IL SANGUE VERSATO DAI MINATORI SARDI CHE LAVORAVANO NEL BACINO CARBONIFERO DELL’ARSA NELL’ISTRIA ORIENTALE

dall’archivio di Laura Vendrame
di DARIO DESSI'

La foiba di Terli, un inghiottitoio carsico, profondo circa 95 metri nel comune di Barbana, tra Albona e Pola. In quella voragine, subito dopo l’armistizio dell’ otto settembre 1943, furono gettate 26 persone. Per lo più erano solo colpevoli di essere italiani.

La Società anonima carbonifera Arsa (o CarboArsa o semplicemente Arsa) fu costituita a Trieste nel 1919, allorché le miniere in territorio di Albona in Istria e e nella Slovenia centrale, diventarono italiane, subito dopo la fine della Grande Guerra. Verso la metà degli anni Trenta, il Governo italiano decise di potenziare la produzione mineraria, valorizzando soprattutto l’estrazione del carbone, necessario, dopo la penalizzazione delle sanzioni sia per le necessità della madrepatria e sia per le esportazioni rivolte in gran  parte alla Germania. Fu, pertanto costituita l’Azienda Carboni Italiani (ACAI), una nuova Società a capitale pubblico, che gestiva le attività estrattive del Sulcis, dell’Iglesiente e del Fluminese in Sardegna e dell’Arsa (Pola). Allora l’Istria sud-orientale era territorio italiano; solo alla fine della  seconda guerra mondiale sarebbe diventato prima jugoslavo e poi croato. Tra i morti del disastro minerario di Arsia, molti minatori di origine sarda, i quali, stando alle ricerche furono 53. Mauro Pistis, nel mensile “La Provincia del Sulcis Iglesiente”, ebbe a scrivere che la maggior parte dei morti di Arsia, provenivano dai bacini carboniferi di Carbonia e del Sulcis, pur avendo la residenza nei pressi della miniera istriana.

La storia: Settantotto anni fa alle 4.35 del 28 febbraio 1940 in Istria, nel bacino carbonifero d’Arsa, la più grande sciagura mineraria d’Italia  con 185 vittime sulle quali è sempre prevalso l’oblio. Un inferno di fuoco e polvere fece seguito a una violenta esplosione di grisou, mentre l’ossido di carbonio invadeva simultaneamente tutte le gallerie e i pozzi precludendo ogni via di scampo ai minatori. Ciò che accade 75 anni fa ad Arsia fu il più grande disastro minerario italiano e  uno dei più gravi della storia mineraria mondiale. Perirono 187 minatori, tra i quali 137 italiani; il numero delle  vittime superò quello  di Marcinelle in Belgio. Dei minatori di origine sarda, in realtà, si è saputo ben poco, anche perché durante il regime fascista, non era uso diffondere  notizie attinenti a disastri o a tributi di vite umane; i filmati Luce si  limitavano a descrivere le meraviglie dei moderni impianti di estrazione del bacino carbonifero. I minatori sopravvissuti si astennero dal lavoro per tre settimane. Alcuni di essi, considerati colpevoli  del disastro,  perirono più tardi, nell’autunno del 1943, in alcune foibe disseminate in territorio di Albona. Solo nella Foiba di VinesFoiba dei Colombi  ed ora di Albona) subito dopo l’8 settembre 1943 furono gettati in una voragine carsica, 72  italiani, tra i quali un ventina di dipendenti della Società Anonima Carbonifera Arsa appartenente al Gruppo A.Ca.I., Azienda Carboni italiani. Di quelli alcuni provenivano appunto da Carbonia.

Si è sempre parlato delle  foibe di Vines, dove vennero riesumate 84 vittime, della foiba di Terli (26 salme), della foiba di Pucicchi (11 salme), di Surani (26 salme). Complessivamente i vigili del fuoco di Pola riuscirono a recuperare 159 salme. Ma tante altre vittime furono recuperate scavando nelle miniere a cielo aperto di bauxite e di carbone.

Da racconto di uno dei sopravvissuti: “Mi hanno imprigionato in una cella di 4 metri con altre trenta persone, stretti come sardine, quasi senza aria e tutti con le mani legate col fil di ferro dietro la schiena”. Dopo essere stato torturato “tutta la notte” e “dopo mezz’ora non sentivo più nulla (…) dovevo avere la testa rovinata completamente (…) una donna ufficiale mi spaccò la mascella sinistra con il calcio della pistola (…) ci legarono in fila indiana, l’ultimo di noi era svenuto e gli fecero passare il fil di ferro intorno al collo. Lo abbiamo inevitabilmente soffocato nel dirigerci verso la foiba. (…) durante il tragitto sono scivolato e caduto. Immediatamente mi è arrivata una botta con il calcio di una mitragliatrice al rene destro. Durante il tragitto (…) mi hanno fatto mangiare della carta, dei sassi, mi hanno sparato vicino alle orecchie (…) Poi la Foiba. (…) quando ho sentito l’urlaccio di guerra mi sono buttato subito dentro come se questa Foiba rappresentasse per me un’ancora di salvezza. Sono piombato dentro l’acqua e mentre calavo a picco sono riuscito a liberarmi una mano con la quale ho toccato quella che credevo essere una zolla con dell’erba mentre in realtà era una testa con dei capelli. L’ho afferrata e tirata in modo spasmodico verso di me e sono riuscito a risalire (…) ho salvato un italiano”. 

Tra gli infoibati anche tanti sardi, in parte minatori del Sulcis: Alberto Picchiani, un Ingegnere Minerario, direttore dell’Azienda Carboni (ACAI), che nel 1939 aveva alle sue dipendenze ben 9.000 minatori fu massacrato dai partigiani di Tito il 5 ottobre 1943.

Da un resoconto di Carlo Cesare Montani:

Non sono particolari di carattere marginale, in specie alla luce di quanto accadde nell’Arsa dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, in quel breve ma agghiacciante periodo intercorso fra la dissoluzione dell’esercito italiano, delle istituzioni e delle strutture civili, ed il recupero di una pur precaria normalità, promossa a distanza di circa un mese dal ritorno delle forze armate tedesche e dal ripristino pur coercitivo dell’ordine. In quelle tragiche settimane, i partigiani comunisti slavi, unitamente ai loro fiancheggiatori italiani, uscirono allo scoperto, soprattutto di notte, macchiandosi di efferati delitti: nella sola foiba di Vines, presso Albona, scomparvero almeno 100 Italiani senza colpe, se non quella di avere lavorato per il comune progresso, nell’ambito di una cooperazione che, soprattutto nella miniera, coinvolgeva Italiani e Slavi senza distinzioni e senza discriminazioni. Il drammatico destino, reso ancora più allucinante dalle torture subite prima della morte, distrusse la giovane vita di Alberto Picchiani, che nel frattempo era diventato padre di due figli, assieme a quella di parecchi lavoratori sardi (le vittime accertate nell’ambito dei dipendenti di ACAI furono una sessantina). Era il 5 ottobre: la stessa data in cui un’altra foiba, quella di Villa Surani, presso Antignana, vide l’estremo sacrificio di Norma Cossetto, assurta a simbolo del martirologio istriano, fiumano e dalmata, vittima di indicibili violenze, poi insignita della laurea «honoris causa» dall’Università di Padova e, sia pure tardivamente (2005), della Medaglia d’Oro al Merito Civile da parte del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in riconoscimento della forza morale manifestata nei confronti degli assassini e nel rifiuto di qualsiasi collaborazione a fronte delle loro profferte”.

Al termine della prima fase di utilizzo delle foibe, già alla fine del mese di ottobre del 1943 era stato possibile recuperare le salme delle vittime grazie all’intervento del maresciallo Arnaldo Harzarich e i suoi vigili del fuoco di Pola.

La triste e drammatica pagina delle Foibe riguarda anche la Sardegna:  Da una ricerca di Fabio Meloni risulta che furono infoibati anche140  sardi, in gran parte minatori del Sulcis iglesiente, trasferiti da Carbonia ai pozzi in Istria, ma anche militari, così come carabinieri, finanzieri, poliziotti e poi impiegati, maestri elementari, ostetriche, con la sola unica colpa di essere italiani. La tragedia delle foibe è validamente rappresentata dalla  stele presente nel Sacrario di Basovizza (Trieste), che intende onorare tutte le vittime di una epoca tragica, ed ergersi a perenne memoria storica.

Tra il 1943 ed il 1945, oltre 10.000, donne, uomini, vecchi e bambini, furono barbaramente uccisie gettati, spesso vivi, nelle cavità dell’altopiano carsico, chiamate foibe, vittime di una pianificata pulizia etnica, operata dalle truppe comuniste slave di Tito, che mirava all’annientamento della presenza italiana in quelle terre. L’operazione fu completata costringendo 350.000 Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia ad abbandonare la propria casa, i propri beni e soprattutto tanti cari ricordi. Risalire alla verità storica è stato difficile, anche per certi impedimenti che hanno volutamente ostacolato le ricerche ed ancor oggi esistono Amministrazioni locali che negano la partecipazione alle commemorazioni, professori che non ottemperano alla circolare ministeriale che invita a “ricordare la tragedia delle Foibe”. L’Italia è sempre debitrice nei confronti di coloro che per tanti anni hanno dovuto ricordare le loro tragiche esperienze in  un  completo silenzio. oltre alle cerimonie per il “Giorno del Ricordo” di cui alla Legge 30 marzo 2004 numero 92 (approvata dal Parlamento Italiano con voto quasi unanime sarebbe auspicabile, come succede per i campi di sterminio, che anche le Foibe fossero meta di pellegrinaggio da parte dei nostri studenti. A Dachau sede del primo lager, nei pressi di Monaco di Baviera, voluto da Hitler, ancora oggi, tutti i  giorni  in tutte le scuole della cittadina, viene dedicata un ora di riflessione e di commemorazione alle tragiche vicende vissute dai reclusi, non solo ebrei, ma anche omosessuali, minorati psichici, militari e sacerdoti; insomma da tutti coloro che davano fastidio alla Grande Germania. Già, nel 1945, quando le prime truppe angloamericane arrivarono a Dachau e scopersero vagoni merci pieni di cadaveri, tutti gli abitanti di Dachau dichiararono di non saper niente di quel campo di concentramento. Oltre al 10 febbraio, il giorno del ricordo in memoria della vittime delle foibe e dell’esodo dalla loro terra di Giuliani Istriani e Dalmati nel secondo dopoguerra. Oltre al 26 gennaio il  giorno del ricordo delle vittime  dei  lager nazisti  aperti ufficialmente nel 1933 e chiusi nel 1945. che causarono circa 16 milioni di vittime tra i quali sei milioni di ebrei, bisognerebbe istituire  anche il giorno della memoria delle vittime   dei gulag sovietici , aperti ben prima del 1918 in gran parte in Siberia e in Kazakistan dove perirono ben sessanta milioni di oppositori del regime. e chiusi soltanto nel 1987. Viene infatti celebrata la rivoluzione russa del 1917, ma non il giorno del ricordo delle vittime dei gulag, campi di lavoro forzato.

“Guai a seppellire la storia, perché prima o poi schizza fuori come un cane rabbioso” (Hegel)

Tra gli infoibati anche tanti sardi, in parte minatori del Sulcis.

1.Angius Efisio, 2. Atzori Francesco, 3. Baccanti Salvatore, 4. Baroli Giulio,

5. Barone Francesco,  6. Barone Giovanni (Lapide), 7. Basciù Flavio, 8. Boi Olindo (Lapide)(Medaglia 2014), 9. Buassi Carlo, 10. Busu Bianco,11. Campus Costantino, 12. Cannas Francesco, 13. Carbone Vincenzo 14. Cardone Tonio, 15. Caredda Eraldo, 16. Casari Giacomo (Medaglia 2015,), 17. Chessa Lorenzo, 18. Chessa Luigi, 19. Chessa Salvatore 20. Chironi Antonio (Lapide), 21. Chironi Luigi Cirotto, 22. Giovanni Maria, 23. Coa Costantino, 24. Coghe Melchiorre Giuseppe Lapide)Medaglia 2011, 25. Contieri Giuseppe, 26. Contù Giuseppe, 27. Corrias Efisio, 28. Cortis Efisio, 29. Cossu Pasquale, 30. Cruccas Dino, 31. Dadea Giuseppe, 32.De Muro Francesco 33. Deplano Giovanni, 34. Deriu Antonio, 35. Desogus Antonino,36. Dessena Antonio, 37. Dessì Manca Antonino, 38./De Totto Antonio Giuseppe, 39. Di Pasquale 40. Giuseppe, 41. Fadda Giovanni (Lapide), 42. Faè Giuseppe, 43. Di Pasquale Giuseppe, 44.Fadda Giovanni (Lapide),45. Faè Giuseppe,

46. Fancello Mauro Antonio, 47. Flore Vincenzo 48, Foddai Gioanmaria 49. Foddai

Leonardo, 50.  Follesse Beatrice, 51. Frongia Giuseppino, 52. Fronteddu Antonio, 53. Ganzardi Ettore, 54. Gaspa Giovanni, 55. Gaviano Angelo, 56. Ghi Andrea, 57. Ghiglieri Raimondo,58. Grauso Ernesto, 59. Gutierrez Stefano, 60.Lai Orazio (Medaglia 2010), 61. Lai Vittorio, 62. Lampis Giovanni, 63. Lardu Antonio, 64. Linaldeddu Pietro, 65. Lobina Alfredo, 66. Loi Egidio, 67. Loriga Giuseppino, 68.Madau Giuseppe, 59. Maguledda Antonio, 70. Mainas Giuseppe, 71.  Manca Augusto, 72. Manos Francesco, 73.  Manuzzo Pietro, 74. Marogna Garino, 75.  Marongiu Francesco, 76. Marras Giovannino, 77. Marzeddu Costantino, 78. Masala Pietro, 79. Mascia Francesco, 80. Massaiu Francesco, 81.  Mastinu Giovanni (Medaglia 2014), 82. Medda Ottavio, 83.Melis Giovanni, 84. Melis Giuseppe, 85. Meloni Giuseppe, , 86. Melosu Ignazio, 87. Mirai Angelo (Medaglia 2015), 88. Mongiu Pietro, 89.Moro Francesco 90. Mulargia Antonio Pietro, 91. Mulargia Giuseppe, 92. Mulargia Leonardo Antonio, 93. Mulas Francesco, 94. Mura Pietro, 95. Murgia Giovanni, (Lapide), 96. Nicolai Giacomo, 97. Oliva Pietro Salvatore, 98. Onorato Giuseppe, 99. Orecchioni Pasquale, 100. Pala Giuseppe, Pala Salvatore,  Medaglia 2006, 101.Pelici Cesare, 102. Peralta Giovanni (Lapide), 103. Pilo Antonio, 104. Pilo Filippo, 105. 106. Pilo Michele, 107. Pinna Antonio, 108. Pinna Benito, 109. Pinna Folco 110. Pinna Giuseppino, 111. Pintus Giovanni, 112. Piras Antonio, 113. Piras Emanuele, 114. Pisano Emilio Antonio, 115. Pisano Giuseppe, 116.  Pittalis Mario, 117. Podda Saverio, 118.  Poli Giovanni, 119. Pompedda Giuseppe, 120. Porcedda Alessio(Lapide), 121. Porcù Giuseppe, 122. Porru Silvio (Medaglia 2015), 123.Puggioni Salvatore, 124. Puliga Mario, 125.  Pusceddu Angelo, 126. Putzu Nino, 127. Roych/Royk Ennio, 128. Salis Doro, 129. Sanna Giovanni, 130. Sanna Sebastiano, 131 Santandrea Antonio, 132.  Efisio,Satta Carmine, 133.  Sau Giovanni, 134. Saxida Francesco, 135. Sechi Francesco, 136. Serra Andrea (Lapide), 137. Serra Giuseppe, 138. Siddu Giuseppe (Lapide), 139. Solinas Antonio, 140. Solinas Giovanni (Medaglia 2014), 141. Sorresu Efisio, 142. Sotgiu Francesco – Medaglia 2006, 143.Tanda Genesio, 144. Tatti Antonio, 145. Tatti Giovanni Maria, 146. Tiana Giov.Battista, 147. Tiana Salvatore, 148. Tilocca Antonio Maria, 149. Tiloga Luigi, 150. Todde Pietro, 151. Tuligi Valentino, 152. Uras Gavino, 153. Usai Maurizio, 154. Vacca Giacomino, 155.  Vinoglio Giuseppe, 156. Zucca Giovanni Antioco. Gianbattista Pintore,  Giambattista Morittu.

ALCUNE  NOTE  BIOGRAFICHE

Linaldeddu Pietro, nato il 19/09/1924 a Tempio Pausania (SS), sottotenente del 2° “Istria”, catturato a Pinguente fu tradotto a Villa Decani, località Diex, e fucilato il 02/05/1945 (dichiarazione di morte presunta).

Loi Egidio, nato il 17/11/1921 a Terralba (Oristano), milite, arrestato a Dignano l’8/05/1945. Scomparso. Pietro

  
Marzeddu Costantino, nato il 12/02/1907 a Pozzomaggiore (SS), appuntato della Guardia di Finanza, prelevato dai comunisti slavi a Rovigno il 20/04/1944. Scomparso.

Mura Pietro, nato nel 1897 a Macomer (NU), dirigente del servizio delle guardie giurate (Albona-Pisino); scaraventato nella Foiba di Vines.

Mulargia Antonio Pietro, Nato il 01/04/1918 a Bulzi (SS); milite della M.D.T., catturato dai partigiani slavi a Pola il 02/05/1945, fu trasferito a Sebenico il 06/06/1945. Il comune di nascita lo presume disperso in guerra assieme al fratello Leonardo.

Antonio. Mulargia Giuseppe, sardo, sottocapo furiere della Xa Mas a Pola, Base Est dei CB (mini sommergibili). Catturato alla fine della guerra risulta ucciso nei pressi di Zara.

Onorato Giuseppe, nato il 30/08/1917 a La Maddalena; sergente sommergibilista a Pola. Catturato dai partigiani nel maggio 1945. Scomparso.

Pala Salvatore, nato nel 1892 a Sassari, operaio, catturato dai partigiani a Dignano. Non se ne è saputo più nulla.

Giuseppe Pisano, nato il 25 aprile del 1923 a Mogoro (il padre si chiamava Francesco) era un sottotenente dei bersaglieri. Fu catturato a Tolmino e ucciso nel maggio del ’45.


Carmine Satta nacque il 13 giugno del 1897 a Oristano. Era un brigadiere della Finanza. Fu catturato a Pieris il 1º maggio del 1945 e deportato il 15 maggio. Su di lui calò il silenzio.


Stefano Gutierrez, non era un militare, era solo uno studente nato il 23 luglio deel 1916 a Sassari. La guerra e la sete di vendetta travolsero anche lui. Scomparve il 9 febbraio del 1945 e non se ne ebbe più notizia.


E ancora: Pietro Todde, nato il 25 aprile del 1999 a Pirri, arrestato a Monfalcone il 1º maggio ’45. Il 24 ottobre dello stesso anno era ancora vivo a Fiume. Poi spari. Infoibato o fucilato.

Ennio Roich, nato ad Olbia nel 1899, scomparso nel mese di maggio del 1945

Cesare Pelici, nato l’8 novembre 1922 a La Maddalena, sergente dei bersaglieri, arrestato a Santa Lucia, deportato a Bravenica. Scomparso.

Antonio Tatti, nato a Bortigiadas il 20 novembre 1988. Era un civile, portiere di un edificio a Gorizia. Catturato, di lui non si seppe più nulla.

Un sopravissuto

Angelino Unali, un patriota brigadiere sardo della Guardia di Finanza, era sopravissuto  alla strage di 97 finanzieri prelevati dalla Caserma di Campo Marzio a Trieste, nel mese di maggio del 1945, quando la guerra era ormai finita e finiti nelle foibe o nei campi di sterminio Jugoslavi con la sola colpa di essere italiani.

OCCORRE RICORDARE

1943 – 1947 La Sardegna ricorda tutti i martiri delle foibe di Trieste, di Gorizia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

Giornata della memoria 10 febbraio 1019

2 risposte a “IL SANGUE VERSATO DAI MINATORI SARDI CHE LAVORAVANO NEL BACINO CARBONIFERO DELL’ARSA NELL’ISTRIA ORIENTALE”

  1. Mi sembra un racconto sentimentale e non si considera bene il momento particolare della guerra nazifascista. Addirittura il nome e cognome. Da una parte cerano nazifascisti e dall’altra parte c’era un paese comunista. Forse volevano conquistarlo e cosa dovevano fare se non difendersi. In quella guerra sono morti milioni di persone la maggioranza russi.

  2. Il mio non è un racconto sentimentale, bensì pura narrazione di eventi storici, costata mesi di accurata ricerca. E’ incontrovertibile che il popolo russo nella 1° guerra mondiale e i popoli sovietici nella seconda, abbiano avuto il maggior numero di caduti rispetto alle altre nazioni belligeranti. Ma è anche incontrovertibile che nei lager nazisti ci sia stato un olocausto di sei milioni di esseri umani, cosi come nel gulag sovietici un genocidio di ben 60 milioni di vittime tra i condannati ai lavori forzati, perché oppositori della dittatura sovietica.

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