COLORI DI SARDEGNA FRA LE ALPI: INTERVISTA A ROBERTO AGUS IL PRESIDENTE DEL CIRCOLO SARDO DI BELLUNO

Roberto Agus nella foto di Alberto Medda Costella

di ALBERTO MEDDA COSTELLA

Prima stava in un’altra parte della città – mi dice davanti a un caffè fumante il presidente Roberto Agus di Dolianova, agente di custodia in pensione.Siamo a Belluno, capoluogo alpino del Veneto. Giusto il tempo di far colazione e trasferirci nella sede. Possiamo così riprendere la conversazione con un dolce sardo di mandorle che ci porta dritti in Sardegna. Intorno a noi non più le Alpi. Su un altarino un candeliere di Sassari che compone un trio con Sant’Efisio e dei bronzetti nuragici. A lato di un armadio un ritratto di Antonio Gramsci rivolto verso l’ingresso. Alle pareti foto ricordo di momenti conviviali dei soci.I sardi presenti in provincia di Belluno già si riunivano e incontravano dagli anni ’50, ma solo nel 1983 viene convocata l’assemblea costituente – dice Roberto – Io arrivai il 5 maggio di quell’anno e l’ultima domenica del mese venne eletto un direttivo. Primo presidente Gavino Lai di Sassari.

Quanti sono gli iscritti al circolo di Belluno e quanto costa il tesseramento?Oscilliamo tra i 120 e i 130. Il titolare della tessera sostiene il circolo con 23 euro annuali. 10 euro il famigliare.

Ci sono anche soci tesserati non sardi?Sì. Molti circoli sopravvivono anche grazie ai simpatizzanti che amano la Sardegna e che spesso la preferiscono ad altre mete per le vacanze.

Quali sono i servizi ai soci?I circoli sono un’associazione di promozione sociale, culturale e ricreativa. Quando organizziamo qualcosa, la nostra grande soddisfazione è vedere la gioia negli occhi dei nostri soci per la presenza di un coro o di un artista sardo. Tra i servizi offerti, la bigliettazione con un’agenzia a Milano, che stipula convenzioni con i vettori di trasporto marittimo riuscendo a strappare tariffe più vantaggiose. Questo è un richiamo anche per coloro che sardi non sono e che riescono ad ottenere un prezzo più conveniente per il viaggio in Sardegna.

La Regione Autonoma della Sardegna aiuta?Ci dà un piccolo contributo per pagare gli affitti e per l’organizzazione di attività culturali. Con i vari problemi che ha la nostra terra, i detrattori del finanziamento ai circoli sono tanti. Molti sardi ritengono che possiamo permetterci di sostenere tutte le spese autonomamente. Non si comprende che i circoli sono delle vetrine per la Sardegna e rappresentano un volano per l’economia legata al turismo. La stessa agenzia a cui ci appoggiamo per la bigliettazione è quella che ha un fatturato maggiore a livello nazionale grazie ai circoli sardi.

Ci sono sardi che vivono nel Bellunese, ma che hanno mantenuto la residenza in Sardegna?A eccezione di un socio, con tutti i problemi che ne conseguono, tutti hanno la residenza in provincia. I sardi che stanno qui sono un po’ lontani dalle grandi vie di comunicazione, ma difficilmente tornano a risiedere in terra sarda, anche perché in questo territorio si vive bene, lontani dal caos di altre città del Nord Italia.

Come sono visti i sardi dalla comunità bellunese?Rispetto ad altre provenienze d’Italia sono ben visti, senza dimenticare che la provincia di Belluno è stata terra di emigrazione. Come circolo siamo inoltre impegnati nel sociale: i nostri tesserati sono consapevoli di non rappresentare solo loro stessi, ma una regione intera.

È vero che i sardi lontani dalla terra di origine collaborano meglio tra loro?Tra sardi emigrati c’è veramente una gran voglia di aggregazione. Una volontà che magari non si riscontra in altri immigrati di altre zone che numericamente sono superiori. Posso dire che stando lontani da casa si sente la voglia di essere parte di qualcosa.

Che lavoro svolgono i sardi nel Bellunese?Prevalentemente sono militari.

I giovani partecipano? Quanto è cambiata la funzione di un circolo rispetto a trent’anni fa?Molto meno rispetto a prima. Sono cambiati i tempi. Si hanno molte più possibilità di tornare a casa con gli aerei. Grazie alla tecnologia è inoltre più facile comunicare con la Sardegna e i famigliari.

I vostri figli sentono il legame con la Sardegna?Sì, vengono anche in vacanza, ma non è mai la stessa cosa come per uno che ci è nato. C’è però il figlio di un nostro socio che, pur essendo nato qua, si è trasferito a Cagliari.

Al vostro interno quanto è tifato il Cagliari Calcio?I tifosi rossoblù sono una parte, ma diciamo che chi simpatizza per un’altra compagine segue anche il Cagliari. In passato abbiamo seguito qualche trasferta come a Treviso e Udine.

C’è qualche obiettivo raggiunto dai circoli che ha avuto dei benefici per i residenti in Sardegna?La continuità territoriale, nonostante funzioni solo con Roma e Milano.

Per concludere che cosa potrebbe fare ancora la RAS per gli emigrati?Far conoscere l’attività dei nostri circoli. Dovrebbe inoltre capire quanto questi si siano spesi per la Sardegna e per i suoi figli, diventando dei punti di riferimento per i sardi emigrati.

per gentile concessione de https://www.arborense.it/

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