L’ELICRISO NELLA TRADIZIONE SARDA: UN PROFUMO PARTICOLARE CHE CI RIPORTA NELLA CULLA DEL MEDITERRANEO

di ERIKA ORRU'

È proprio il particolare profumo dell’elicriso che accoglie e strega i visitatori ancor prima che intravedano la bellezza dei suoi piccoli fiori giallo-oro.

È un profumo aromatico molto intenso e particolare, che rilascia nell’aria inebrianti particelle dal sentore legnoso e che ricorda quello della liquirizia, misto a menta e camomilla.

Un profumo penetrante, scolpito nel tempo, che non sfuggì ai popoli antichi così come il colore giallo e lucente dei suoi capolini che risplendono come raggi del sole;

Il nome helichrysum deriva dal connubio tra i vocaboli greci elios (sole) e crusòs (aureo) e significa “sole dorato”.

È conosciuto anche col nome di perpetuino o semprevivo, ovvero specie che non va mai in putrefazione, per la natura coriacea dei suoi fiori che, in fase di essicazione, non si decompongono, ma resistono in tutto il loro splendore senza perdere i petali. Proprio per questo motivo – come racconta Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia – i fiori venivano intrecciati per formare ghirlande con le quali si incoronavano le statue delle divinità come buon auspicio.

Questa associazione alla sfera del sacro si ritrova anche in una leggenda secondo la quale il profumo caratteristico della pianta avrebbe avuto origine quando la Vergine Maria vi appoggiò le fasce del bambino Gesù.

La lingua sarda ha attribuito all’elicriso, in base alla località in cui vegeta, svariati nomi che rispecchiano le conoscenze e l’uso. A Riola Sardo è conosciuto come scova de Santa Maria, un nome davvero singolare, che significa letteralmente “scopa di Santa Maria”.

Il nome si ricollega principalmente al fatto che l’elicriso era adoperato come antitarmico per confezionare scope rustiche e scacciare efficacemente gli insetti dalle case e, raccolto in mazzetti, per deodorare gli armadi e le pile di biancheria custodite nei cassetti; inoltre profumava gli ambienti diffondendo un piacevole profumo di pulito.

Nella tradizione riolese sono emerse diverse modalità di utilizzo della pianta, tra le tante era impiegata anche come accendifuoco; nei mesi invernali, quando la legna era un po’ umida, l’elicriso costituiva un’ottima esca naturale che garantiva l’accensione del fuoco in maniera subitanea. L’elicriso conservava la sua funzione di scopa anche nella panificazione, infatti il venerdì sera, quando si metteva ad ammorbidire il lievito – il cosiddetto lievito madre – con un po’ di acqua affinché si sciogliesse, le donne erano solite andare al fiume con le vicine a raccogliere le erbe per confezionare le scope per pulire il forno: elicriso, mentuccia e tutto ciò che si trovava di adeguato a tale scopo.

Era usanza diffusa, dopo la macellazione del maiale, bruciacchiare con i rami della pianta, ricchi di oli essenziali, le setole dell’animale per aromatizzare la cotenna; la  carne stessa assorbiva il sapore risultando delicatamente speziata, e teneva lontane le mosche. L’elicriso era, inoltre, un ottimo indicatore per reperire le lumache, che costituivano un alimento stagionale della dieta riolese. Tra le sue radici o sotto le pietre si nascondevano is nappadas, le lumache che presentano un opercolo bianco, e i pettiatzus, le lumache più grandi col guscio scuro striato.

L’utilizzo delle erbe è ricorrente nella medicina popolare sarda; un rimedio terapeutico che affonda le radici nella tradizione e che coinvolge l’elicriso riguarda s’assichidu. Tale termine, che si traduce con “spavento”, indica un qualunque trauma psichico la cui gravità non varia tanto in rapporto alla causa che lo ha provocato quanto in base al soggetto e alla condizione psichica in cui si trova in quel preciso momento. Le conseguenze derivanti da questa paura improvvisa o da un grande dispiacere comportano sull’individuo stati di grande malessere fisico, d’afflizione, di febbri intense e di prostrazione continua che vanno trattati adeguatamente. Tra i riti praticati, va ricordato s’affumentu, che consiste in fumigazioni, eseguite per nove sedute da donne esperte e prodotte dalla combustione di erbe aromatiche, tra cui appunto l’elicriso, a scopo terapeutico. Solitamente per questo suffumigio magico si prendeva una tegola dove venivano bruciate erbe particolari o rimanenze dei fiori benedetti contenuti nei mazzetti della Settimana Santa. Occorreva far respirare alla persona che aveva subito un trauma il fumo il quale, secondo la credenza, esercitava un ruolo fondamentale portando via con sé l’ombra che si era insediata nel corpo in seguito allo spavento.

La pianta, col suo profumo molto intenso, veniva utilizzata per curare le forme bronchiali: si era intuito che sull’apparato respiratorio agisce come balsamico ed espettorante, ma vale anche come eupnoico in alcune forme asmatiche, ristabilendo una frequenza respiratoria normale. Notevoli e molteplici le proprietà terapeutiche attribuite all’elicriso, tra le tante va segnalata un’azione favorevole nei pazienti affetti da dermopatie. Oggi della pianta si utilizzano le foglie e le sommità per le tisane, mentre dai fiori si estrae un prezioso olio essenziale. Eccellente il liquore, il cui sapore ricorda l’odore del mare e le montagne coperte di macchia mediterranea diffusa nei luoghi aridi, selvaggi e assolati. Un profumo canforato e inconfondibile che non solo costituisce una delle note caratteristiche della terra sarda, ma che si identifica con essa.

per gentile concessione de https://www.arborense.it/

33 risposte a “L’ELICRISO NELLA TRADIZIONE SARDA: UN PROFUMO PARTICOLARE CHE CI RIPORTA NELLA CULLA DEL MEDITERRANEO”

  1. Ecco spiegato perchè quando si arriva in Sardegna si ha la sensazione di entrare in un altra dimensione! Bellissimo articolo! Grazie per averci fatto conoscere questa preziosa pianta con tutti gli aspetti culturali che ne derivano

  2. L’ elicriso, pianta dalle innumerevoli proprietà!!!
    Andrebbe valorizzata e utilizzata maggiormente, dato che è eccezionale da tutti i punti di vista.😍😍😍

  3. questa è un’erba a me molto cara perché mi ricorda mio babbo che era solito metterne alcuni rametti nelle tasche delle giacche che, guarda caso, profumavano d’elicriso.
    È una pianta molto comune si trova frequentemente nelle nostre campagne in terreni poveri e anche sassosi. Credo sia facile piantarla in giardino non necessita di grandi cure. Dovresti provare estirpando qualche piantina con le radici…lo farò anche io

  4. Non sapevo proprio che l’elicriso fosse una pianta protetta dev’essere un provvedimento dopo le recenti razzie destinate al mercato illegale in seguito alle richieste di produttori di cosmetici e erboristi.
    Quindi si può coltivare tranquillamente in giardino basta acquistare le piantine da vivaisti .

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