LA PASSIONE PER I LIBRI, LA SCRITTURA, L’ARTE E I VIAGGI: VALERIA PECORA SI RACCONTA. DUE PUBBLICAZIONI ALL’ATTIVO (“LE COSE MIGLIORI” E “MIMMA”) ED IN CORSO LA SCRITTURA DI UN TERZO LIBRO

ph: Valeria Pecora

di MASSIMILIANO PERLATO

 “Ho capito che il mondo che mi circonda, con tutte le sue problematiche, per me è fonte di ispirazione continua. Mi sento una scrittrice del mio tempo. Sensibile alla contemporaneità e ai suoi drammi. Mi piace la definizione di scrittrice civile perché nelle mie opere si trova sempre una denuncia nei confronti delle ingiustizie dei nostri tempi. Sono una persona che si schiera, sempre. Una persona che sceglie da che parte stare e voglio stare dalla parte dei più deboli, delle persone che non possono difendersi. Spesso ho scritto articoli e riflessioni contro il lavoro nero, lo sfruttamento, la precarietà lavorativa, la burocrazia cinica e arrogante verso i diritti dei disabili, le discriminazioni nei confronti delle donne“

Si presenta così Valeria Pecora, eclettica e dirompente nelle attività che conduce con generosa determinazione. Trentasei anni di Arbus dove vive e dovefino a poco tempo fa ha lavorato come responsabile di un infopoint. A Cagliari inoltre si prodiga nell’accompagnare i turisti che approdano con le navi da crociera come guidaturistica.  E due pubblicazioni alle spalle che hanno lasciato un’importante impronta facendola apprezzare dal pubblico e dalla critica.

“Sono una meticcia sardo-sicula, come amo definirmi, perché la mia famiglia, come ogni famiglia, conserva nei suoi geni e nella sua tradizione una storia di migrazione.I miei nonni paterni, Tommaso e Sebastiana, abbandonarono la Sicilia negli anni Cinquanta, dopo la seconda guerra mondiale,per trasferirsi in Sardegna e lavorare nelle miniere di piombo e di zinco a Montevecchio. Mia nonna restò a casa ad accudire i nove figli messi al mondo, tra cui Michele, mio padre, il primo nato in Sardegna.E mio nonno Tommaso lavorò per tanti anni dentro le gallerie di Piccalinna dove conobbe Mario, anche lui minatore e padre di Marisa, mia futura madre. I miei genitori, si sono conosciuti e innamorati grazie ad amici comuni e hanno scoperto per caso il legame che aveva unito i loro padri sottoterra, come colleghi di lavoro. Dal loro matrimonio sono nate tre figlie. Io sono la seconda. Dopo Nicoletta, la maggiore e Valentina la minore.”

Adora sottolineare il fatto di essere figlia di due isole, diverse e simili per tanti aspetti.

“Mi piace pensare che nel mio destino sia marchiata la condizione del mare, con tutto ciò che comporta: rischi, pericoli ma anche libertà, viaggio ed esplorazione.“

E il mare per certi aspetti è anche sinonimo di viaggiare soprattutto in una realtà insulare qual è la Sardegna.

“Oltre ai libri, i viaggi sono l’altra mia grande passione. In diverse occasioni per motivi di studio e lavoro ho vissuto in Inghilterra e Spagna. Poi ho capito che il mio posto è in Sardegna: qui voglio vivere e morire.”

Come dare torto a Valeria. La zona dalla quale proviene che è anche il territorio di provenienza del sottoscritto, è a dir poco meraviglioso.

“Arbus, che dista soli 70 chilometri da Cagliari, possiede un territorio bellissimo: coste aspre, circondate dall’abbraccio della macchia mediterranea, dune dorate, ginepri modellati dal vento e una storia mineraria importante che ora è testimoniata dalle gigantesche strutture ottocentesche, esempi tra i più interessanti di archeologia mineraria nell’isola”

Tutto questo discorrere per giungere nel terreno più congeniale: quello della lettura e della scrittura.

“Fin da piccola ho sempre coltivato ungrande sentimento verso la lettura. I libri mi facevano sentire forte, invincibile. Mi regalavano una libertà nuova, diversa e fungevano da anestetico contro una malattia piuttosto impegnativa e seria che ha colpito mia madre all’età di 39 anni, la malattia di Parkinson. Da questa esperienza autobiografica è scaturito il mio romanzo d’esordio “Le cose migliori” pubblicato nel 2015, dalla casa editrice Lettere Animate. Il libro ha riscosso l’attenzione dei media, giornali e tv, per il tema di attualità che affronta: quello dei familiari che assistono un loro caro, colpito da una malattia invalidante. Il primo libro per me è stato importantissimo soprattutto dal punto di vista umano perché ha rappresentato una catarsi, mi ha permesso di esorcizzare un grande dolore.”

C’è un grande trasporto nelle parole di Valeria in cui emerge un forte senso di appartenenza verso i valori essenziali della vita. L’empatia nei suoi confronti ne è diretta conseguenza.

“Dal mio amore per la lettura è scaturito quello per la scrittura. Al liceo scientifico che ho frequentato a San Gavino Monreale, ho incontrato una professoressa di italiano che per tutti i cinque anni di studio mi ha incoraggiata a leggere e a scrivere. Mi ricordo che una volta, era il primo anno di liceo, ci affidò come tema: parla del tuo romanzo preferito. Io scelsi Jane Eyre di Charlotte Bronte. La professoressa mi diede 10 e decise di leggere ad alta voce il mio tema, davanti a tutta la classe. Ricordo la grande emozione che provai. I miei compagni applaudirono. Le mie compagne vollero leggere il romanzo.”

Perché Jane Eyre?

“Mi piaceva questa donna così piccola e apparentemente fragile, capace invece di spezzare le regole e di riscattarsi da un destino di soprusi e di dolore. Adoro le storie di rivincita, di riscatto, perché anche la mia storia personale e familiare è simile. Trent’anni a convivere con una malattia senza farci rubare i sorrisi, le speranze e l’allegria.”

Chiude gli occhi Valeria trattenendo il fiato rimestando in un istante il percorso esistenziale nelle tappe fondamentali che lo hanno contraddistinto fra momenti di sofferenza e di totale felicità. Come l’aver pubblicato il suo secondo romanzo.

“Ho lavorato per tre anni come guida turistica nelle Miniere di Montevecchio e da quell’esperienza e dal ricordo del lavoro dei miei nonni è nato “Mimma”, vincitore del premio letterario Antonio Gramsci nel febbraio 2017 e pubblicato dalla casa editrice cagliaritana La Zattera di Alessandro Cocco, nel maggio dello stesso anno. Mimma è la protagonista del mio romanzo e nasce dalla volontà di raccontare le donne in miniera. L’intento era quello di riscattare e far conoscere il lavoro delle cernitrici che negli anni più bui della miniera veniva considerato e retribuito meno rispetto al lavoro degli uomini. L’unica che ha parlato delle donne in miniera con romanzi e indagini accurate d’archivio è stata una grande scrittrice di Guspini, Iride Peis, per me modello di donna, di scrittrice e amica preziosa.“

In Mimma converge l’amore per la Sardegna e una tematica ancora oggi drammatica e attuale, che oppone l’industria all’agricoltura.

Il lavoro nelle miniere di piombo e di zinco s’intreccia con la coltivazione dello zafferano, il famoso oro rosso dell’isola. Adoro il fiore di zafferano, così piccolo ma prezioso, metafora perfetta della natura umana. Lo zafferano in dosi elevate è addirittura letale ma se usato con parsimonia è capace di creare sapori indimenticabili. Racconto cinquant’anni di storia e affronto anche l’importanza della libertà, di difenderla quando viene minacciata. Descrivo infine l’amore in tutte le sue sfumature: per la natura, tra uomo e donna, verso i figli. Si tratta di una storia di riscatto e di rivincita in un momento storico in cui l’umanità ha conosciuto il periodo più buio.”

Insieme ai libri e ai viaggi Valeria ha sempre avuto un amore per l’arte e in particolare per l’arte contemporanea.

Dopo aver conseguito la maturità scientifica mi sono iscritta all’Università di Cagliari, nel corso di laurea in Operatore culturale per il turismo, un percorso di studi che serviva a diventare guide turistiche. Ho voluto continuare gli studi e ho preso anche il titolo di laurea specialistica in Storia dell’arte. Grazie al programma Master and Back vinsi una borsa di studio per un master in curatore d’arte contemporanea, all’Università La Sapienza di Roma. Per un anno ho vissuto nella capitale e lo ricordo come uno degli anni più belli della mia vita e in quel periodo è nata la mia dipendenza dalla pasta alla carbonara e dalle olive ascolane.”

Sorride e ricambio il sorriso. L’ironia in Valeria è dote innata.

“A Roma andavo spesso nella chiesa di San Luigi dei Francesi ad ammirare le opere di Caravaggio, uno dei miei artisti preferiti. Caravaggio mi ha insegnato a scrivere, quando ho paura di cadere nella retorica, penso a lui e ai suoi personaggi, pieni di luci e di ombre. Caravaggio usava i cadaveri delle prostitute per dipingere le sue Madonne, all’epoca veniva considerato un pazzo provocatore, un genio assoluto e sregolato ma la sua grande forza è stata quella di aver dipinto e comunicato l’umanità con grande pietà e verità. Nonostante Caravaggio e l’amore grandissimo per tutta l’arte in generale, mi sono voluta specializzare in arte contemporanea diplomandomi al master con il massimo dei voti, discutendo una tesi di laurea sull’arte performativa e in particolare “Performance J’accuse: le performances di denuncia sociale e politica”. Tra le mie artiste performative preferite c’è Marina Abramovic.”

Congedo Valeria e gettiamo uno sguardo alla sua, alla nostra Sardegna. A quella terra che quotidianamente dedichiamo attenzione e calore. E alle incognite del futuro.

“Scegliere di restare in Sardegna è un’opzione d’amore, a tratti difficile per il problema della precarietà lavorativa con cui ancora combatto. Operando nel turismo sono costretta spesso a lavorare solo d’estate. Per fortuna continuo a coltivare il mio amore per i libri e per la scrittura. Spero di proseguire a scrivere, sto lavorando attualmente ad un terzo romanzo che vuole raccontare una tematica di attualità. Un libro che si sta rivelando una vera e propria sfida. Spero di poter raggiungere sempre più persone con le mie storie e mi piacerebbe trovare un editore a livello nazionale per il terzo romanzo. Continuo ad impegnarmi affinché tutti i miei sogni possano realizzarsi aspettando come lo zafferano su groffu, ovvero il momento di massima fioritura possibile.”

 

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