DELEDDA MEET MILLENNIANS: INCONTRO IN UN LICEO SCIENTIFICO DI GENZANO (ROMA) ORGANIZZATO DAL CIRCOLO SARDO DI CIAMPINO

nella foto da sinistra: Erika Calcagnini, Rossana Dedola, Pierluigi Frigau e Barbara Regina
di BARBARA REGINA

Cosa può fare una donna sarda di fine ‘800 cresciuta in una Nuoro di appena 7000 anime, per i millennians del “continente”, generazione degli anni 2000 sempre connessa col mondo intero?

Lo abbiamo scoperto mercoledì 15 maggio 2019, durante la conferenza presso la Biblioteca del Liceo Scientifico G. Vailati di Genzano di Roma.

“Grazia Deledda: una vita per il Nobel. Riflessioni sul modello di coscienza femminile”, è l’incontro ideato e organizzato dall’Associazione Grazia Deledda di Ciampino, in collaborazione con l’Antico Caffè di Ariccia (entrambi sempre impegnati nella promozione delle unicità sarde), patrocinato dalla Regione Sardegna e promosso dalla F.A.S.I. (Federazione Associazioni Sarde in Italia).

Questo evento è il capofila di altri in programmazione che l’Associazione di Ciampino, con il caffè di Ariccia, hanno progettato per diverse scuole dei Castelli Romani. Nel Liceo Vailati è anche il primo di una serie su Grazia Deledda che continuerà nell’anno scolastico 2019/2020. Sono conferenze pensate per essere aperte agli esterni, anche ai non studenti ed infatti è misto il pubblico presente per l’occasione, docenti, adulti curiosi, ma soprattutto sono tanti i volti dei ragazzi in prima fila, quelli più attenti e stupiti.

Si perchè il quadro che i relatori dipingono della famosa autrice sarda non è usuale nell’immaginario collettivo, né come donna, autodeterminata e indipendente già da ragazza, né come scrittrice erroneamente relegata nel verismo del ‘900 e affatto indagata nella modernità delle relazioni che ella racconta nei suoi romanzi.

Introdotte da Pierluigi Frigau, presidente dell’Associazione Grazia Deledda, parlano Erika Calcagnini, vincitrice del premio FASI per la sua tesi di laurea su Grazia Deledda, che ne espone la biografia, intervallata dalla scrittrice e ricercatrice Rossana Dedola,  autrice di un libro che rivela Grazia attraverso il suo epistolario personale, che racconta la peculiarità delle relazioni, lavorative, amicali e romantiche, che la premio Nobel sarda intreccia e che restituiscono la misura del suo anticonformismo e della sua eccezionale indipendenza, che però è tale solo guardandola dall’esterno della società sarda.

In Sardegna esiste infatti un sistema matriarcale che educa le sue figlie ad una libertà di azione e di diritti riconosciuti da tutti, estranea al resto d’Italia e in Europa.

Una donna sarda dell’epoca di Grazia Deledda, a differenza delle donne d’oltre mare, poteva amministrarsi autonomamente rispetto al padre o al marito, avere un patrimonio proprio, scegliere il fidanzato e convivere prima del matrimonio senza che questo le recasse disonore, denunciare un reato di stupro ottenendo giustizia senza che la costringano ad un matrimonio riparatore, come avveniva nel resto d’Italia

La prima legge in difesa delle donne dallo stupro, ricorda il presidente Frigau, fu promulgata proprio da una Judikessa sarda, Eleonora D’Arborea, addirittura nel medioevo mentre non dobbiamo dimenticare che in Italia la legge sullo stupro, come delitto sulla persona e non sull’onore della famiglia, verrà scritta solo negli anni ’70.

Per quanto possa sembrare arcaica, la cultura e la tradizione sarda sono impregnate di valori moderni, è la riflessione finale, ed è forse questa misoginia “continentale” (non ancora debellata) che non ha permesso alla scrittrice di essere capita e di prendere il suo posto fra i personaggi di spicco più studiati nella letteratura italiana, nonostante l’unicità del suo prestigioso premio internazionale.

E’ invece solo una società che le riconosce i suoi diritti e il suo valore in quanto donna che da a Grazia la forza interiore di andare avanti, nonostante la sua famiglia difficile, e di vivere con un’emancipazione negata a molte sue colleghe e donne straniere.

Il dono che fa quindi Grazia Deledda ai millennians è un messaggio che è un modus vivendi.

Dimostra che nella vita tutto dipende da noi, anche davanti al fato avverso che ci scuote come “canne al vento” siamo sempre noi stessi padroni di scegliere come reagire per conquistarci il nostro avvenire anche contro un sentire comune diverso dal nostro.

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