SANDRO MURRU, KORTEZMAN, CINQUE DISCHI D’ORO, QUATTRO DI PLATINO: UN DJ, UN ARTISTA E UN PRODUTTORE UNICO IN SARDEGNA

ph: Sandro Murru, in arte Kortezman
di PAULA PITZALIS

I nostri giovani abbandonano la nostra isola in cerca di lavoro e l’esempio di un grande dj come Sandro Murru deve essere tra quelli che devono ispirare all’impegno e al sacrificio per migliorare la nostra terra e indicare percorsi di tenacia, costanza ed impegno, per raggiungere grandi mete e solidi obiettivi.

Sandro sempre super impegnato? Un periodo stratosferico. Ero a Riccione a Rimini a presentare il disco. Poi in Spagna a Ibiza per i miei nuovi progetti discografici. Sono un dj sempre operativo in diversi campi. Proseguo a lavorare in Radio e sono sempre impegnato in tantissime serate per i miei set. Iniziai la mia carriera nei primi anni ottanta e a tutt’oggi sono rimasto tra quei pochissimi dj, che si possono contare sulle dita di una mano, che seguita a lavorare in questo campo. Svolgo il mio lavoro con una profonda passione e con cuore.

Come è nato il tuo amore per la musica? A casa mia fin da bambino ero circondato da diversi strumenti musicali. Già a sei anni mi cimentavo a suonare la chitarra, la batteria e il basso.

Allora non possiamo definirti solo un dj. Sei un polistrumentista che si immerge totalmente nella musica. Si infatti le mie produzioni e composizioni discografiche le suono io. E non solo curo tutta la parte tecnica ed ingegneristica del suono.

Vi sono tra l’essere un artista del suono, produttore, musicista e dj, funzioni diverse anche se si lavora con lo stesso materiale che è la musica. Ma come ci si sente ad essere dj? Dirigo i ritmi della pista. Programmo un salire o innalzamento del ritmo e una sua conseguente discesa. Si, l’andamento viene diretto da me.

Come si fa a capire l’andamento della pista? Come fai a captare l’umore del pubblico? Osservo costantemente il pubblico. In base all’esperienza, mi rendo conto come organizzare l’andamento della pista. È importante capire lo stato d’animo delle persone presenti.

Posso azzardare che il dj non solo ha “un occhio psicologico”, ma anche sociologico, perché osserva il comportamento del suo pubblico? A livello sociologico il dj sviluppa una sensibilità non indifferente. Osservando sia la prossemica, le posture, ed anche l’abbigliamento, si può capire e interagire con la musica con chi si presenta nella pista.

È cambiata molto la discoteca dagli anni ottanta ad oggi? Sono cambiati anche i movimenti musicali e il pubblico? Si ci sono stati dei cambiamenti. Prima si aveva una certa sensibilità e propensione al ballo. Oggi i ragazzi non si dedicano a ballare come prima. Stanno in piedi davanti al bar con bicchiere in mano per socializzare. Un tempo per ascoltare i nuovi brani dovevi andare in discoteca. Socializzavi ballando e ci si incontrava con gli amici anche per chiacchierare. Inoltre le radio non trasmettevano le musiche che ballavi in pista e perciò si andava in discoteca. Adesso non più. Basta un disco bar o un chiosco al mare e una musica in angolo con un dj poco qualificato, e le persone non si rendono conto del buon professionismo o no di chi mette la musica, perché la gente ha “perso l’orecchio”.

Questo è un fenomeno che mi sorprende alquanto e che mi rattrista perché amo la musica. Tu che lavori in radio e che vivi direttamente questo fenomeno perché secondo te sta accadendo ciò? Dal mio punto di vista non come dj, ma come musicista, posso affermare che è dettato dall’impigrirsi dell’orecchio delle persone e dalla capacità e sensibilità all’ascolto. I continui bersagli sonori pubblicitari televisivi e radiofonici e l’avvento dei social hanno reso più arida la mente e l’ascoltare. Oggi si dà rilievo all’apparire. La visualità ha soppiantato l’udito. Tutti sono dj. Infatti se un genitore compra una consolle elettronica al figlio adolescente, che collega al pc, immediatamente si dice che uno fa il dj. Fare il dj richiede sacrifici, professionalità, lavoro ed esperienza che si acquisisce nel tempo con passione e dedizione. Non ci si improvvisa dj dall’oggi al domani collegando una consolle al pc. Inoltre un dj deve animare la serata. Deve far divertire. Deve battere le mani, cantare. Il dj ti deve far tornare in quel locale, non è un cameriere che serve i drink. Questa aridità mentale sta degratificando il ruolo del dj. Perciò il professionista si ritira da certi locali e va dove è compreso da un pubblico che ama la musica.

Posso azzardare che il lavoro del dj , quale è il tuo, è mettere le mani in pasta, cioè le mani nella musica. Si perché la tocco, la modello, e la produco anche con il meshup con le versioni edit.

Cosa significa mash-up? Mash-up in inglese vuol dire mischiare due canzoni. In genere si prende la voce di un brano famoso che non ha la batteria che ci piace. Gli mettiamo un groove o batteria di un altro brano, girando sulla stessa nota musicale. Questo lavoro lo faccio ad orecchio anche senza computer, però lo può fare anche il PC. Certi ragazzi operando così al computer, anche se è la stessa nota, spesso non fanno girare l’armonia.

Questo è un lavoro che richiede una conoscenza della musica Esatto. Se il PC ti dice che un è un do e la si fa tutta in do, questi ragazzi invece non sanno né sviluppare l’armonia e né la melodia. Chi è musicista lo sa fare. Ecco perché i miei meshup si differenziano. Lavoro in questa elaborazione da musicista nell’ambito melodico ed armonico e poi opero come dj. Spesso mi chiedono questi brani, ma non posso né regalarli e né svenderli perché ci lavoro con la mia musica.

Concordo con te il lavoro va rispettato. Ho iniziato nel 1990 lavorando nelle più grandi e importanti discoteche della Sardegna. All’epoca si pagavano i biglietti. Ricordo che al Kilton di Assemini facevamo mille paganti ad ogni serata, mentre al K2 duemila. In seguito si sono affermati i locali con l’ingresso libero e il pagamento della consumazione. Quando si frequentano questi localini dove c’è il dj, bisogna tenere presente che non sono dj che fanno ballare, la loro mansione è mettere musica che piace a loro e non al pubblico. Il mio lavoro invece è fare ballare la gente e perciò io suono dischi che piacciono al pubblico.

Sei un professionista del settore. Si e quando invece non devo lavorare per fare ballare, ma mettere la musica in un localino, le selezioni musicali sono diverse, metto o musica black, funky, ecc.

Ascolto spesso a Radio Super Sound il tuo programma “Music Machine” e ho trovato molto interessante come spieghi i brani dando informazioni per noi radioascoltatori. È la musica che ho vissuto e che ho fatto.

Si ma non solo perché l’hai vissuta, ma dai le informazioni per le quali l’ascoltatore si appassiona anche alla conoscenza della storia della musica. Si, strutturo come dj sia le mie serate che i miei programmi radiofonici in modo diversificato ed unico. Non bisogna livellare le proprie conoscenze e professionalità, ma essere seri ed esprimere la propria personalità e visione della musica. Ho cercato di trasmettere anche a mio figlio le mie conoscenze, ma ha scelto un altro campo e oggi lavora a Londra e preferisco così, perché attualmente per chi opera nell’ambito della musica non riesce a viverci come un tempo. Oggi i giovani scaricano le canzoni gratis e perciò i ragazzi abituati a scaricare musica gratis mai la compreranno. Questo è anche uno dei motivi del calo della produzione dei dischi. Gli artisti non fanno dischi perché non vengono comprati.

Oggi esistono i dj superstar. Come vedi questo fenomeno? In Sardegna non vi è una considerazione e valutazione della figura del dj e del suo professionismo. Manca una solidarietà nel sostenere quando un qualcuno raggiunge un certo successo e fama nella nostra isola. Tantomeno se è un dj sardo. È una mentalità che in Sardegna dobbiamo ancora superare, quella di non riconoscere per meritocrazia chi emerge. Sono felice perché ho l’appoggio e il sostegno di grandi dj italiani ed europei che riconoscono i miei lavori, ma si sa “Nemo profeta in patria est”. Manca la solidarietà. Ho ricevuto in Italia e all’estero un supporto ed un’accoglienza alquanto calorosa. Oggi in Sardegna faccio il dj con gioia sia per i miei fans e il mio pubblico, facendoli ballare con la mia musica e quella degli anni novanta e duemila.

Hai fatto ballare tutta Cagliari e tutto il campidano qualche anno fa. È stata una festa unica ed irripetibile durata per tre ore in via Roma a Cagliari. Mentre l’anno scorso ho messo musica per l’evento a Marina Piccola al Poetto, con oltre settemila presenze, una grande festa che non ripeterò perché ritengo che debbano rimanere occasioni uniche da ricordare e rimanere nella storia.

Sto osservando che il tuo brano “La rumba latina” sta ottenendo grandi successi. Si. Non è un brano commerciale da radio. È nato come un brano house. Ogni volta che lo suono, lo ballano tutti perché non solo il ritmo è coinvolgente, ma anche la sensualità del sassofono ti avvolge con le sue note. Possiede quel groove latino che richiama a quelle calde sonorità caraibiche percussive.

C’è un sogno di Sandro Murru? Ti racconto ciò che non sai Paula. Nella mia carriera tra il 1996 e il 2002 ho vinto cinque dischi d’oro e quattro di platino per i progetti Blackwood e Chase, firmando e realizzando una serie di brani e canzoni pop Dance insieme a Marascia anche lei Dj e producer sarda. Produco musica dance. Non è stato facile raggiungere in Sardegna questi risultati, ma con impegno ci siamo riusciti. Ci vuole molta dedizione e spirito di sacrificio. Un grande risultato per la Sardegna.

Questo è un bellissimo esempio per la nostra isola e la nostra gioventù. Ciò dovrebbe invece ispirare i nostri giovani all’impegno, sacrificio e devozione per raggiungere dei risultati. Giova all’arte e alle produzioni della nostra isola. Per andare avanti, e non essere schiacciati come isola, dobbiamo sostenerci tutti. Sandro cosa significa il tuo nome artistico “Kortezman”? Negli anni novanta tutte le produzioni italiane venivano denominate con nomi inglesi. Il mio discografico sosteneva che il mio cognome Murru fosse troppo sardo e non gli piaceva. Io continuavo a sostenere che quello era il mio nome e che i dischi erano la produzione di quel nome. Insistendo dovetti adeguarmi alle richieste del mio produttore e posto che nel 1995 andava di moda il groove dei portoricani newyorkesi, essendo un fan di Kenny Gonzales, volevo chiamarmi Kenny Kortez, ma nella SIAE già esisteva questo nominativo. Trovandomi alla SIAE di Roma ed essendoci una fila di persone molto lunga, l’impiegato mi sollecitò a fornirgli un altro nominativo. Gli chiesi di verificare se esisteva Kortezman, che risultò non esserci, e da lì nacque il mio nome artistico. Avendo firmato il mio primo disco come Kortezman e vinto il disco d’oro non ho pensato neanche minimamente di cambiarlo. Così nel mondo sono conosciuto come Kortezman e in Sardegna come Sandro Murru.

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