SARDEGNA COLPITA DAL MALTEMPO. MA LE INONDAZIONI NEL NOSTRO PAESE SONO DESTINATE AD AUMENTARE

È ancora emergenza maltempo in Sardegna, questa volta nel Sud, dove le piogge hanno continuato a causare gravissimi disagi. A Cagliari tutte le scuole e gli uffici pubblici sono rimasti chiusi fino alla conclusione dell’emergenza. Una donna è stata trovata senza vita e si sta cercando di rintracciare anche un uomo (prima di essere pastore) di cui non si hanno notizie nella zona tra le più colpite dal maltempo. Moltre persone intrappolate sono state portate in salvo dai Vigili del Fuoco mentre altre sono state evacuate. “Il problema è sempre lo stesso, si è costruito dove non si poteva”, spiega Mario Tozzi, noto geologo e divulgatore scientifico, autore di diversi libri tra cui l’ultimo, “L’Italia intatta”, con il quale conduce il lettore in un viaggio verso mete che sono finora miracolosamente scampate all’assalto del turismo di massa.

Puntualmente nello stesso periodo dell’anno si arriva a parlare dello stesso problema. Qual è il problema della Sardegna nello specifico? Lo stesso di tutti gli altri posti. A causa del cemento l’acqua delle piogge non può infiltrarsi nel sottosuolo, va a finire nei fiumi che quindi esondano. Il problema non sono però le precipitazioni, ma l’aver costruito dove non si doveva.

È sbagliato parlare di “bombe d’acqua”? Basta semplicemente che piova leggermente di più per causare una tragedia?  Quello è un termine improprio che deriva dalla traduzione dell’espressione inglese “flash flad” cioè “alluvione improvvisa”. Ha un grosso valore mediatico ma non è corretto utilizzarla. Capita ci siano rovesci anche cospicui, ma il problema è sempre a terra non in cielo.

Siamo in un periodo di mutazione climatica, maggiore instabilità del clima. È stato rilevato da una recentissima statistica che un aumento dei 2 gradi anziché 1,5 provocherebbe danni enormi. Nel concreto cosa succederebbe in Italia? Cosa dobbiamo aspettarci quindi? Dobbiamo aspettarci che aumentino i fenomeni metereologici violenti. I tornado hanno cominciato a essere frequenti, come i piccoli cicloni. Le perturbazioni aumenteranno di numero e potenza. Poi inevitabilmente ci sarà l’innalzamento del livello del mare. 4500 kmq sono a rischio inondazione in Italia. I ghiacciai si scioglieranno e le montagne saranno prive di manto. Ciò causerà frane ed erosione negli Appennini. Non più il bianco ma il grigio, lo sfasciume. Dovremmo aspettarci anche ondate di calore che potranno essere accompagnato anche da un grande freddo per colpa della troppa acqua dolce nei mari derivante dalla fusione dei ghiacciai, la corrente del Golfo potrebbe sparire.

Quali sono i fiumi più a rischio esondazione in Italia? L’Arno, mentre sul Lambro hanno fatto dei lavori e ora dovrebbe essere meno critico. Il Tevere non è a rischio, mentre il Po mantiene le sue criticità ma è controllabile. Sono i fiumi più piccoli che danno i maggiori problemi, la piena arriva dopo venti e minuti non si può far nulla. Sono sempre i bacini più piccoli a causare i maggiori problemi.

Esiste un rischio idrogeologico legato all’abbandono delle campagne?  Sì, il rischio è concreto, il fenomeno è planetario. L’esempio migliore è quello delle Cinque Terre. La foresta originaria era stata cancellata per lasciare spazio ai terrazzamenti, agli oliveti e alle vigne. Poi quando si è capito che col turismo si guadagnava di più senza spaccarsi la schiena la campagna è stata abbandonata e sono arrivate anche le alluvioni gravi, come quella del 2011.

 

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