LA MALVASIA, VITIGNO NOBILE DELLA SARDEGNA, LA PERLA DELLA PLANARGIA

immagine di Gianna Mazzei
di VIRGILIO MAZZEI

Il vitigno Malvasia – da cui ha origine l’omonimo vino – è presente su buona parte del territorio nazionale, e in Italia i tipi coltivati sono 18. Ognuno di loro produce vini con caratteristiche organolettiche diverse, di conseguenza, la loro pregevolezza subisce una scala di valori determinati dal cosiddetto “terroir”.

La parola malvasia è un termine viticolo con il quale vengono indicati diversi tipi di questo vitigno, per cui in campo enologico si deve parlare di malvasie.

Esiste, pertanto, una notevole diversità tra loro, sia nell’aspetto morfologico del frutto che in quello biochimico, specie per quanto riguarda il colore, il sapore, e i tempi di maturazione dell’uva.

Per quanto riguarda l’origine del nome, questa viene attribuita ad un antico vino prodotto a Malta, e commercializzato dai Veneziani, i quali – per primi –  lo avrebbero quindi chiamato Malvasia. Non viene escluso, però, che l’origine del nome derivi da quello di una città greca della Morea, Monembasia. Questo nome sarebbe poi degenerato in Malfasia e italianizzato, nel tempo, in Malvasia.

Come si vede, l’origine dei vitigni è quasi sempre incerta e ricca di storia, ma allo stesso tempo è così affascinante da spingere gli studiosi ad una continua ricerca, e gli estimatori del vino a conoscere sempre più il mondo vitivinicolo.

L’omonimo vino, nel tardo Medioevo, divenneanche fra i più famosi prodotti nell’isola di Creta e Rodi.

Il vitigno Malvasia può essere a frutto nero, o a frutto bianco. Di conseguenza, a seconda della zona, si produce la Malvasia bianca e la Malvasia rossa.    

In Italia si coltivano principalmente le seguenti tipologie:

Malvasia bianca toscana

Malvasia bianca istriana

Malvasia bianca laziale

Malvasia bianca di Candia

Malvasia bianca di Lipari

Malvasia bianca di Sardegna

Malvasia nera di Brindisi

Malvasia nera di Lecce

Malvasia nera di Casorso

Malvasia nera di Scherano.

Non ci soffermeremo oltre sulla descrizione di questo vitigno/vino in produzione sul territorio nazionale, ci concentreremo invece – anche se a grandi linee -sulla Malvasia della nostra Isola.

La Malvasia di Sardegna, pur facendo parte della grande famiglia delle malvasie con cui potrebbe condividere in parte storia e provenienza, si distingue dalle altre per le sue diverse caratteristiche organolettiche.

Questa vite sarebbe apparsa in Sardegna durante la dominazione Bizantina, e da allora in poi non è mai stata interrotta la sua coltivazione. Si tratta di un vitigno raccomandato in tutto il vigneto sardo, e in modo particolare nel Campidano di Oristano, dove si fregia della DOC (Denominazione di Origine Controllata).                                  

Ha inoltre una buona presenza nella Planargia. In questa zona di confine tra la provincia di Sassari e Nuoro infatti, sin dai tempi antichi, si è sviluppata una vera e propria cultura per la coltivazione e la produzione di vino Malvasia, soprattutto nei dintorni di Bosa.

La Malvasia DOC di questa zona è considerata fra le più affascinanti delle denominazioni italiane, ed è conosciuta da tutti come Malvasia di Bosa senza altri attributi.

Ritenuta la “gemma” più pregiata di tutta la viticoltura sarda per le sue qualità – tanto da essere annoverato tra i migliori vini al mondo – viene descritto come “il vino di ieri con gli occhi del domani”.

Il relativo disciplinare stabilisce che la produzione della Malvasia di Bosa DOC sia riservata solo al territorio dei seguenti comuni della costa occidentale sarda: Bosa, Flussio, Magomadas, Modolo, Suni, Tinnura, Tresnuraghes.

La vite della Malvasia si presenta con foglia media, orbicolare, pentalobata, glabra con seni profondi.

I grappoli sono quasi spargoli, cilindrici, poco alati, mentre gli acini sono di dimensioni medio grandi scarsamente pruinosi con bellissimo colore dorato.

La produzione di questo spettacolare vino era regolata inizialmente dal DPR 21.7.1972, e successivamente più volte modificato fino al regime attuale fissato dal DM 30.11.2011. La denominazione di origine controllata “Malvasia di Bosa DOC” è riservata alle seguenti tipologie:

Malvasia di Bosa

Malvasia di Bosa-Riserva

Malvasia di Bosa-Spumante

Malvasia di Bosa-Passito

Il loro invecchiamento obbligatorio va da un minimo di un anno a due anni, a seconda della tipologia, ma rimane fissato obbligatoriamente un anno di permanenza in botte prima del successivo periodo di affinamento in bottiglia.

La regola ampelografica prevede, inoltre, che questi tipi di vino devono essere ottenuti da uva malvasia per un minimo di 95%, con l’eventuale aggiunta di altro vitigno a bacca bianca pari al 5%, purché iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite idonea alla coltivazione per la Regione Sardegna.

La densità della vite in vigneto è fissata in 4000 ceppi per ettaro. La resa massima di uva per ettaro vitato è stabilita in sei tonnellate, eccezion fatta per la produzione di spumante che in tal caso può raggiungere le otto tonnellate per ettaro.

L’eventuale quantità di vino in eccedenza non potrà fregiarsi della DOC e pertanto sarà declassato a IGT (Indicazione Geografica Tipica). In tutti i casi, il titolo alcolometrico minimo rimane fissato a 15 gradi, mentre per la tipologia “spumante” sono sufficienti 11 gradi.

La resa massima di uva in vino secondo l’attuale disciplinare è fissata:

Malvasia di Bosa DOC 70%

Malvasia di Bosa Riserva 70%

Malvasia di Bosa Passito 50%.

E’ inoltre previsto che la vinificazione, la conservazione, l’invecchiamento, l’imbottigliamento e l’affinamento in bottiglia, siano effettuate all’interno della zona di produzione inclusa nei comuni già menzionati.

Tutte le pratiche relative alla produzione di spumanti possono essere svolte anche fuori dal territorio delimitato, ma non fuori dalla Regione Sardegna.

In aggiunta, viene prescritto che per la produzione di tutti i vini indicati deve essere utilizzata esclusivamente uva proveniente da vitigno Malvasia di Sardegna.

Per quanto riguarda la collocazione delle vigne destinate alla produzione della Malvasia di Bosa DOC è prescritto che le stesse devono trovarsi a non più di 325 metri di altitudine.

Il terreno sui cui si trovano i vigneti risale al Miocene, ed è costituito da tufi pomicei lacustri e fluvio lacustri, calcarei, arenarie e marnosi.

Caratteristiche organolettiche:

colore giallo oro con unghia ambrata, ricco di lucentezza

profumo intenso e molto delicato. Si avvertono i fiori di tiglio e sottobosco, muffa nobile e sentore di pesca

sapore dal secco al dolce, alcoolico con retrogusto amarognolo. Spicca la mandorla amara e la nocciola; di nerbo, caldo e suadente.

La gradazione alcoolica è fissata in 15 gradi. Il tipo liquoroso dolce deve raggiungere i 17,5 gradi.

L’invecchiamento obbligatorio è stabilito in due anni di permanenza in botti di rovere. Per sua natura è un vino longevo, per cui può completare il suo invecchiamento in bottiglia anche oltre i 10 anni.

Per quanto riguarda l’abbinamento cibo-vino, il tipo secco è indicato con antipasti di crostacei, pesci alla griglia, aragosta e pecorino sardo. La temperatura di servizio spazia da 8 a 10°C.

Il tipo liquoroso dolce naturale è indicato come dessert e si presta molto bene ad accompagnare ogni tipo di biscotteria pregiata, ma la massima espressione si ha con gli amaretti.

Ricordiamo, che il bicchiere deve essere sempre appropriato alla tipologia del vino che si serve.

Su questo vino vi sono alcuni detti popolari. Ne citeremo soltanto due che appaiano abbastanza significativi:

“Bere mai da seduti, la Malvasia va bevuta in piedi, altrimenti non ti alzi più”

Ancora:“La Malvasia di Bosa è un vino CHI CHERET CHISTIONADU” (deve essere discusso, commentato).

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