UN ARBRESH MOLTO AMICO DEI SARDI: IN LIBRERIA “STORIA DEL POPOLO ALBANESE” DI ETTORE MARINO

di BRUNO CULEDDU

ISOLAS, organo ufficiale dell’ACSIT di Firenze ha conosciuto, in anni non molto lontani, la gioia di avere Ettore Marino come editorialista e direttore. Non è per amicizia o retorica che parliamo di gioia, ma per la qualità speciale dei suoi articoli, che riuscivano a divertire e far riflettere il lettore parlando di qualsiasi argomento. Marino è un arbresh, cioè un albanese d’Italia. Bisogna infatti sapere che il Meridione della nostra penisola è punteggiato da non poche antiche colonie albanesi. Vero amico dei sardi, stava sempre con noi, elogiava le nostre virtù e bonariamente punzecchiava il nostro più grave difetto, ossia il fatto che riusciamo a infilare la Sardegna anche in discorsi riguardanti la fisica atomica, le guerre tra la Persia e la Grecia, o le ipotesi circa l’estinzione dei dinosauri…

Ebbene, di Ettore Marino la casa editrice Donzelli ha di recente pubblicato la “Storia del popolo albanese”, che ci siamo affrettati a leggere e rileggere e che consigliamo vivamente! In meno di 200 pagine l’autore ci fa percorrere un viaggio dalle origini illiriche del popolo in oggetto, alle varie invasioni dall’Albania patite, all’epico momento di eroismo impersonato da Giorgio Kastriota Skanderbeg, alla plurisecolare dominazione turca. Vi è poi l’indipendenza (1912), la travagliata nascita dello Stato, riconosciuta a stento dagli Stati vicini; la monarchia di Zog, l’invasione italiana (1939), la guerra, la Resistenza; il rigido e protratto esperimento stalinista di Enver Hoxha, la caduta del regime, il multipartitismo, i momenti di caos, gli esodi, le ipotesi di secessione. Il percorso si chiude con un lucido e speranzoso sguardo sulla situazione attuale, con i suoi chiari segni di normalizzazione e di rinascita. Agli albanesi che stanno oltre confine (Montenegro, Kosova, Macedonia, Grecia) l’autore dedica la sua giusta attenzione, così come fa con gli albanesi d’Italia (Arbreshë).

Nel quindicesimo secolo, guidati da Skanderbeg, gli albanesi, cattolici o ortodossi che fossero, si opposero eroicamente ai turchi. Col tempo, due albanesi su tre divennero musulmani. Quattro furono quindi le loro confessioni: Cristiani cattolici, Cristiani ortodossi, Musulmani sunniti, Musulmani bektashì. Ebbene, Enver Hoxha metterà Dio stesso fuori legge, facendo dell’Albania il primo Stato ateo al mondo.

Come si vede già da questi pochi cenni (ma il libro è invero assai più ricco), la storia e la realtà di cui si tratta risultano molto complesse. Fedele al costume di non far mai retorica, degli albanesi, balcanici o d’Italia, l’autore indaga e definisce l’identità, ne dice i meriti, ne prende simpaticamente in giro i difetti. A noi sardi può tornare utile e grato sapere che le popolazioni montane d’Albania hanno vissuto per secoli, e ancora in qualche modo vivono, secondo codici consuetudinari che presentano analogie col Codice barbaricino. Al diritto consuetudinario albanese è dedicato un capitolo apposito.

Consigliamo al lettore di leggere due volte la “Storia del popolo albanese” di Ettore Marino: la prima per la ricchezza della lingua e la bellezza dello stile, la seconda per conoscere appieno le vicende di questo popolo guerriero, poco amato dagli slavi e dai greci, e che, per protratti e complessi rapporti con Venezia e col Regno di Napoli, è stato sempre strettamente legato all’Italia.

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