TORNANO I CANI DA ALLERTA DIABETE ALLA “SEBASTIANO SATTA” DI VERONA: CONFERENZA CON ROBERTO ZAMPIERI

Roberto Zampieri nella foto di Andrea Zonca

di Annalisa Atzori

Sabato 24 febbraio 2018 alla “Sebastiano Satta” e grazie alla collaborazione con il “Gruppo Cinofilo Verona” e “Progetto Serena onlus”, sono tornati per il secondo anno di fila i cani da allerta diabete. Ricordiamo che la Sardegna, insieme alla Finlandia, ha un triste primato:  la più alta incidenza al mondo per quanto riguarda i nuovi casi annuali di diabete tipo 1. Per questo, i sardi si sono dimostrati particolarmente sensibili nel voler riproporre una così importante occasione di approfondimento.

Tra l’altro, come ricordato da Roberto Zampieri (istruttore di Progetto Serena e “padre” del protocollo cani da allerta diabete) proprio in terra sarda è partito pochi giorni fa  una iniziativa di Progetto Serena onlus, che oramai opera in moltissime regioni italiane.

L’appuntamento sui cani da allerta diabete faceva parte anche quest’anno del percorso formativo del nuovo Corso per Istruttori ed Educatori Cinofili 2018 organizzato da Gruppo Cinofilo Verona che, data l’importanza dell’argomento trattato, ha pensato di offrire la possibilità di partecipare all’incontro a tutti gli  interessati, indipendentemente dal fatto che si trattasse o meno di futuri istruttori cinofili.

Il 23 dicembre 2017 il Comitato Etico ha dato risposta positiva riguardo il protocollo cani da allerta diabete, e a brevissimo inizierà il monitoraggio di 100 binomi cane – paziente diabetico! Un riconoscimento importantissimo per Progetto Serena, che crede fermamente nel valore di questi cani che permettono ai malati (bambini e adulti) di affrontare le giornate “a sei zampe” con maggiore positività, aiutando ad accettare la malattia e a donare un po’ di serenità in più ai genitori e ai familiari dei pazienti.

Già dopo sei mesi di lavoro con gli istruttori, rigorosamente insieme alla famiglia del diabetico, il cane comincia a fare importanti segnalazioni sulle molecole rilasciate dal corpo in prossimità delle crisi ipo-iper glicemiche. Al cane viene quindi assegnato un compito, un ruolo all’interno del branco-famiglia nel quale vive, non sente il peso del lavoro che svolge, perché lo fa volentieri, non si stressa e del resto vive comunque la sua giornata “di cane” svolgendo tutte le attività che fanno i suoi simili nella vita normale. Dopo un anno di lavoro, il cane passa al perfezionamento. Zampieri ricorda che si fanno passi avanti solo se si ha la certezza del risultato, ogni test fatto deve dare esiti positivi. Si lavora sul legame tra cane e diabetico, si gestiscono gli spazi e si rispettano le necessità del cane. Il cane “giusto” è quello che sta bene nella casa dove andrà a stare e con una determinata famiglia.

Nell’addestramento, si sviluppano le vocazioni e attitudini che il cane ha, senza mai inibire comportamenti che non sono congrui, ma offrendo al cane un’alternativa agli stessi, in modo che al cane risulti più conveniente scegliere i comportamenti graditi.

Nonostante gli strumenti a disposizione attualmente (misuratori di glicemia, infusore ecc), il cane resta un validissimo supporto, quando il diabetico impara a fidarsi del cane (che in realtà … non ne sbaglia una!) riesce a rilassarsi, ad evitare le misurazioni in più legate allo stress e riesce soprattutto a dormire meglio, dato che la notte è in assoluto il momento in cui le crisi possono essere più subdole. Tutto ciò migliora notevolmente la qualità della vita del malato, ma anche di chi gli sta intorno.

Il numeroso pubblico in sala ha ascoltato poi la testimonianza di Carla, diabetica da quando era bambina, che grazie al suo Sugar (jack russell di circa un anno) ha ritrovato un po’ di tranquillità. Tra i due è nato un rapporto fortissimo, anche se il cane passa più tempo con il marito di Carla, nelle passeggiate e nella vita in casa: quando lei torna dal lavoro, Sugar sa che il suo posto è accanto a lei, che la deve proteggere anche e soprattutto durante la notte, il momento che Carla temeva di più. Sugar (come tutti i cani addestrati a questo scopo) non segnalano solo per mezzo del loro olfatto sviluppatissimo, ma anche per una serie di altri fattori, il tono di voce, la temperatura corporea … insomma, sono così empatici che si accorgono subito se qualcosa non va! Sugar, per segnalare, dà una grattatina con le zampe su Carla. Le famiglie in cui vengono inseriti i cani allerta diabete imparano a “leggere” il cane, a capire cosa vuole comunicare e anche se il cane c’è sempre, non lo danno per scontato: le misurazioni e le precauzioni prescritte dai medici vanno comunque rispettate.

Zampieri racconta come in Trentino Alto Adige una ragazzina diabetica sia stata per anni discriminata (niente gite scolastiche, niente feste di compleanno ecc) perché la scuola e gli adulti che le stavano attorno non erano informati adeguatamente sul diabete … ecco il cane per lei è stato un salto in avanti nella qualità della vita, ma bisogna anche investire in formazione del personale scolastico (ad esempio) per evitare il ripetersi di situazioni sicuramente pesanti anche per un bambino.

Dopo i cani allerta diabete, è stato il momento di presentare un altro progetto altrettanto importante: Andrea Zenobi (di Macerata, “www.ilmiolabrador.it”) prepara cani come ausilio ai disabili motori. Andrea prepara il cane da consegnare al disabile motorio (paraplegici e tetraplegici, persone che hanno grosse difficoltà in operazioni che consideriamo banali quali accendere o spegnere la luce, aprire un cassetto, estrarre la biancheria dalla lavatrice ecc ) addestrandolo presso la sua abitazione per un periodo di due anni. Durante questo tempo, se possibile, il cane viene portato a conoscere il disabile con cui dovrà vivere e si incomincia a porre le basi del loro rapporto. Il cane durante l’addestramento deve imparare a gestire correttamente situazioni di stress quali i rumori, la folla, il traffico ecc. Andrea lavora con rinforzi positivi, tutto è finalizzato al gioco, rispettando l’età, la natura del cane e la disabilità con cui il cane dovrà convivere. E come ogni educatore cinofilo, anche Zenobi deve essere un po’ psicologo: quando il disabile gli chiede un cane come ausilio, lui deve essere in grado di capire se quella persona sarà in grado di vivere con un cane, oppure se averlo potrà costituire un’ulteriore complicazione. A volte, bisogna anche saper dire di no. E’ diverso ad esempio il rapporto con la disabilità da parte di una persona che è nata così rispetto ad un’altra che magari è diventata disabile a causa di una malattia, piuttosto che di un incidente. Andrea, pur sapendo che il cane potrebbe imparare circa cinquanta comandi, gli insegna solo quelli che serviranno nella vita con il disabile a cui è assegnato, in modo da non sottoporre il cane a stress inutili, perché il punto è sempre rispettare il benessere psico-fisico del cane. E anche qui, il cane è un aiuto psicologico per il disabile, gli consente di avere maggiore autonomia. Il disabile che richiede un cane come ausilio, si trova a dover pagare solo le spese vive del mantenimento durante l’addestramento (cibo, veterinario), mentre per quanto riguarda il lavoro di preparazione in sé, lo stesso viene pagato grazie a sponsor, donazioni ecc

Attualmente, Zenobi ha all’attivo otto cani già consegnati, cinque cani in preparazione e nove cuccioli che inizieranno il percorso a brevissimo. Mostra ai presenti un video, dove il cane da ausilio disabili lo aiuta (Andrea lavora stando seduto su una sedia a rotelle, simulando la disabilità) ad aprire i cassetti e le ante dei mobiletti (grazie a corde attaccate alle maniglie), a chiudere gli stessi (con un lieve colpo di zampa), a chiudere la porta di casa in uscita (sempre tirando delle corde con la bocca), oppure a estrarre i panni dalla lavatrice, o a portare oggetti come le chiavi dell’auto. Filmato molto emozionante, rende bene l’idea dell’aiuto che l’amico a quattro zampe può dare al suo umano più sfortunato. I cani addestrati a questo scopo sono a volte scelti in allevamento, a volte scelti da cucciolate dello stesso Zenobi. Sono consegnati al richiedente sterilizzati e vaccinati. Zenobi è un istruttore iscritto a Enci ma per quanto riguarda la preparazione dei cani da ausilio disabili ha seguito degli studi in Svizzera. Organizza lui stesso corsi per preparare nuovi istruttori a questo difficile ma gratificante compito. Il prossimo corso partirà a Cinto Caomaggiore (Venezia).

Per quanto riguarda l’autismo, i cani che lavorano con le persone affette da questo disturbo operano su alta funzionalità, sempre con lo scopo di dare maggiore autonomia al paziente autistico. Praticamente, una sorta di Pet Therapy h24!! Anche qui, la famiglia dell’autistico riesce ad acquistare una maggiore serenità. Dato che l’autismo è un insieme di difficoltà nella comunicazione e una serie di stereotipie nei movimenti, il cane deve essere preparato ad affrontare anche questo.

Una bella lezione di vita per tutti, che spesso diamo i nostri amici a quattro zampe quasi per scontati, ma quanto possono dare ai loro umani, senza chiedere molto in cambio!!

Sugar

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