la Fiaba l’Universo è nato da un magico suono primordiale, Calliope si immerge nei suoni della Natura: «batteva le mani sul fondoschiena delle vacche …provava a far starnazzare le oche per produrre un suono acuto oppure a far belare le pecore e a far tintinnare i loro campanacci… imitava il verso gutturale delle tortorelle…usava nociseminocciolidenti di animali, conchiglie, gusci, ma anche le cavità degli alberi…».

Insomma senza andare oltre per far comprendere la personalità di Calliope, lei fissa il suo interesse su: «pentagramma e … note…».

Non potete immaginare come è stata capace di coinvolgere il pubblico fornendo ad ognuno uno strumento musicale facendoli suonare e cantare mentre indossava la maglietta con la bellissima illustrazione di Calliope e il Ginepro fatta da Niccolò Pizzorno e la scritta in verde ecologico dietro la schiena “mammoy”.  Mentre Patrizia Boi ha distribuito al pubblico i sacchetti con le foglie di Alloro, i ramoscelli di Lentischio, Mirto Bianco e Rosso, di Rosmarino, Timo, Salvia e Menta, la nostra musicoterapeuta ha trasformato un pubblico di età avanzata, in tanti giovani ragazzi che avevano fatto volare in alto i Bambinelli del loro più profondo “IO SONO”.

Nel frattempo Niccolò, tra lo stupore dei presenti ha creato due splendide illustrazioni, la prima che rappresentava l’Allegra Brigata di Catorchio, Cletus e il Mugugnoso con Lug nello sfondo – regalata al Comune di Ciampino – e la seconda rappresentante la Danza di Rosa Marina sopra la scogliera di Rena Maiore e contemporaneamente il ballo straniante con i numeri di Alice a Ozieri, mentre il povero Catorchio, che non aveva mai visto una fanciulla si nascondeva curioso dietro la protezione dei Fichi d’India – regalata all’Autrice.

Ma poiché alla fine della manifestazione Patrizia e Niccolò hanno dovuto siglare una trentina di copie, dopo trenta piccoli disegni Niccolò non aveva più il tempo di fare un’altra illustrazione perché la Sala Consiliare chiudeva e non era stata realizzata una illustrazione per i veri organizzatori della Manifestazione. Quindi, Patrizia, d’accordo con Niccolò, ha deciso di donare questo femminile danzante al Circolo Grazia Deledda, anche perché questo ballo rappresenta bene la danza liberatrice della scrittura comune a tutte le scrittrici sarde.

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