VISITARE GAVOI, TRA BALCONI FIORITI E CASE DAI TETTI ROSSI: IL PAESE DOVE RIECCHEGGIA LA MUSICA ANTICA DI SARDEGNA

Gavoi (Foto di Massimo Frasson)

di COSTANZA LODDO

Gavoi è un borgo gioiello, un centro agro-pastorale di eccellenza incastonato nella selvaggia Barbagia di Ollollai, nel centro della Sardegna. Circondato dalle vette del complesso montuoso del Gennargentu, il paese si inerpica a 800 metri di altezza, in un territorio protetto da magnifiche alture e attraversato da boschi incantati che abbracciano il blu intenso del lago artificiale di Gusana. Insignito dal Touring Club della Bandiera Arancione, Gavoi è sinonimo di qualità turistica-ambientale e si distingue come località di eccellenza dell’entroterra barbaricino. Natura, storia, cultura, gastronomia e antiche tradizioni si respirano nel borgo: nel centro storico, una vera e propria perla, regna l’eleganza delle solide case in granito, con tetti rossi e balconi di legno e ferro battuto, da cui si tuffa una cascata di profumatissimi fiori. A luglio, proprio da quei magnifici balconi, si esibiscono scrittori, poeti, giornalisti e musicisti di tutto il mondo, in occasione della rassegna letteraria più famosa della Sardegna, il festival “L’Isola delle storie”. Passeggiando tra le vie del borgo, non è difficile risentire l’eco dei ritmi più arcaici dell’Isola. Qui, infatti, si producono e si suonano alcuni tra i più antichi strumenti musicali presenti in Sardegna, quali zufoli di canna palustre, triangolidi ferro battuto e il famoso “Su Tumbarinu”, un tamburo bipelle, le cui membrane sono realizzate con pelli di capra e asino, e, in un passato recente, anche con pelli di cane: questo strumento è l’anima del carnevale gavoese – dove è la musica ad essere protagonista – e viene suonato dalle tipiche maschere locali “Sos Tumbarinos”. Gavoi, però, è rinomato anche per le produzioni alimentari: fiore all’occhiello è il formaggio Pecorino Fiore Sardo D.O.P. – per cui il borgo è anche presidio slow food – che si realizza secondo antiche e particolari tecniche di lavorazione artigianale.

Ricchezze naturali, storiche, culturali, enogastronomiche e artigianali. Non mancano, quindi, i motivi per scoprire questo centro barbaricino, il cui nome presenta ancora origini incerte. Secondo alcuni studiosi potrebbe avere un legame con il termine pre-latino “Gava” che indica un recinto di bestiame. Per altri, invece, potrebbe essere un’evoluzione della parola latina “Gavinus” o “Gabinus” e deriverebbe dal nome del santo che oggi è patrono del paese.

Oltre all’incertezza sulle reali origini del toponimo, dubbi si nutrono anche in merito alla comparsa esatta di questo centro barbaricino. È certo, però, che il territorio di Gavoi sia stato scelto dall’uomo fin dai tempi più remoti: lo raccontano gli affascinanti menhir,come quello di “Sa Perda Longa”, le numerose domus de janas e alcune costruzioni create dall’uomo nuragico, tra cui il nuraghe di “Talaighé”, perfettamente conservato. Sebbene non si abbiano notizie certe sulle origini del paese, nel 1341 il nome della cittadina, nella forma di villa di “Gavi”, compare per la prima volta nelle fonti scritte: essa, infatti, è nominata nelle Rationes Decimarum, tra i paesi della diocesi di Santa Giusta che versavano tributi alla curia romana. Nell’Alto Medioevo, Gavoi era sotto il controllo del Giudicato di Arborea e faceva parte della curatoria della Barbagia di Ollollai. Nel 1388 tra i firmatari della pace tra Eleonora D’Arborea e Giovanni d’Aragona ci fu anche un gavoese, Bernardu Lepore, in rappresentanza della Barbagiadi Ollollai e della curatoria di Austis. Nella seconda metà del XV secolo Gavoi entrò a far parte del Marchesato di Oristano e successivamente, nel 1614, passò al Ducato di Mandas. Seguirono secoli di dominio da parte di diversi funzionari baronali sino al 1838, quando si abolì il sistema feudale.

Dalle ricchezze storiche a quelle religiose, culturali e artigianali, l’offerta dei luoghi da visitare è ampia. Per immergervi nel passato più remoto di Gavoi, il territorio conserva diversi siti archeologici come le domus de janas, le tombe scavate nella roccia, tra cui spiccano quelle di S’iscrithola, il cui ingresso presenta tracce di ocra rossa, e quelle di Gurrai, chiamate “sas campanas de Gurrai” per la loro particolare forma. Tappa obbligata è il già citato menhir di “Sa Perda Longa”, un monolite di granito alto oltre tre metri, che si trova nei pressi del santuario campestre di “Sa Itria”, dove si svolge la tradizionale corsa equestre “Su Palu de S’Itria”, di origine medievale. Tra gli altri siti archeologici, oltre all’insediamento nuragico di “Castrulongu”, da non perdere è certamente il già citato nuraghe di “Talaighè”, una struttura monotorre con una copertura a tholos ancora intatta. Se, invece, preferite ammirare le bellezze del centro storico, le strette viuzze vi condurranno alla piazza principale del paese, dove si affaccia la chiesa parrocchiale intitolata a San Gavino: un bellissimo luogo di culto in stile tardo gotico, edificato nel XVI secolo, la cui facciata è impreziosita da un imponente rosone in vulcanite rossa e un portale barocco. Per conoscere al meglio la cultura locale, non può mancare una visita della Museo etnografico ospitato nella casa Porcu Satta: un bel palazzo signorile costruito nel 1901, in cui si trova la “stanza Ciusa”, interamente progettata dallo scultore nuorese Francesco Ciusa. Qui vi aspettano un’interessante collezione di abiti della tradizione gavoese, la splendida collezione “Jocos” dei giocattoli di un tempo, gli strumenti degli antichi mestieri e, ancora, la raccolta degli strumenti musicali che hanno reso celebre il borgo.

Gavoi non delude neppure sotto il profilo naturalistico. Boschi di lecci, rovelle, castagni, agrifogli, noci e ciliegi, dominano il paesaggio circostante. Qui la natura è un sicuro rifugio per numerose specie animali di particole interesse naturalistico tra cui il nibbio reale, il falco pellegrino, il corvo imperiale, il gatto selvatico e la martora. A Sud del borgo, il panorama si apre alla vista sul lago di Gusana, un bacino artificiale, incastonato tra i monti “Littederone” e “Nodu nos Arcos”, ricoperti dalla tipica vegetazione mediterranea. L’invaso artificiale, realizzato ai primi anni ’60 del Novecento, rappresenta un patrimonio per il turismo ambientale della Barbagia: meta indiscussa per escursioni in canoa e per la pesca sportiva. Le acque del lago, il cui colore varia dal blu intenso al verde, sommergono un ponte romano, costruito intorno al II – III secolo dopo Cristo. Poco distante dal paese si trova il roccione di Lopène (luogo di pena), un luogo ricco di suggestioni, dove – stando alla leggenda popolare si consumava il sacrificio degli anziani: erano gli stessi figli a immolare alla divinità gli anziani che avevano superato i 70 anni di età, spingendoli dall’alto del dirupo.

Altro motivo per scoprire Gavoi è la tavola: qui tutti i sapori, dai primi ai dolci, raccontano l’antica tradizione barbaricina. Oltre che per il formaggio, il borgo è rinomato anche per la produzione di patate e per il “pane e fresa”. L’artigianato locale, un mix tra passato e presente, riscopre le pregiate produzioni di un tempo: speroni e morsi per i cavalli, gli antichi coltelli barbarcini, tessuti di orbace. Secolare è la tradizione degli orafi e degli argentieri: antichi rosari e famosi gioielli, tra cui “Sa Rughitta”, “Sa Perda e Ocru” e “Sos Gottones”, vengono riprodotti oggi con estrema maestria dalle abili mani gavoesi.

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