PLURILINGUISMO E IDENTITA’ CULTURALE A SIENA CON IL CIRCOLO “PEPPINO MEREU”: IL PROGETTO F.A.S.I. “SU SARDU E SAS ATERAS LIMBAS DE MINORIA”

di DAVIDE MOCCI

Il giorno 24 maggio presso l’Università per Stranieri di Siena, si è tenuto un seminario di approfondimento su plurilinguismo e identità culturale che si inserisce nell’ambito del progetto F.A.S.I. “Su sardu e sas àteras limbas de minoria”. L’evento ha visto la partecipazione del Magnifico rettore dell’Ateneo, il prof. Pietro Cataldi che, in un saluto non rituale, ha ricordato l’importanza del plurilinguismo e della lingua madre.

Nei suoi saluti la prof.ssa Marina Benedetti (coordinatrice del progetto Hera sulle lingue minoritarie dell’antichità) ha voluto ricordare la collaborazione avviata tra la F.A.S.I. e l’università per Stranieri di Siena soprattutto grazie all’impegno della prof.ssa Liana Tronci (docente di linguistica comparativa e sociolinguistica), il direttivo del Circolo Culturale sardo “Peppino Mereu” nonché il coordinatore del progetto Simone Pisano (docente di linguistica applicata e fonetica e fonologia presso l’Università “Guglielmo Marconi” di Roma).

Oltre a un attento pubblico di studenti e dottorandi, nell’aula magna dell’Università, erano presenti i soci del sodalizio sardo e altri docenti di discipline linguistiche, tra i quali il prof. Massimo Palermo (Direttore del Dipartimento di Ateneo per la Didattica e la Ricerca) e la prof.ssa Emilia Calaresu (docente di Linguistica generale presso l’Università di Modena-Reggio Emilia).

Grazie all’esperienza dei linguisti e dei docenti che animano la vita culturale e accademica dell’Unistrasi – in particolare il prof. Vedovelli (docente di Semiotica e Linguistica educativa)- si è potuta ascoltare una critica completa ed approfondita del concetto stesso di minoranza che prelude alla necessità di riformulare completamente il senso di quelle che noi chiamiamo minoranze linguistiche.

Nel commentare alcuni aspetti della legge 482/1999, “Norme di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, di cui ricorre il ventennale, si è parlato di come il concetto di minoranza ad oggi non riesca ad esprimere a pieno la diversità linguistica del mondo contemporaneo, caratterizzata dalla nuova sfida della internazionalizzazione: nel contesto di situazioni di storica minoranza già molto complesse e che vanno meglio tutelate si inseriscono infatti le lingue e le culture delle popolazione mobili, portatrici di ancora nuove varietà, esigenze e necessità di studio e riflessione.
Proprio da questi presupposti ha preso il via il progetto F.A.S.I. “su sardu e sas àteras limbas de minoria”, che oltre a un ciclo di seminari in diverse città italiane in collaborazione con Università ed esperti di Linguistica, che mira ad approfondire il tema e a incentivare il confronto tra i sardi della diaspora e quelle realtà in cui sono presenti altre minoranze linguistiche storiche, si chiuderà con il convegno internazionale “plurilinguismo e pianificazione linguistica: esperienze a confronto” che si terrà presso l’Università “Guglielmo Marconi” di Roma dal 16 al 18 Ottobre dell’anno in corso.

Nell’ambito del seminario senese si è potuto riflettere sulla pluralità linguistica di cui è testimone la nostra isola. Fanno parte del patrimonio linguistico sardo varietà linguistiche anche piuttosto diverse tra loro che, però, hanno sempre convissuto in maniera naturale prima che l’italiano cominciasse a diminuire sensibilmente i loro ambiti d’uso. Di questa pluralità si è avuto contezza non solo durante l’intervento di Simone Pisano, ma anche durante la proiezione di alcuni episodi del  prezioso documentario “s’orchesta in limba” dell’antropologa visuale Monica Dovarch.
Quest’opera mostra egregiamente la complessità delle parlate di Sardegna e della lingua sarda.
Tale eterogeneità, tuttavia, non può e non deve essere un limite al tentativo di identificare un codice scritto che possa portare il sardo a confrontarsi con le sfide del mondo globalizzato, ma anzi deve essere da queste “differenze” percepite nelle più svariate articolazioni locali del sardo che bisogna partire per identificare uno strumento di comunicazione valido che non sia totalizzante e uniformante, ma che tuteli le identità locali e permetta a tutti di riconoscersi nella lingua scritta senza forzature o imposizioni. Questa scommessa è in fondo responsabilità di tutte e tutti i sardi di buona volontà: un processo di standardizzazione non può che svilupparsi dal basso, dai parlanti, e non da chi promulga leggi enumerando e stabilendo, non sempre felicemente, chi o cosa sia una minoranza linguistica.

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