L’ITALIA NELLA POESIA DIALETTALE: EVENTO STRAORDINARIO ALL’UNAR DI ROMA CON IL CONTRIBUTO DEL GREMIO DEI SARDI

al centro Luisa Gorlani, autrice del libro “L’Italia nella poesia dialettale”
di CHIARA GAMBINO

Ha avuto luogo, nella sede dell’UnAR (Unione  Associazioni Regionali), in Via Aldrovandi 16 – Roma, un evento straordinario, che ha visto la Sala Italia stracolma di partecipanti.La presentazione, infatti,  del libro “L’ITALIA NELLA POESIA DIALETTALE. 1700-2000”, Edizioni Progetto Cultura, Roma 2018, della PROF. LUISA GORLANI, ha esercitato un forte richiamo di pubblico.Dopo l’introduzione iniziale di Antonio Maria Masia, Presidente dell’UnAR, ha preso la parola l’Autrice Prof. Luisa Gorlani, che ha sottolineato come tale suo libro nasca dalla sua singolare esperienza professionale.

Luisa Gorlani, infatti,  Lombardo-Veneta d’origine, Romana d’adozione, laureata in Lettere Classiche all’Università Cattolica di Milano, ha lavorato come  Docente di Lettere in tutta la Penisola.  Per seguire, con due figli, il marito, Ufficiale della Marina Militare, Ammiraglio, ex Sommergibilista e Consigliere Militare del Presidente della Repubblica, ha affrontato 19 traslochi da un capo all’altro dell’Italia e ha insegnato per 30 anni nelle Scuole delle più disparate Regioni Nazionali, acquisendo una rara visione d’insieme della Società e della Scuola Italiana, sui cui aspetti di fondo ha condotto ricerche e prodotto studi scientifici, sperimentando tecniche metodologiche d’avanguardia, per la prevenzione e il recupero del disagio e della devianza minorile. E’ stata premiata come “Insegnante d’Italia” “per lo straordinario impegno profuso nella Scuola Italiana col massimo di professionalità e umanità”;  ha ricevuto il Premio “I Buoni Maestri” “per l’educazione al sentimento” e  un “Omaggio alla Carriera” di Docente, “per una vita dedicata alla cultura e alla trasmissione della cultura alle giovani generazioni” . E’ stata anche Sceneggiatrice e Regista di varie opere teatrali e di un film “Odissea dell’Uomo d’Oggi”, girato da TeleLiguria Sud.

Psicologa e Scrittrice versatile ed eclettica, ha pubblicato  11 libri di generi letterari diversi [Poesia, Narrativa, Teatro, Arte, Saggistica], divenuti oggetto di interviste giornalistiche, radiofoniche e televisive, introdotti poi in vari Licei, in occasione degli “Incontri con l’Autore”, e presentati nelle sedi istituzionali più prestigiose di varie città. Oltre ai numerosi Premi Letterari,  ha ricevuto vari riconoscimenti, tra cui l’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. In Campidoglio le è stato conferito il “Premio Donna e Cultura” e il premio “Eccellenze femminili” “per la sua presenza attiva nell’agone culturale nazionale e romano, nel quale mette a disposizione la sua intelligente e plurivalente maturità artistica e letteraria di Intellettuale dalle indiscusse e note qualità”.  Attualmente è stata nominata Presidente di Commissione del “Premio Europeo Capo Circeo” e Membro di Giuria del “Premio FUIS”, con Massimo Dapporto e Giulio Base.

La rara, articolata esperienza, dunque, della Prof. Gorlani, che l’ha portata ad attraversare  le realtà più dure del Paese, quali mafia, camorra, contrabbando, superstizione, le ha permesso  di conoscere non soltanto i problemi locali, ma anche tradizioni, mentalità, caratteri e dialetti regionali, che l’hanno incuriosita e affascinata, inducendola a continui ritorni comparativi con la sua terra d’origine  e la sua gente.Ella cita, infatti,  una sua poesia,  dedicata alla sua Brescia, in cui scrive: “O mia azzurra città / di giovinezza perduta / disseminata di ricordi / segreta forgia di mia forma / tu mi parli / in te mi riconosco / […] Torno a cercarti / e ti risento / nell’ostica parlata della mia gente / ruvida schiettezza / ingenuo candore / sacrale operosità. / E nel recupero del passato / l’identità si ricompone / L’appartenenza ritrovata / riconcilia all’accoglienza / di nuovi orizzonti.”

Questo, dunque, il suo intervento:“Il rinvenimento del mio passato, mi ha consentito di constatare e capire il legame indistruttibile che lega l’uomo alle sue radici, e forse proprio da questa comprensione è nata l’idea della riscoperta dei dialetti nella loro molteplicità e diversità e in particolare della poesia dialettale.

Il dialetto è, infatti, la lingua primigenia delle radici,  la lingua familiare e quotidiana della verità, dell’autenticità, dell’immediatezza, che si fa specchio della più profonda e variegata identità della gente di un Paese, a seconda anche del contesto storico-geografico di appartenenza.

Gli idiomi dialettali, pertanto, nelle loro differenze fonetiche, strutturali, lessicali, sono un prezioso patrimonio linguistico, sociale, secolare, che va riscoperto, difeso e salvaguardato, come espressione di sentimenti e atteggiamenti connessi al colore e al calore esterno dell’ambiente.

La rappresentazione dell’Italia, dunque, con i suoi mille volti emerge dalle poesie dialettali dei suoi tre principali poli, che  ho cercato sinteticamente di focalizzare: Nord, Centro e Sud, per le caratterizzazioni ambientali e caratteriali che affiorano dai versi dei vari poeti, i quali ne sanno cogliere l’espressione, il suono, l’identità più profonda. Il Poeta, infatti, è un Rabdomante che, con la sua bacchetta magica, sa captare vene acquifere sotterranee, ad altri difficilmente accessibili.

Comun denominatore, tuttavia, dei poli opposti dell’Italia, pur nella diversificazione, è il forte legame che tutti lega alle proprie tradizioni, alla propria terra. Vedasi, ad esempio, la poesia del friulano Biagio Marin “Vogia de casa”,  o quella del siciliano Ignazio Buttitta “Comu ti chianci ora ca ti persi”.

Straordinaria lente d’ingrandimento della vita, dunque, è la Poesia, che ci aiuta a cogliere, nella sua essenzialità, il senso profondo e nascosto dell’esistenza.

Avvincente, infatti, è la lettura caleidoscopica, che la poesia dialettale italiana ci offre della nostra Penisola, nella sua varietà e specificità, attraverso la lingua dei Padri, prezioso patrimonio linguistico del passato, che caratterizza l’anima dei popoli, col suo suono evocatore e arcano”.

Alla presentazione del libro è seguita la proiezione di un interessante Video, ideato dalla Prof. Gorlani,  con una carrellata di poesie lette da attori di varie regioni, con relative traduzioni in Italiano, e di canzoni dialettali, accompagnate da flash  panoramici sulle diverse città.

Per il NORD è stata letta la poesia “El me Milan” di Emilio De Marchi, a cui è seguita la canzone “Oh me bela Madunina”; poi la poesia “Le dezzornade de Bressa (Le 10 giornate di Brescia)” di Angelo Canossi, il poeta della brescianità; “Vogia de casa (Voglia di casa)” del friulano Biagio Marin, seguita dalla canzone veneziana “Marieta monta in gondola” e infine la poesia “Un dè d’utouber (Un giorno d’ottobre)” del romagnolo Tonino Guerra, seguita dalla canzone “Romagna mia”.

Per il CENTRO    sono state lette le poesie dei quattro poeti romaneschi: Gioacchino Belli con “Rifressione immorale sur Culiseo”; Cesare Pascarella con “La scoperta de l’America”; Trilussa con “Pasquino sempre scontento” e Mario Dell’Arco con “Ponte dell’Angeli”, seguiti dalla canzone “Quanto sei bella Roma”.

Per il SUD si è letta la poesia “Pianefforte ‘e notte (Pianoforte di notte)” del  Campano Salvatore Di Giacomo, seguita dalla canzone “Napule è”;  poi la poesia “Pasca Tarandine(Pasqua tarantina)” del Pugliese Claudio De Cuia, seguita dalla canzone “Quant’è belluluprimm’ammore”; e, infine, per la Sicilia: la poesia di Giovanni Meli “Polifemu” e quella di Ignazio Buttitta “Lu trenu di lusuli  (Il treno del sole)”, seguita dalla canzone “Vitti ‘nacrozza”.

Dopo la proiezione del Video,  il Presidente dell’UNAR  Antonio Masia ha letto la sua intensa, profonda poesia in dialetto sardo “Su tempusit est (Cos’è il tempo)e ha invitato i poeti  delle varie Associazioni aderenti all’UNAR a leggere le proprie. E’ così intervenuto, in rappresentanza del Presidente Narciso Giovannetti dell’Associazione “Dea Roma”, Gianni Salaris, che ha recitato la sua poesia in romanesco sulla “Socera”; Marcello Soro, socio del Gremio, con una poesia in romanesco “Er Natale nostalgico de noantri”; Carmen Carmielutti, in rappresentanza del Presidente Francesco Pittoni  del FogolarFurlan, con una poesia in friulano pure sul Natale del poeta Gianfranco Gallo; ed  Emanuele Verghini, Presidente dell’Associazione della Tuscia, ha proiettato un breve video, in cui l’attore Vincenzo Bocciarelli legge le poesie del poeta dialettale Titta Marini.

Conclusasi la lettura delle poesie, la Prof.ssaGorlani ha sottolineato, come comun denominatore, l’attaccamento di tutti alle proprie radici, che unisce e affratella gli Italiani e, in nome di questo unanime sentimento, ha invitato l’Ensemble di Fiati della Banda dell’Esercito (gentilmente prestatasi) a suonare l’Inno “Fratelli d’Italia” e “La Bandiera tricolore”. Particolarmente significativo, suggestivo e aggregante è stato l’intervento del Gruppo, che  ha poi aggiunto altri brani, con straordinaria bravura, suscitando l’ammirazione e il plauso di tutti.

Si  è, infine, festeggiato l’evento, da molti definito, con entusiasmo, come “la più bella presentazione di libro a cui avessero mai assistito”, per il variegato e stimolante succedersi di interventi, con un rinfresco e un brindisi d’auguri per l’imminente Natale e l’anno 2019, egregiamente organizzato dall’UnAR e dal Gremio.

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