MAURO FRAU TRA API E MIELE: ESSERE A 22 ANNI TRA I MIGLIORI APICOLTORI DI SARDEGNA

di CAROLA ONNIS

Api e miele hanno sempre rappresentato per me un argomento di grande interesse e la mia curiosità mi ha spinto ad approfondire questo campo andando a conoscere il giovanissimo Mauro Frau che da alcuni anni ha deciso di avventurarsi nel mondo dell’apicoltura, ottenendo subito interessanti riconoscimenti. Mauro  Frau ha appena 22 anni e vive a Serrenti. Attualmente studia all’Università di Sassari nella facoltà di Agraria, ha deciso di seguire il ramo che aveva intrapreso alle superiori, infatti, si è diplomato all’istituto agrario Duca degli Abruzzi.

Quando e come si sviluppa il suo interesse verso tale ambiente? «Quando avevo circa 18 anni, seguivo mio padre nel controllo di alcuni alveari che possedeva. Quello che soprattutto mi incuriosiva era il fatto che fra decine di migliaia di api presenti nell’alveare ognuna avesse un compito preciso dalla nascita sino alla morte. Questa curiosità  mi ha portato a documentarmi di più, a frequentare corsi e incontri specifici dell’apicoltur».

Giornata tipo dell’apicoltore? Come è strutturato il suo lavoro nel corso dell’anno? «Durante l’anno il lavoro dell’apicoltore è concentrato in modo intensivo particolarmente dalla primavera sino a metà estate. All’inizio della primavera si controlla la situazione delle famiglie, come la presenza della regina, la covata, le scorte e purtroppo qualcuna potrebbe essere morta per cause naturali o altro; attenzione particolare deve essere prestata al fenomeno della sciamatura (in sardo scussura) che è quel fenomeno in cui una parte della famiglia, migliaia di api, abbandona l’alveare per cercare un altro alloggio, se da una parte è una scena bella da vedere, per l’apicoltore invece è un fatto negativo perché si rischia di perdere parte della famiglia. Questo controllo è molto impegnativo perché richiede frequenti visite. Nel frattempo inizia il periodo della produzione del miele, con la posa del melari e con lo spostamento degli alveari chiamato nomadismo che è molto faticoso ma anche ricco di soddisfazioni perché permette di produrre tipologie diverse di miele come quello di sulla, eucalipto, corbezzolo. Non mancano però i problemi e sicuramente la varroa è tra quelli più importanti: si tratta di un piccolo parassita delle api che se non controllato porta a morte le famiglie. Conclusa la stagione estiva, poi si pensa a preparare le famiglie perché possano affrontare l’inverno in maniera ottimale».

Quali prodotti ottiene dalla sua attività e che tipi di miele produce? «Riguardo ai prodotti al momento produco solo miele ma se ne possono ottenere tanti altri come polline e propoli che in futuro sperimenterò».

A luglio si è svolta a Montevecchio la 25° Sagra del Miele e il Concorso regionale Premio Mieli Tipici a cura dell’Agenzia Laore, che cosa può dirci a riguardo? «Per  l’edizione di quest’anno della Sagra del Miele ho partecipato al concorso col miele di sulla nella sezione autoconsumo e ho  ricevuto un gradito premio qualità».

Progetti per il futuro? »Nell’avvio dell’attività la parte burocratica mi ha impegnato per qualche mese, ma guardando il futuro penso a un’attività con diverse tipologie di prodotto soprattutto di qualità e di un marchio che porti la conoscenza del nostro territorio oltre i confini della Sardegna».

Mauro Frau è un ragazzo fin troppo discreto e non esalta assolutamente il premio conquistato, nonostante sia il frutto del suo grande impegno e l’amore che nutre per le sue api e i prodotti che da esse riesce ad ottenere. Il suo miele pregevole non può che migliorare perché la passione che vi ci mette traspare dai suoi occhi e dalla costanza che impiega per perfezionarsi ogni giorno. La nostra interessante chiacchierata si è trasformata in un approfondimento sul mondo dell’apicoltura e lui mi ricorda un qualcosa di davvero importante che non dovrebbe essere mai dimenticato da nessuno di noi: circa un secolo fa lo scienziato Albert Einstein per richiamare l’attenzione sul ruolo delle api disse che «se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero più di quattro anni di vita».

 

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