PAOLO PALUMBO LO CHEF SARDO MALATO DI SLA CHE CERCA UNA CURA PER IL SUO MALE E GLI INSULTI VERGOGNOSI SUI SOCIAL: “TANTO MUORI LO STESSO”

ph: Paolo Palumbo
di PAOLO SALVATORE ORRU'

“È inutile che ti dai da fare, tanto in Israele non ci arrivi”, “Tanto muori come morirà mio padre”, “Bastardo tu, bastardo chi ti sostiene”. Odiatori di professione, imbecilli (e affini) tutti in fila per insultare Paolo Palumbo, lo chef di 21 anni che sta combattendo per farcela e per regalare ad altri sfortunati ammalati di SLA come lui un po’ di speranza. Per tornare ad essere, prima che la malattia lo devastasse, quello che è sempre stato sino a qualche mese fa. Lui ora è un simbolo del coraggio, ecco perché i codardi lo attaccano nascosti dietro pseudonimi social.  

“Ebbene sì oggi mi sento di promettervi pubblicamente che torneremo a fare festa tutti assieme e vi restituirò tutte le risate e l’amore che mi avete regalato in questi anni, durante questa dura e sofferente battaglia. Fino a qualche tempo fa non avrei mai nemmeno sognato di fare questa promessa ma personalmente sono molto fiducioso e sto puntando il tutto per tutto su questa terapia sperimentale”, aveva scritto Paolo sul sito social alle 21.37 dell’8 maggio.  Che cosa c’è di strano in una dichiarazione del genere? Niente. Chi offende? Nessuno. Chi non capisce che dietro questa affermazione di fede nella scienza c’è tutta l’anima di un uomo? Pochi. Giusto qualche odiatore di professione che neppure desidera vedere la sua immagine riflessa allo specchio. Meritano la libertà di opinione che la Costituzione garantisce? Non la meritano: adesso si spera che la polizia postale e facebook li levino dall’anonimato e li faccia condannare ad un giusto silenzio web eterno.

Quelle parole hanno colpito Paolo. Per questo il fratello ha deciso di prendere le redini della situazione per comunicare che “per la prima volta oggi non sarà Paolo a scrivere un post, ma io: suo fratello Rosario. E’ con grande rabbia che comunico un momentaneo allontanamento di Paolo dai social network per tranquillizzarsi, dovuto alle ripetute offese e minacce che ha ricevuto nelle scorse settimane, sia tramite attacchi privati che pubblici, di cui trovate un esempio nell’immagine”. Quella è feccia che poi si polarizza e che si autoalimenta con idiozie. “Abbiamo saputo che ci sono delle chat private in cui dei gruppi di persone si divertono ad insultare l’operato di Paolo e si mettono d’accordo per trovare il modo di demolire agli occhi degli altri ogni sua azione. E’ giusto che questa gente sappia che ogni atto diffamatorio documentato avrà le conseguenze che merita, perché la legge è uguale per tutti e la cattiveria gratuita ai danni di un giovane nelle sue condizioni non può essere giustificata”, ha scritto ancora Rosario, “non pubblicheremo i loro nomi di costoro come invece stanno facendo loro con noi, sabotando una campagna di raccolta fondi che si è sempre basata sulla trasparenza e con un obiettivo nobile: sarebbe vergognoso”. La legge deve fare subito il suo corso.

C’è gente che non si ferma davanti a nulla. Eppure, ha spiegato Rosario nella sua lettera web, “Paolo è il più giovane malato di SLA d’Europa, ma ciò non lo rende un malato di “serie A”, al contrario, lui si è sempre messo in prima linea per i diritti degli altri, ha cambiato le vite di centinaia di persone grazie al Tampone, al suo libro di ricette, alle sue iniziative a favore dei più deboli, ed il suo inserimento nel protocollo Brainstorm è dovuto esclusivamente ai canoni ristretti di accettazione da parte dell’ospedale di Gerusalemme che oltre allo stadio avanzato della malattia, hanno tenuto in considerazione l’età (peraltro senza concedere agevolazioni dal punto di vista economico). Il dolore di Rosario è il dolore di tutti gli uomini di buona volontà. “La verità è che l’obiettivo di Paolo, fin dall’inizio del suo sciopero della fame, è sempre stato quello di portare questa terapia sperimentale in Italia, affinché per lo meno i suoi costi si dimezzino. Infatti, è grazie a lui se è attualmente in discussione l’attuazione del protocollo d’urgenza da parte del Ministero della salute per portare la terapia nel nostro paese in tempi brevi, non grazie a chi millanta di parlare a destra e a manca senza concludere niente”, ha scritto ancora il giovane sardo.

“In quanto persona mentalmente libera ed autonoma, mio fratello ha tutto il diritto di indire ogni tipo di iniziativa desideri, indipendentemente dalla sua risonanza mediatica dovuta ai social network: chiunque lo stia attaccando potrebbe investire il suo tempo a fare del bene come ha sempre fatto lui, e non a pretendere che siano sempre gli altri ad attivarsi per smuovere le acque (solo per poi criticare qualsiasi cosa non gli vada a genio). Prima della SLA, mio fratello era uno dei tanti ragazzi che vogliono vivere una vita tranquilla, e credo che tutti dovremmo ringraziarlo per la forza implacabile con cui ha portato avanti le sue idee”. Paolo insomma lotta per avere e dare speranze. “In fondo si sa: chi segna la storia non viene mai accettato subito, perché la paura fa rifiutare i cambiamenti, ma io continuerò a stare dalla parte di Paolo, ieri oggi e per sempre e ringrazio tutti coloro che hanno un cuore e che non si lasciano trasportare nell’odio generale che caratterizza ogni giorno di più il nostro paese”, ha concluso Rosario.

Cosa è il Brainstorm? “Attualmente lo studio di fase III è attivo in 6 centri negli Stati Uniti con l’obiettivo di valutare l’efficacia del trattamento. E’ previsto l’inserimento nello studio di 200 pazienti con SLA che saranno divisi in due gruppi: il primo (100 pazienti) riceverà le cellule mesenchimali modificate, mentre al secondo gruppo di controllo (100 pazienti) verrà praticata una iniezione placebo che non contiene le cellule. Tale trattamento sarà effettuato ogni 2 mesi per 3 cicli”, si legge su aisla.it. Per operare Paolo occorrono tanti soldi.

TISCALI.IT

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