LATTE E BUFALE: IL PREZZO E L’INGANNO DEI MINISTRI NEI CONFRONTI DEI PASTORI SARDI

di MAURO PILI

Non so quanto il ministro dell’agricoltura abbia finalmente compreso la sostanziale differenza tra il latte vaccino e quello ovino, di certo ancora non ha imparato che le balle hanno le gambe corte.

L’ultima sortita di colui che vorrebbe andare a guidare l’agricoltura in Europa, senza aver compreso niente di quella italiana e benché meno di quella sarda, è affidata ad una dichiarazione battuta ieri notte dalle agenzie.

Centinaio, questo il predestinato, ha avuto l’ardire di professarsi esperto analista di numeri che evidentemente non sa leggere o peggio vuole manipolare a suo uso e consumo.

Questa volta il ministro che vuole riformare gli affitta camere, disponendo anche la delega al turismo, si è imbattuto niente meno che con i dati della dogana statunitense che, secondo una dilettantesca lettura, segnerebbe una crescita importante dell’export dei formaggi italiani.

Ecco, se un ministro di uno Stato pseudo sovrano, con l’ambizione europea, non sa leggere i dati di un comparto così delicato come quello lattiero caseario è meglio che ritorni ad occuparsi di materie meno onerose per l’intelletto.

Seccato perchè costretto ad interrompere la sua gita in Harley Davison in Sardegna ieri sera il ministro Centinaio, si è prodigato non poco per far parlare di sé.

Non so chi gli abbia passato la notizia dell’incremento dell’export dei formaggi italiani negli Usa, compreso il pecorino sardo, tanto da indurlo ad una nota d’agenzia postuma al telegiornale delle venti.

Di certo il prode leghista non si è prodigato nel capire di cosa stesse parlando.

Parla, a vanvera, ma parla. La sua dichiarazione è lapidaria: “Ottimi risultati del formaggio made in Italy in Usa. Siamo sulla buona strada” – firmato Gianmarco Centinaio, ministro affittacamere!

Magari cotanto ministro ha pure tentato con quella mirabolante sortita di assumersi anche il merito di una tale ipotizzato risultato. Beato sognatore di bufale.

Ci sarebbe da crederci se non fosse per le comiche esternazioni sue e di Salvini sulla vicenda del latte (ovino, di pecora, per comprenderci) con le fatidiche frasi: “non mi alzo di qui se il latte non viene pagato subito un euro a litro”, oppure il celodurissimo “risolvo tutto io in 24 ore”.

Memoria corta, quella degli stolti! Centinaio, però, appena sceso da cavallo della sua Harley, sfonda subito la ionosfera e si attribuisce il merito della crescita dell’export.

Peccato che non si sia soffermato, non dico molto, almeno un attimo a capire, o tentare di capire, il dato.

Così come appare davvero mirabolante il suo costante impegno ad ignorare la latente minaccia di dazi, quelli che Trump, presidente protempore degli Stati Uniti, vorrebbe imporre all’Europa e conseguentemente all’Italia, di cui, purtroppo, fa ancora parte la Sardegna.

Se uno fa semplicemente due più due lo capisce. Ma a volte anche un’addizione diventa complicata.

Se Trump vuole mettere i dazi e li preannuncia con mesi d’anticipo cosa fa il mercato?

Non ci vuole uno scienziato per comprenderlo: anticipa gli acquisti e considerato il rischio latente compra subito e a basso costo.

E il risultato è presto detto: anticipate le vendite al primo semestre e soprattutto crollo dei prezzi negli Stati Uniti.

Per essere chiari, l’anticipo di vendita del pecorino al primo semestre dell’anno fa segnare un più 30% di vendite rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma nel contempo fa registrare un abbassamento del costo del pecorino. Con un prezzo del pecorino che si attesta a 6,57 euro, ovvero il 16,37% in meno dello scorso anno.

Per essere chiari lo scorso anno era stato venduto a 7,21 euro e quest’anno a 6.57 euro.

Tutto questo ha un semplice significato: non ci sarà nessun incremento di export se non come anticipo di vendita per un effetto automatico pre-dazi e soprattutto non ci sarà il prezzo del latte ad un euro!

L’accordo bufala Centinaio – Salvini e compagnia cantante, dopo settimane di elettorali imbrogli, prevedeva un meccanismo per arrivare a fine campagna con un conguaglio ad un euro a litro.

Sapevano che si trattava di un inganno e hanno ingannato!

Un dato raggiungibile solo se la quotazione del pecorino avesse raggiunto 8,20 euro.

Ora se la matematica non è un’opinione si deve prendere atto che gran parte del pecorino, quello esportato negli Usa, ha una quotazione di 1,63 euro in meno rispetto agli 8,20 preventivati!

Tradotto: hanno imbrogliato i pastori, con menzogne e mistificazioni varie.

Li hanno imbrogliati a piene mani e vorrebbero continuare a farlo, vedasi la dichiarazione di ieri notte.

Non capire le dinamiche delle vendite durante una minacci di dazi o non esaminare i prezzi di vendita dei prodotti, ci pone dinanzi ad un dubbio amletico: ci fanno o ci sono?

Tutti e due: inadeguatezza strutturale, ignoranza abissale, spregiudicatezza illimitata. Un mix letale.

Ovviamente, tutti in silenzio.

Fanno finta che il latte lo pagheranno un euro a litro, che il pecorino lo abbiano stravenduto a cifre da capogiro, che gli asini volino!

Ci sono le elezioni, c’è tempo per un altro giro di selfie, di prese per il culo, di magliette con su scritto: non mi alzo da qui se il latte non viene pagato un euro. Credeteci!

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