RITO E ARTE, NON SOLTANTO CIBO: LA SACRALITA’ DEL PANE IN SARDEGNA IN UNA PREGEVOLE INIZIATIVA DEL CIRCOLO “DELEDDA” DI CIAMPINO

Graziella Pisu e Barbara Regina nella foto di Melchiorre Pala
di BARBARA REGINA e ERIKA CALCAGNINI

La sala è gremita oltremodo, anche nei posti in piedi.

Sono le 16,30 del 13 Aprile scorso e presso l’Antico Caffè di Ariccia (rm), organizzata dall’Associazione Culturale Grazia Deledda di Ciampino, con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna e della F.A.S.I (Federazione Associazione Sarde in Italia), si svolge la conferenza su un’arte antichissima e suggestiva, il “pane rituale” in Sardegna, particolare del Pane Pintau, raccontata dall’artista e maestra del pane, Graziella Pisu.

Il pane è il primo segno di civiltà! Per attendere il raccolto del grano l’uomo è diventato da nomade a stanziale; per raccogliere e macinare ha creato comunità e naturalmente dei riti ferventi legati a questo alimento vivo.

“Da sempre il pane ha avuto una funzione apotropaica e veniva elaborato in tante forme e arricchito con decorazioni che esplicitavano funzioni e significati” – spiega Graziella Pisu – “Nelle prime civiltà agricole il pane veniva offerto agli Dei come dono supremo al posto della vittima sacrificale (agnelli, vitelli) per ottenere tregua, solidarietà e generosità.”

La storia e la tradizione ci consegnano oltre 350 varietà di Pane Pintau, studiati da Graziella in un percorso di ricerca e studio di oltre 20 anni che continua ancora oggi.

Diverse per forma e decorazione: corone aperte o chiuse abbellite con rose, simbolo di gioia; uccelli, simbolo del legame tra cielo e terra o le famose corna decorative, simbolo di fertilità e fecondità, infine il grappolo e le spighe, simboli d’abbondanza.

il pane pintau (foto di Pierluigi Frigau)

E ancora differenti per occasione e luogo: la corona degli sposi di Lanusei, il cuore della sposa di Nuoro, il pane nuziale a sette punte di Ussassai, la corona di San Sebastiano e le palme intrecciate di Paulilatino, i pani di San Marco, di colore giallo dallo zafferano, per ricordare il colore del grano. Tanti sono i pani che celebravano il culto dei morti, rito di antichissime origini, di gran lunga precedente alla festa di Halloween che si sta sostituendo alle nostre tradizioni. Sono rimasti diversi pani “speciali” dolci per l’impasto arricchito di frutta secca, miele, sapa e spezie che si distribuiscono ai bambini che il giorno dei morti vanno nelle case a chiedere: “Mi onada a is animas”?

Sono le anziane donne sarde incontrate da Graziella, con il loro sapere e la loro saggezza, le depositarie che tramandano questo patrimonio culturale inestimabile, come quello del Pane Pintau.

Oggi Graziella Pisu viene chiamata a condividere quel sapere attraverso conferenze, mostre e laboratori, con dimostrazioni dal vivo della sua padronanza e maestria nel modellare il pane: mostre a Castelsardo, Cagliari e molti paesi della Sardegna, ha partecipato al BIT di Milano, al “Fuori salone” EXPO’ di Milano, poi presso la Santa Sede, ha partecipato a convegni organizzati dalla Regione Lazio e ospite alla Rai e in trasmissioni televisive.

Così come sabato è stata ad Ariccia dove, nonostante l’ipotetica distanza da questo argomento, per geografia e conoscenza, la sala è stata avvinta e affascinata dalla dissertazione, competente ma anche allegra e pungente a tratti, della brillante relatrice, chiamata dall’Associazione Grazia Deledda, quest’ultima sempre impegnata (anche con l’aiuto degli amici titolari sardi dell’Antico Caffè) nel promuovere quanto di ricco, particolare è della Sardegna ancora sconosciuto ai più.

La signora Pisu ha esposto una serie di pani artistici e rituali dando spazio soprattutto ai pani pasquali con l’uovo, simbolo di rinascita a nuova vita, catturando l’attenzione dei presenti.

 Così l’artista ogliastrina, invitando i soci dei circoli ad essere sempre attivi, riporta le parole di Gustav Mahler, professando “La vera tradizione non è adorare le ceneri ma alimentare la fiamma.”

foto di Pierluigi Frigau

6 risposte a “RITO E ARTE, NON SOLTANTO CIBO: LA SACRALITA’ DEL PANE IN SARDEGNA IN UNA PREGEVOLE INIZIATIVA DEL CIRCOLO “DELEDDA” DI CIAMPINO”

  1. Ottima relatrice che trasmette grande passione nel raccontare la storia del pane pintau. Aspettiamo nuovi incontri con la professoressa Pisu.

  2. Eccezionale artista “del pane Pintau” che sa unire grande competenza, amore per l’arte e per la Sardegna… Sa creare con grande maestria un pane che, lungi dal rappresentare solo un cibo, assume un profondo significato culturale e religioso davanti al quale non possiamo che restare incantati…Grande Graziella!!!!Ad maiora!!!

    1. Graziella Pisu è un orgoglio sardo. Con la sua competenza, professionalità, autenticità e determinazione contribuisce a divulgare Il valore dell’arte, della cultura, senza tralasciare gli aspetti religiosi e della tradizione sarda. Continui così Signora Graziella!

  3. La signora Pisu, amica Graziella, gradita ospite con il consorte in casa nostra durante la preparazione del pane rituale foghesino (Perdasdefogu), ha descritto in modo magistrale, e forse unica ad averlo fatto, tutto l’iter della preparazione.
    Il pane veniva e viene ancora preparato in due specifici giorni il 17 gennaio festa di San Antonio Abate ed il 2 febbraio la Candelora.
    Detta preparazione anticamente durava anche due settimane di diuturno impegno di tutti i componenti la famiglia mentre oggi con gli attuali mezzi bastano tre giorni.
    Noi foghesini dobbiamo a Lei se rimane memoria storica della modalità della fattura anche se segreta, ovviamente segreto di famiglia di madre in figlia, la composizione e dosi particolareggiate dell’impasto e dei sapori.

  4. Che orgoglio per me essere conterranea nonché amica di questa grande Donna che sa unire passione, tradizione, simbologia, storia, arte, capacita di ricercare e di raccontare, di coinvolgere, ad una sgraordinaria manualità. Riesce sempre a stupire cin le sue creazioni e ad incantare con il suo raccontare. Unica! Complimenti!

  5. Una preziosa sapienza ed un’arte antica ed affascinante. Un dono ulteriore dell’amata Sardegna e della prediletta Ogliastra a Roma .

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