IL NUORESE FLAVIO MANZONI, L’ARCHITETTO CHE GUIDA IL DESIGN FERRARI A MARANELLO

ph: Flavio Manzoni

di FIAMMETTA MORETTI

E pensare che ora sono di moda i motivatori; intere lezioni e mantra studiati per incidere sulla volontà dell’individuo di raggiungere obiettivi. E poi c’è chi con quei “Tutto si può fare” accompagna un figlio dalla stanza nella quale disegna automobili fino a Maranello: ditta Ferrari, dipartimento Design, poltrona del direttore. E quel figlio – partito dal cortile di casa a Nuoro, seduto sui gradini, matita in mano e foglio sulle ginocchia a riprodurre en plein air la Lancia di babbo – su quella poltrona ora ci si siede. Da direttore.
È Flavio Manzoni, che da tempo ha sostituito i culurgiones con i tortellini, il direttore del design Ferrari a Maranello. Una passione innata quella per il bello, trasmessa per linea paterna; una cultura familiare che oggi si direbbe multidisciplinare: dalle arti visive all’architettura, dalla musica al design. Ingegnere, penseranno i più; no: architetto.

Come nasce la sua passione per le auto? Quando decide di farla diventare la sua professione? La mia passione per le automobili inizia sin da ragazzino; amavo molto disegnare e le auto erano tra i soggetti preferiti. Ero ancora adolescente quando inviai alla redazione della rivista Autosprint alcuni miei disegni che vennero presto pubblicati. Gli studi successivi, la figura e la personalità di mio padre hanno tanto contribuito ad indirizzare la passione verso una professione creativa. La mia famiglia mi ha trasmesso il valore dell’importanza di una cultura che oggi si direbbe ‘multidisciplinare’, dalle arti visive all’architettura, dalla musica al design. L’esperienza alla Facoltà di Architettura di Firenze, che ho frequentato e dove ho poi conseguito la laurea, è fortemente legata alla presenza di maestri come Remo Buti, Roberto Segoni, Giovanni Klaus Koenig e il grande Achille Castiglioni, inclini ad esplorare il design industriale e anche l’ambito della progettazione di veicoli.E’ stato il loro insegnamento ad alimentare l’interesse per il car design e il desiderio di acquisire una professionalità nel settore. Da qui il primo incarico al Centro Stile Lancia e via via ruoli con responsabilità sempre crescenti, sino ad assumere la Direzione Creativa del Design del Gruppo Volkswagen, prima di approdare alla Ferrari come Direttore del Design Ferrari.

Quale modello di Ferrari ideato da lei e il team del Centro Stile Ferrari le ha dato maggiori soddisfazioni? Per quale motivo? E’ difficile indicare una preferenza. Il progetto di una Ferrari rappresenta ogni volta il superamento di ogni aspettativa in termini di prestazioni, eleganza, sportività, soluzioni tecniche innovative; una sfida tra modernità e rispetto della tradizione, tra invenzione e memoria, tra sensibilità artistica e ‘cultura del progetto’. Dal 2010 ad oggi abiamo realizzato numerosi modelli, dalla F12 Berlinetta alla 812 Superfast, dalla GTC4 Lusso alla 488 Pista, alla recentissima Portofino passando per LaFerrari ed FXX K, autentiche hypercar-laboratorio e diverse one-off come 458 MM Speciale, J50 e SP38. Quest’ultima,  nel maggio 2018 è stata premiata al Concorso Internazionale d’Eleganza di Villa d’Este come vettura più rappresentativa dell’intera selezione. Realizzare una nuova vettura in Ferrari significa il superamento di tutto quello che è stato fatto in precedenza; sentiamo ogni volta la responsabilità che ciò che stiamo creando dovrà essere un capolavoro, una “scultura in movimento”.

Che legame ha con la sua terra natale, la Sardegna? Ho vissuto a Nuoro sino all’età di diciotto anni. La Sardegna è un luogo densissimo di stimoli e il legame che sento è profondissimo. Penso di aver assimilato molto della sua bellezza, della cultura e dell’arte. Mi riferisco alle ricerche di scultori come Costantino Nivola e Pinuccio Sciola; come pure di musicisti come Gavino Murgia e Paolo Fresu o di grandi scrittori come Marcello Fois. Quando cerchiamo di ottenere ad esempio un effetto che tecnicamente definiamo ‘iconico’, ideografico nel design di una Ferrari, la mia mente associa certi passaggi ai processi di astrazione e di sintesi propri delle opere di molti artisti.

Il suo successo nella carriera è frutto della perseveranza, di un pizzico di fortuna o di entrambi? Credo che perseveranza e tenacia siano state fondamentali; ho sempre accettato sfide che in quel momento erano più grandi di me, determinato a superarle con costanza ed impegno. “Tutto si può fare” è il motto con cui mio padre mi ha incoraggiato negli anni ad inseguire le mie passioni. Anche le imprese più ardite possono essere portate a termine con successo se si ha la caparbietà di trovare soluzioni per superare gli ostacoli.

Quali suggerimenti darebbe ai giovani italiani che vogliono inseguire i propri sogni lavorativi? La fuga all’Estero è d’obbligo per formarsi? Non credo che un’esperienza all’estero sia obbligatoria, ma è certamente molto formativa: la conoscenza e il confronto con altre culture offre innegabilmente l’opportunità di acquisire nuovi punti di vista; propone prospettive e ambiti di ricerca differenti; consente di entrare in contatto con realtà e problematiche nuove da risolvere. Lasciare la Sardegna è stata per me una scelta dettata dall’esigenza di seguire la mia passione per le auto: in Italia le aziende automobilistiche si sono sviluppate in area torinese e, qui in Emilia, nella terra dei Motori, ci sono le più prestigiose case produttrici di supercar al mondo. Quando ero studente inoltre in Sardegna non esisteva la facoltà di architettura. Ai giovani italiani suggerirei di assorbire il meglio delle culture con cui riusciranno a relazionarsi; di raccogliere le sfide che il mondo offrirà loro; di inseguire con caparbietà i propri sogni, avendo fiducia nelle proprie capacità.

http://www.cityandcity.it/

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