ROMA E IL GREMIO DEI SARDI ABBRACCIANO PIERO MARRAS: PER LUI IL PREMIO “TACITA MUTA”

Piero Marras tra Antonio Maria Masia e Neria De Giovanni (immagini di Ignazio Farina)
di PATRIZIA BOI

Mi sono svegliata all’Alba e mentre guardavo il rosso e l’arancio che dipingevano le nuvole della città, pensavo alla sua voce, alle sue mani sul pianoforte, al silenzio della sala e alla sua figura  che pian piano si ingigantiva sul pubblico in ascolto. Pensavo che Piero Marras avesse millenni, aveva fatto parte della mia giovinezza, me lo ricordavo già adulto quando ero ai primi anni del liceo, in realtà mi supera di soli 13 anni. Lui era ancora lì con una voce in piena forma che si colorava delle sue innumerevoli sfumature, con le sue note che salivano dal piano e andavano a riempire ogni spazio della Sala. Era lì con una energia enorme, con una giovinezza di spirito che risvegliava le anime degli astanti.  Ha cominciato con un brano, “Sa ‘oghe ‘e Maria”- “The voice of Maria”, inciso nel  2000 con la cantante americana Dionne Warwick, lo stesso che poi cantò in Vaticano  e che venne trasmessoin mondovisione su Canale 5 contribuendo a un enorme successo di vendite.

Pian piano il suo canto, così dolce, così ricco della memoria degli antenati, così sicuro di sé, squarciava le pareti della stanza e vagava in spazi e tempi più remoti, facendo emergere i ricordi dalle celle della memoria. L’attenzione e gli applausi del pubblico accompagnavano questo girovagare delle note e dei suoni delle parole che compivano viaggi nel passato. Non appena ha cominciato a parlare del vento -, quel vento che a Roma ha attaccato molti esemplari del mondo vegetale e che ha buttato giù (proprio in Via Aldrovandi, di fronte alle sale del Gremio dei Sardi dove ci trovavamo), alberi altissimi facendo chiudere la strada – in quel momento in cui salutava l’amico scomparso Paolo Pillonca – coautore del testo dell’Album del 1995 “Tumbu” ** , “Torma” – e poi cantava «iscurta sas boghes de su ‘entu», «ascolta le voci del vento» (dal brano “Trumas”, “Torme”), io sentivo quelle voci, i sussurri delle anime antiche, degli assassini e degli uccisi, le voci delle donne scomparse dalla memoria, i gemiti dei bambini dilaniati dalla miseria, ma anche i fruscii delle fronde dei mirti, le raffiche di vento che piegano i ginepri secolari, i sibili tra le foglie dei lentischi nelle macchie. E il vento mi rammentava luoghi e profumi, la selvaggia montagna e la duna che di getta sul mare. E planavo come un astore sugli altopiani granitici, entravo nelle fenditure dei nuraghi, sorvolavo i menhir, le domus, parlavo con il popolo delle fate. E soprattutto riandavo al periodo dell’adolescenza dove mi sono nutrita, tra “Giugno ‘73” di Fabrizio De Andrè e “4 marzo 1943” di Lucio Dalla, delle parole di quel suo primo Album di successo, nel 1978, “Fuori Campo”. Cosa ne sapete voi che “entrate in campo” per giocare la vostra partita di calcio o che “scendete in campo” per vincere la vostra lotta politica, di cosa significhi appartenere al “Fuori campo” di cui parla Piero? Si tratta di un’altra guerra, la stessa che si compie tra chi si assuefà ad ogni programmazione e chi invece cerca di preservare la propria integrità. E quelle parole mi sono entrate dentro una ad una e mi hanno condotto nel Campo di Fuori, un Fuori dall’ovvio, dalla «solita fiacca del militante contento», «dagli elicotteri che stan giocando a far la guerra in mezzo ai fenicotteri», dall’«averti educato come un buon soldato», dalla «roba da Hit Parade», dalle «bistecche, giornaletti, università», dall’«amore come un quadro da copiare», dal «tuo teatrino la famiglia…», dal sembrar«uscita da un infausto telefilm», dal «buon cristiano dal sorriso americano», da quella «microrganica materia che non può né sa capire che…lo accompagnano a morire…finché arriva la Balena che lo inghiotte e se ne va», etc. etc. etc.

Ci ho messo anni per capire tutto questo, eppure, tu, Piero Salis,avevi poco più di vent’anni quando hai scritto queste parole. Si sono srotolate lentamente dentro di me, come quando lessi quel libro che scrisse nel 1964 Herbert Marcuse “L’uomo a una dimensione” e la frase con cui inizia: «Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno del progresso tecnico».

Tu hai preferito girovagare per i tuoi “Stazzi Uniti”, «In questa terra di vacanze,/In questa terra bambina/Che più che piangere non sa,/In questa bella “cartulina”/Che chiunque voglia può comprar».

Ed è proprio per questo che ne hai assorbito l’essenza, andando a curiosare nelle profonde radici, nella parola silenziosa dei nuragici, nel suono della lingua, una lingua che a molti di noi, è stata, invece, recisa.

Naturalmente, il motivo per cui Piero Marras si trovava a Roma, al Gremio dei Sardi sabato scorso 23 febbraio, era per ritirare un Premio. Non me ne vogliamo i presenti e nemmeno gli organizzatori, ma quando Piero Marras si è impossessato della Scena e ha donato a tutti noi un vero e proprio concerto, tanto gradito, quanto imprevisto, l’attenzione è stata tale che ci siamo dimenticati del vero motivo per cui era stato invitato.

Eppure lo aveva spiegato bene Antonio Maria Masia, il nostro Presidente, moderatore dell’evento, leggendo la puntuale motivazione che gli conferiva  il Premio “Tacita Muta- edizione 2019” per “Lingue Minoritarie – Sa Limba Sarda, tra versi, parole e canto”. Premiato, quindi,  “per i suoi grandi meriti di musicista, cantautore, poeta e per il suo grande contributo alla valorizzazione e diffusione della lingua sarda”.

Piero Marras ha ritirato il Premio che gli è stato consegnato dal Presidente di “L’Associazione friulana Fogolar Furlan”e ha risposto ad alcune domande di Masia precedendo l’intervento di Neria De Giovanni, Presidente dell “AICL – Associazione Internazionale dei critici letterari” che con l’Associazione dei sardi di Roma “Il Gremio”, l’“UnAR, Unione delle Associazioni regionali”, “L’Associazione friulana FogolarFurlan”, il “Fondo VP Sardinia” e“Salpare” ha organizzato il Premio stesso, diventandone la madrina.

Questo Premio sintetizza, quindi, il percorso del nostro cantautore, considerato il precursore e l’esponente più importante dell’esperienza musicale etnica regionale.

Ricordiamo che Piero Marras ha iniziato la sua carriera musicale molto giovane con un gruppo, il Gruppo 2001, uno dei pochi gruppi professionali dalla Sardegna – Piero Salis (tastiera e voce), Pietro Carrus (chitarra), Ciccio Solinas (chitarra), Paolo Carrus (basso), Tore Corazza (batteria) – che, dopo un’apparizione di successo al Disco per l’Estate con “Messaggio”, fece un Album nel 1972. Il genere era melodico, con arrangiamenti più ambiziosi, con parti di qualità alle tastiere del leader Piero Salis, ma non ebbe successo. Il gruppo pubblicò altri singoli commerciali e proseguì fino alla fine degli anni ‘70.
Piero Salis né uscì prima, ebbe il coraggio di lasciare il gruppo.

Ha avuto ragione, Piero Salis – diventato poi Piero Marras -, ha seguito se stesso, non so dove sia arrivato, non credo che il suo obiettivo fosse arrivare da qualche parte. Forse, come direbbe Constantino Kavafis della sua Isola, si potrebbe dire a Piero: «L’Isola ti ha dato il bel viaggio,/senza di lei mai ti saresti messo in viaggio…».

Ricordiamo che le sue canzoni, nei primi anni in lingua italiana, sono state apprezzate dal pubblico e dalla critica e che gli hanno conferito riconoscimenti rilevanti.

L’album “Fuori campo”, edito da EMI, fu segnalato da Renzo Arbore nella trasmissione “L’altra domenica” e la canzone “Diglielo tu Maria” lo rese famoso.

“Stazzi Uniti”, dove si riferisce in modo ironico alla Sardegna, è il suo secondo Album, pubblicato nel 1980. Nel 1982 esce il terzo Album “Marras”, contenente il celebre brano “Quando Gigi Riva Tornerà”.

Dopo questi anni importanti, Piero Marras fa un ulteriore salto e comincia a interessarsi delle sonorità tradizionali e della lingua degli antichi nuragici.

Allora raggiunge i più alti vertici della poesia.

Sono gli anni di “Abbardente”(1985),”Funtanafrisca”, “(1987), con apertura verso i temi del sociale della società sarda, dei suoi valori e dei suoi limiti.

Poi abbiamo  “Piero Marras in concerto” ( 1988), “Tumbu” ( 1995), Nuova versione di “Fuori campo”( 1997), mentre nel 1999 esce la sua Biografia  intitolata “L’artista e il cinghiale”, curata da Antonello Musu, Casa Editrice Soter.

Non dimentichiamo che sempre nel 1999, Piero ha scritto il brano “A volte il cuore” per l’album “Sogno” di Andrea Bocelli.

È autore, inoltre, dei brani “Carrasecare”, “A passulentu”, “A deus pia chende”, “S’urtimaluche”, canzoni contenute nell’ album “Tazenda” ( 1988).

Del 2001 è il suo ottavo album “In su cuile ‘e s’anima” (Nell’ovile dell’anima), che contiene anche il brano cantato con DionneWarwick.

Altri Premi e riconoscimenti si susseguono come le sue pubblicazioni:  la raccolta “B’est” (2003);  la raccolta “L’ultimo capo indiano” (2004); “Pieromarras Live 1” (2005); “Pieromarras Live 2” (2005); e nel 2013 “ Ali di stracci”.

E ora è appena uscito il suo ultimo Album “Storie liberate”, tratte da lettere ritrovate nel sottoscala di un carcere,  e cantate sabato sera al Gremio tra gli applausi e la commozione dei presenti.

Ripensando ai tempi del liceo, c’è una canzone che sempre mi viene in mente di quell’epoca, “Compagni di scuola” di Antonello Venditti, in particolare le parole:

«Compagno di scuola, compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?».

E io credo che Piero sia uno di quelli che si sono salvati, mentre noi siamo ancora tutti in bilico…

** TUMBU: può significare “la canna più grossa delle launeddas, oppure onomatopeicamente “il suono che ognuno di noi fa quando viene al mondo”. Concetto ripreso dal romanzo in lingua sardo-bittese “Sos Sinnos di Michelangelo Pira.

Concerto in diretta su Radio Gassino Uno: Un magico omaggio del cantautore sardo Piero Marras – vincitore del Premio "Tacita Muta" per le lingue minoritarie – al Gremio dei Sardi di Roma. Autore di tre brani dell'Album dei Tazenda Carrasecare e di un brano per Bocelli

Pubblicato da Radio Gassino Uno FM 97.500 MHz web radio su Sabato 23 febbraio 2019

2 risposte a “ROMA E IL GREMIO DEI SARDI ABBRACCIANO PIERO MARRAS: PER LUI IL PREMIO “TACITA MUTA””

    1. Sono d’accordo con te Gemma, ho passato la notte a riascoltare i suoi CD, in particolare “Fuori Campo” e il Concerto che ha fatto Sabato al Gremio, una grande padronanza di sé!!!

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