FIGURE CON OCCHI GRANDI E CORPO MINUTO: IDENTIKIT DELL’ARTISTA FEDERICA NOCCO, ALIAS “MADEMOISELLE CRAYON”

Federica Nocco è Mademoiselle Crayon

Le creazioni di Mademoiselle Crayon spopolano sul web ed è capitato a molti di appassionarsi a quelle figure con occhi grandi come fari, il corpo minuto e l’aria svampita che si trovano in mezzo a palazzi un po’ sbilenchi.  Federica Nocco, artista originaria di Sant’Antioco e residente a Cagliari, racconta del suo mondo, della sua arte e di questo perdersi nella fantasia.  «Ricordo che il mio maestro delle elementari diceva sempre a mia madre che ero una bambina che viveva sulle nuvole. Penso che avesse proprio ragione».

Ma l’arte le scorre nelle vene da tanto, tanto tempo. Condiziona il suo percorso? Sicuramente.  «Mio nonno materno, Fedele Nioi, era un ceramista, produceva vasi e stoviglie di terracotta nella sua bottega artigiana. Suo figlio Luigi si rivelò il vero artista della famiglia, fu un innovatore in quanto non si limitò alla produzione di manufatti utili ma studiò i materiali, le mescolanze dei colori, li sperimentò all’infinito fino a trovare una sua sintesi, un suo stile che gli permise di creare oggetti artistici unici, trasformando il suo lavoro in arte. La sua personalità unica, i suoi viaggi per il mondo ad insegnare l’arte della ceramica ai più sfortunati, le sue creazioni mi affascinarono sin da quando ero piccola. Purtroppo non ho mai avuto la minima predisposizione per la ceramica,» scherza «non avevo nel mio DNA la sua bravura ma solo la voglia di creare, che soddisfacevo disegnando. Avevo una grande curiosità artistica incoraggiata anche dal fatto che sia mio padre che mia zia dipingevano per diletto. Mio padre l’aveva capito e mi sosteneva regalandomi i suoi libri e le sue riviste sul disegno e la pittura ed iscrivendomi a corsi di formazione artistica».

Il richiamo dell’arte arriva presto, racconta. «Ho sempre disegnato, come tutti i bambini. L’odore della carta mi ricorda la mia infanzia».

È una bambina curiosa, Federica, sfoglia e osserva le immagini dei libri. Il suo preferito, quello che conosce a memoria, è un libro sugli animali della Savana, che conosce a memoria.  «Ricordo che mi piaceva molto copiare i visi dai giornali. Mi concentravo talmente tanto mentre lo facevo, che a volte mi sembrava di esser chiusa dentro una bolla di sapone sola con me stessa, il mio inconscio, i miei sogni. Non ero mai soddisfatta del risultato perché i visi mi venivano malissimo e cosi continuavo a copiare per ore. Collezionavo cartoline con le riproduzioni dei quadri dei pittori famosi e passavo del tempo ad osservarle, scoprendo sempre qualcosa di nuovo che non avevo notato la volta prima».

Continua a disegnare per tutta l’adolescenza. Segue con grande interesse il lavoro dei più grandi artisti. Il suo preferito è Pierre Auguste Renoir per la sua tecnica, i colori dei suoi dipinti, le ambientazioni e i soggetti dei suoi quadri. «Ho una particolare passione anche per il Surrealismo, non solo in pittura ma anche nelle altre arti: illustrazione, letteratura, fotografia, cinema, teatro, musica».

A 17 anni un pittore, a lezione, le dice che non è portata per la pittura ma che, se si fosse impegnata, sarebbe potuta diventare disegnatrice. «Da lì in poi il mio rapporto con il disegno è stato scostante. Scarabocchiavo ogni tanto su qualche foglio che mi capitava per caso, ma nulla più. Passavano interi anni senza che disegnassi, poi riprendevo e me ne ridimenticavo, riprendevo e me ne ridimenticavo».

Periodi pieni si alternano a periodi dove Federica si dedica ad altro. «Ho sempre disegnato solo per passione. Il mio primo “serio” progetto artistico l’ho realizzato nel 2003 per la tesi di laurea, realizzando un sito web interamente illustrato utilizzando programmi di grafica digitale. Mi ricordo che mi ispirò il sito web di Samuele Bersani, che in quel periodo si rivolgeva ad un’agenzia di grafica meravigliosa. Ci ho messo mesi, disegnavo sullo schermo del computer con il mouse, una faticaccia».

Altra pausa, poi: il mercato del lavoro chiama e Federica risponde.  «Dopo la laurea smisi nuovamente di disegnare perché nel frattempo entrai nel mondo del lavoro “serio”. Ho fatto molti lavori che mi prendevano tanto tempo: l’educatrice, la cassiera in un cinema, la commessa e l’operatrice di call center. Un giorno vidi alcuni disegni fatti da un’illustratrice francese che mi colpirono molto. Mi comprai dei colori a cera della prestigiosa marca Caran d’Ache e ripresi a disegnare. Subito dopo mi comprai una tavoletta grafica e cominciai ad investire i soldi che guadagnavo in materiale e corsi di disegno e pittura tradizionali e grafica digitale. Iniziai a dipingere le magliette di cotone e, nei giorni in cui ero libera dal lavoro “serio”, partecipavo e diversi mercatini handmade. Ad un certo punto smisi di dipingere le magliette perché il mio supposto preferito era la carta. Cominciai ad usare l’acquerello, oggi la mia tecnica preferita insieme alla gouache, che mi dà gioie e dolori. È una tecnica in apparenza facile ma in realtà non lo è per niente perché è difficile gestire l’acqua. A volte mi fa impazzire ma non ne posso fare a meno, mi piace. E ora ho deciso di voler fare quello che mi piace».

Ed è così che si arriva a Mademoiselle Crayon. «Circa una decina di anni fa, era il mio periodo “parigino”, nel senso che andavo spesso a Parigi perché ero innamorata dei suoi palazzi e dei suoi tetti grigi. La trovavo meravigliosa, riuscivo a vedere belle anche le cose che in realtà erano brutte. Una volta disegnai una caricatura della Gioconda, le feci gli occhi giganti e me la portai in tasca al Louvre, così, per ridere con la mia amica. Poi feci la caricatura di Marie Antoinette, sempre con gli occhi giganti, e da lì cominciai a disegnare questo personaggio dalla testa enorme e la boccuccia piccola in vari atteggiamenti, situazioni, pose. Mademoiselle Crayon è un po’ la sintesi di tutto quello che avevo guardato, osservato, sperimentato. Sono arrivata a poco a poco ad inventare un personaggio con delle caratteristiche che mi piacevano.
Mademoiselle Crayon è svampita come me ma diversa fisicamente da me. È ironica e a volte (poche volte) malinconica. Il suo nome venne così per gioco con un’amica e non ha un significato particolare né richiama ad un territorio né ad una nazionalità particolare. È un nome come tanti a cui mi sono affezionata per gioco.
Mademoiselle Crayon ha occhi trasognati, vive numerose vite in città surreali, dai palazzi alti e sbilenchi.
Vorrei trasmettere alle persone che hanno gusti simili ai miei e la mia stessa sensibilità (ma anche a chi ha gusti diversi) un po’ di ironia e di buonumore. A volte mi dicono che mia figlia ha gli occhi grandi come le bambine dei miei disegni. In realtà è una coincidenza, perché lei è nata dopo la creazione di Mademoiselle Crayon. È vero che nella mia famiglia è presente in qualcuno questa caratteristica “occhi da cerbiatto” ma, per il resto non mi sono ispirata a nessuno che conosco. Non conosco nessuno con la testa così grande, la boccuccia cosi piccola e il corpo così sproporzionato».

Più costanza rispetto al passato, questo dice Federica quando le si chiede un bilancio odierno. «Oggi ho abbandonato qualsiasi altro lavoro parallelo per dedicarmi solo a questo. Mi sono interessata all’illustrazione per l’infanzia, al meraviglioso mondo degli albi illustrati, che colleziono perché li vedo come una sorta di “museo” di carta. Ho cominciato a frequentare corsi con illustratori professionisti, per esempio Marco Somà, Lucia Scuderi, Davide Calì e tanti altri, organizzato dall’associazione Openart di Cagliari. Mi piace molto seguire questi momenti di formazione, un po’ perché la mia voglia di imparare è tanta e un po’ perché mi piace molto incontrare persone con la mia stessa passione con cui posso disegnare per ore. Mi sono occupata e mi occupo come pedagogista di laboratori artistici per scuole d’infanzia e primarie; ho organizzato una serie di eventi artistici e mostre personali con l’attore Francesco Cittadini del Teatro del Segno di Cagliari. Ho iniziato una collaborazione con le Ceramiche Nioi di Assemini, creando delle illustrazioni per alcune linee di ceramiche di cui usciranno le nuove collezioni. Ho molta voglia di continuare a creare oggetti nuovi e di fare qualcosa di bello per gli occhi e per il cuore».

Un pensiero lo riserva all’Ogliastra, che le ha fatto conoscere suo marito Marco, originario di Villagrande:  «L’Ogliastra ritengo sia uno dei luoghi più belli della Sardegna. L’estate mi capita spesso di disegnare nel bosco di Santa Barbara perché è un posto rilassante e fresco. Ultimamente sto cercando di produrre dei disegni che richiamino gli usi e costumi del luogo».

In futuro? Be’, Federica ha in mente un laboratorio dove avviare progetti pedagogici e artistici per bambini e adulti.  «Mi piacerebbe poi avere una scaletta lunghissima dalla quale scendere dalle nuvole nelle quali vivo da quando sono bambina, per trovare concretezza in quello che vorrei realizzare. Ogni tanto però, userei la scaletta per risalirci molto volentieri».

Ma cos’è creare, per lei? «La sensazione che ho è quella di essere chiusa in una gigantesca bolla di sapone dove do sfogo al mio inconscio, alla mia immaginazione. Creare mi fa stare bene. A volte diventa stressante perché sto imparando e ho ancora molto da lavorare. A volte mi capita di disegnare per un giorno intero e faticare persino ad alzarmi dalla sedia perché ho la sensazione di avere le vertebre schiacciate dalla posizione seduta. Però mi piace, per me disegnare è come trovare un rifugio per stare un po’ con me stessa.

Poi, dà un consiglio a chi inizia questa carriera – specificando, però, che anche lei si sente alle prime armi e che quindi riporta ciò che le viene detto dagli illustratori e disegnatori professionisti –: «È necessaria la determinazione, molta pazienza e studio ma soprattutto è necessario disegnare, disegnare, disegnare e ancora disegnare. Credo che ognuno abbia un talento in qualcosa. Qualunque sia, penso sia importante investire sulle predisposizioni personali perché se ognuno facesse quello per cui è portato forse vivremmo tutti un po’ meglio».

https://www.vistanet.it/

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