TANTI APPREZZAMENTI PER CLAUDIA CONTINI, LA RICERCATRICE ORIGINARIA DI CARBONIA, NEL REGNO UNITO PER I SUOI PROGETTI

ph: Claudia Contini
di STEFANIA LAPENNA

Camice bianco, strumenti e occhiali da laboratorio. Per Claudia Contini, 32 anni di Carbonia, il laboratorio è come se fosse casa sua. A Londra, esercita la professione che è sempre stata la sua passione, il suo sogno sin dall’età di 14 anni: la ricercatrice. Diplomata al liceo scientifico della sua città natale, si trasferisce dapprima a Roma per studiare all’Università La Sapienza e poi a Padova, dove si laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutica. In seguito vince un bando Erasmus grazie al quale inizia un progetto di ricerca tra Padova e l’Università di Sheffield (Regno Unito). Si stabilisce definitivamente in Inghilterra, dove prende il dottorato in Chimica e Fisica all’University College di Londra e successivamente un “Post-Dottorato” come ricercatrice all’Imperial College della capitale inglese. Alcuni giorni fa ha ricevuto il premio Italy Made Me dalle mani dell’ambasciatore italiano a Londra, un riconoscimento dato ai ricercatori italiani che vivono in Inghilterra, per i risultati di rilievo ottenuti in uno dei campi del sapere definiti dall’European Research Council.

Parlaci del tuo attuale progetto di ricerca. In cosa consiste?  Il progetto che ha vinto il premio Italy made me riguarda la realizzazione di un sistema artificiale capace di motilità. Si tratta di un sistema sferico in nano scala che è capace di muoversi autonomamente seguendo delle ‘molecole segnale’, in questo caso glucosio. Questo sistema trova una prima applicazione nel Drug Delivery, ovvero per il trasporto del farmaco nel sito d’azione. Avere un sistema di trasporto efficiente del farmaco può infatti aumentare l’efficacia terapeutica limitando gli effetti collaterali correlati con la somministrazione di medicinali.

Sentendo il termine “vita artificiale” molte persone storcerebbero il naso pensando a chissà cosa. Di cosa si tratta esattamente?  La motilità è una caratteristica della vita. Giusto per fare un esempio, quando troviamo un granchio nelle nostre spiagge sarde le prime domande che ci vengono in mente sono: è vivo? Si muove? Quindi usare materiali inanimati per ricreare una delle funzionalità caratteristiche della vita, la mobilità, mette le basi per la creazione di una vita artificiale. Ovviamente si parla di un sistema altamente controllato che quindi può essere utilizzato per scopi specifici come il drug delivery. Si tratta di un sistema interamente biocompatibile. La parola artificiale si riferisce unicamente al fatto che è stato interamente creato dall’uomo (o da una donna, in questo caso) e che non esiste in natura, ma questo non significa che sia qualcosa di dannoso! Tutti i nostri sistemi di trasporto (macchine, aerei, moto, etc) non esistono in natura. L’uomo li ha creati mimando la natura (per esempio dai volatili agli aeroplani) per creare un nostro sistema di trasporto efficiente. Allo stesso modo è ora possibile creare un sistema di trasporto in nano scala per trasportare efficientemente molecole come quelle contenute nei farmaci.

Da poco hai ricevuto a Londra il premio Italy Made Me, dalle mani dell’ambasciatore italiano Raffaele Trombetta. Te lo saresti mai aspettato? Cos’hai provato?  Ricevere un premio o riconoscimento è sempre una gran sorpresa e felicità ma questo premio è stato veramente speciale. Da italiana in terra straniera, ricevere un riconoscimento così importante dall’ambasciata d’Italia a Londra è veramente una grande soddisfazione. “Italy made me” (l’Italia mi ha fatto), ed è verissimo. Sono grata sia all’Italia che all’Inghilterra. Questo premio unisce le mie due nazioni preferite.

Tu vivi in Inghilterra, Paese dove vivono e lavorano molti ricercatori italiani. Pensi che in Italia, invece, qualche passo avanti sia stato fatto per prevenire la fuga del cervelli?    Onestamente, questo non lo so. La mia non è stata una fuga ma il seguire le opportunità che mi sono state offerte e il destino mi ha portato in Inghilterra. Per il momento, sono in UK, domani chi lo sa!

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