IL PREMIO NAZIONALE DI MICOLOGIA A SIENA, PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO PER LA RICERCATRICE CLAUDIA PINNA DI ORANI

In occasione del convegno nazionale di micologia, presso l’Aula Magna storica dell’Università degli Studi di Siena, la dottoressa Claudia Pinna ha conseguito il premio nazionale per la migliore ricerca scientifica presentata nella sessione riguardante l’entomologia e la patologia forestale. Laurea con lode in Scienze Forestali e Ambientali conseguita presso l’Università di Agraria di Sassari, sede di Nuoro, e Dottore di Ricerca in Monitoraggio e Controllo degli Ecosistemi Forestali in Ambiente Mediterraneo, la giovane ricercatrice di Orani da tempo svolge i propri studi presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, portando avanti varie ricerche che spaziano dalla botanica all’apicoltura, dall’entomologia alla patologia forestale.
In seguito ad un finanziamento regionale sul monitoraggio fitosanitario delle specie di interesse forestale dell’isola e, in particolare, delle querce, è stata attivata una collaborazione con l’Università di Padova per studiare le specie fungine associate agli attacchi di Coraebus florentinus, coleottero xilofago, i cui primi danni in Sardegna sono stati registrati a partire dal 2005. Coraebus florentinus, citato nella letteratura scientifica come uno tra i principali coleotteri coinvolti nel processo di deperimento delle querce in Europa, è conosciuto comunemente come corebo trifasciato, per la presenza di tre caratteristiche bande bluastre nella parte distale delle elitre, che lo rendono facilmente identificabile. Il corebo vive nei Paesi mediterranei e nell’Europa centro-occidentale, in quegli ambienti non troppo freddi e umidi che limiterebbero l’attività dell’adulto e la sua riproduzione. In Italia è diffuso in tutta la penisola, dove attacca tutte le specie del genere Quercus, sia sempreverdi che caducifoglie, che crescono nella sua area di distribuzione, manifestando tuttavia una netta preferenza per il leccio e la sughera. I danni sono causati dall’attività trofica delle larve che hanno una vita piuttosto lunga, suddivisa in 5 età. Le larve dalla 1 alla 4 età scavano, all’interno dei rami, delle gallerie discendenti a sezione ellittica che possono arrivare a raggiungere fino ad un metro e mezzo di lunghezza. Le larve di 5 età, invece, scavano una galleria anulare, intorno al ramo, che determina l’interruzione del flusso linfatico e il disseccamento della porzione soprastante del ramo, lo stesso nel quale l’insetto completerà il suo sviluppo. I danni causati dal Coraebus florentinussono facilmente identificabili poiché i rami, con le foglie secche, persistono sulla pianta determinando delle evidenti chiazze brunastre nella chioma che ben contrastano con la restante parte sana di colore verde. La riduzione del numero di rami compromette la vitalità delle piante rendendole maggiormente suscettibili alle infezioni fungine e all’attacco di altri insetti. La ricerca ha permesso di caratterizzare, per la prima volta, le comunità fungine associate agli attacchi di Coraebus florentinusnei suoi diversi stadi di sviluppo. La gran parte delle specie fungine sono ben note poiché responsabili del deperimento delle querce anche se mai ritrovate in associazione all’insetto; altre, invece, rappresentano la prima segnalazione su querce in l’Italia. La ricerca ha permesso di accertare un importante ruolo del corebo quale carrier di specie fungine coinvolte nel processo di deperimento delle querce. Hanno collaborato alla ricerca il dottor Vitale Deiana, ricercatore presso il Dipartimento di Agraria di Sassari, i professori Andrea Lentini e Lucia Maddau, docenti rispettivamente di entomologia forestale e micologia presso l’Università di Sassari e i professori Lucio Montecchio e Benedetto T. Linaldeddu patologi forestali specialisti dell’Università di Padova. A breve i risultati della ricerca verranno pubblicati su un’importante rivista scientifica internazionale.

 

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