NOI RAGAZZI DELLA SCUOLA DEL NURAGHE, L’ULTIMA PUBBLICAZIONE DI MARIANTONIETTA MULA

immagine della presentazione a Nuoro
di LUCIA BECCHERE

«Ho sempre avuto a cuore i miei studenti», afferma Mariantonietta Mula nella prefazione al suo romanzo I ragazzi del Nuraghe (edizioni tipografia La Bittese). L’autrice, che ha già pubblicato Il crivello (poesie) con Aletti Editore, è un ingegnere di Orune e vive a Nuoro dove da oltre trent’anni insegna nell’Istituto Alessandro Volta.

Dedicato “Ai miei alunni di ieri e di oggi”, il libro nasce dall’esigenza di fissare nel tempo l’esperienza irripetibile d’insegnamento nella scuola cosiddetta di Su Nuraghe.

Oltre l’amore e la passione per il proprio lavoro, nel testo tutta l’umanità di una giovane insegnante che ogni giorno si mette in gioco sperimentando percorsi didattici e strategie atte a stimolare interesse e attenzione per scoprire come fra i banchi di scuola si compiono piccoli miracoli, ma solo se tutti insieme.

Definito dall’autrice romanzo reticolare, il libro è ambientato in città nel rione periferico di Tanca Manna, ripercorre 30 anni di vita scolastica in un incessante dialogare fra Nur, (Nuraghe) e la scuola con i suoi insegnanti e i suoi alunni. Nur, testimone di storie secolari, osserva con benevolenza quel giovane istituto scolastico e i suoi ragazzi, protagonisti e destinatari del romanzo, votati alla fatica e alla rinuncia, il cui lessico povero e la sintassi lasciata al caso, non inficiano il valore umano del loro vissuto, perciò da seguire e comprendere. Studenti che hanno assaporato successi e sconfitte, ma che si nutrono anche di speranze. Nei racconti, una sorta di diario di bordo che lascia trasparire l’essenza della loro anima, la costante e vigile presenza di un’amorevole insegnante che crede in quella scuola dove molti si iscrivono nella errata convinzione che «lì si studia poco».

Prima scuola cittadina quella del Nuraghe a dotarsi di laboratori e sale informatiche all’avanguardia e che grazie ad un “Progetto Scuola digitale” investe sull’innovazione tecnologica con piani di studio da fare invidia, può vantare la Classe 2.0 con la LIM (lavagna interattiva multimediale), strumento innovativo che cambia l’approccio con l’apprendimento digitale, computer, apparecchiature moderne e un aggiornamento sempre in itinere per stare al passo con i tempi.

La prof in questione è quella di matematica che ha il dono di meravigliarsi ogni giorno come se quello fosse sempre il primo. Questo le consente di trasfigurare i rigidi numeri e le aride linee in qualcosa che arriva dritto al cuore degli allievi. Le montagne azzurrognole al di là dei vetri diventano per lei grafici di funzione, suggerendo all’insegnante mondi sconosciuti e il mistero infinito di cui è impregnata la sua disciplina, la matematica appunto. Prof capace di trasfigurare i sistemi matematici in atmosfere magiche con giochi intuitivi, sogni e racconti, favole, aneddoti e indovinelli dove soluzioni partecipate diventano l’anima della conoscenza, strumento di crescita e di confronto essenziali alla rielaborazione logica dei dati, mentre quesiti logico- matematici tradotti con esempi ludici servono a sfatare l’idea che la matematica sia una disciplina arida fatta di soli numeri.

Nelle pagine del libro l’autrice confessa timori e dubbi della sua prima volta in quella scuola, l’impatto, il rapporto frontale con la classe e le strategie messe in atto per farsi accettare, per essere una di loro senza mai rinunciare alla sua autorevolezza.

«È bello ridere insieme ai ragazzi », ama ripetere Mariantonietta Mula nelle pagine del testo dove sostiene che il suo istituto non è certamente elitario in quanto scuola di gente comune, di volti, di accadimenti, di incontri e scontri salutari, di esuberanze che mascherano disagi, timidezze e silenzi che nascondono disistima per cui occorre insegnare ai giovani amandoli ogni giorno affinché possano recuperare autostima e consapevolezza delle proprie potenzialità. Il valore educativo della scuola permea tutto il libro.

È compito dell’insegnamento sottrarre i ragazzi alla strada, alle tentazioni e saperli indirizzare allo studio.

La maggior parte di coloro che si iscrivono a quella scuola sono poco acculturati, con disagi economici e con una scarsa preparazione di base, con curriculum scolastico fatto di abbandoni e di rientri, fattori che impongono interventi mirati e individualizzati. Storie diverse ma che tanto hanno in comune fra loro, storie di ragazzi ribelli e spesso poco motivati allo studio.

Nel palco della memoria sfilano ricordi belli e spensierati, ironici e goliardici, ma anche tristi e dolorosi perché la vita è sempre in agguato col suo mistero da dipanare, racconti di successi ed insuccessi, di esperienze rivisitate e riproposte in classe dove vengono affrontati problemi sociali per sviluppare la riflessione, l’accoglienza, l’integrazione, il bullismo con i suoi protagonisti, ora vittime ora carnefici, l’abbandono scolastico, la violenza verbale e fisica, quella mascherata, il problema della socializzazione e del lavoro.

Ricordi emozionanti come la partecipazione alla selezione per le Olimpiadi di Matematica, piccola gratificazione a fronte di tante fatiche per riappropriarsi della fiducia in se stessi. Storie dure e toccanti che hanno lasciato il segno, soffocate nel cuore perché hanno generato sofferenze e paure.

Pagine di storie che testimoniano il grande amore dell’autrice per il suo lavoro. «Nella mia vita vorrei fare solo l’insegnante», sostiene l’autrice nelle pagine del libro, mentre ama mettersi in discussione certa che proprio gli insuccessi generano la forza di migliorarsi senza mai arrendersi.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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