HA CONTRIBUITO A TRASFORMARE MOSCA E DALLAS: GIORGIO CUI, L’ARCHITETTO DI IGLESIAS CHE VIVE E LAVORA A BARCELLONA

ph: Giorgio Cui

di Giovanni Runchina

“Considero la matita una delle armi più impattanti sulla vita delle persone”. Nel dirlo aggiunge l’avverbio “scherzosamente” ma a, giudicare dalla quantità e dalla qualità dei suoi lavori, non si direbbe. C’è anche un pezzo di Sardegna nei progetti di trasformazione urbanistica delle più importanti città del mondo: da Mosca a Dallas, passando per Ben Guerir in Marocco. La matita è quella dell’architetto Giorgio Cui.

Quarantasette anni, originario di Iglesias, studi superiori in città e università a Firenze, Giorgio lavora a Barcellona nello studio del famoso Ricardo Bofill, che ha concepito e guidato importanti processi di trasformazione urbanistica ovunque. “Una grande scuola che ti permette di avere una visione locale ma con spirito globale, ti consente di gestire cose che a prima vista sembrano complicatissime o troppo grandi”.

Avventura iniziata un po’ per caso e un po’ per merito dell’Erasmus: “Arrivai a Barcellona come studente Erasmus nel febbraio del 1995. Avevo previsto una permanenza di sei mesi durante i quali conobbi molte persone che lavoravano nel campo dell’architettura. Al termine dell’esperienza, un amico mi propose uno stage di due settimane nello studio di Ricardo Bofill, perché cercavano disegnatori a mano per un grosso progetto a Madrid. Ricordo le ore trascorse a disegnare a capo chino. In quei giorni incontrai Ricardo che apprezzò la qualità del mio impegno. Mi chiese di rimanere per un anno, nel frattempo – evidenzia con un sorriso – sono diventati molti di più”.

Ventidue – per l’esattezza – nel corso dei quali Giorgio ha potuto misurasi in sfide sempre più complesse e importanti. Attualmente è Chief architect and masterplanner: “Mi occupo di progetti in generale come direttore, ma sono il responsabile dei masterplan che progettiamo in tutto il mondo”.

Tra le centinaia di tavole su cui ha lavorato ci tiene a ricordare le prime in assoluto. “A Madrid, si chiamava La prolongación de la Castellana, una grande operazione di riuso delle aree dismesse delle ferrovie. Venne tracciato il nuovo piano urbanistico e io disegnai circa 4 chilometri di facciate urbane, a mano”.

Poi altri due interventi rispettivamente in Russia e negli Stati Uniti. “Il primo nel 2012 a Mosca. Si chiamava Moscow Agglomeration, concepito per risolvere il problema del centro cittadino assediato dal traffico. L’idea era creare un’estensione della città verso sud dove sorgeranno la città federale con gli uffici che saranno spostati dal centro attuale, poi una città del business, una dello sport e della sanità ed infine una logistica. Il secondo riguardava Dallas e si chiamava Connected City. Anche in questo caso ci chiamarono per affrontare la mancanza di connessione tra il cuore della città e le parti restanti. Negli Stati Uniti e specialmente nel sud, come in Texas, l’uso della macchina ha imposto la costruzione di una infinità di autostrade. Nello specifico tra il centro e le altre parti di Dallas ci sono una serie di highways e il fiume Trinity River. La sfida consisteva nel ricucire la città”.

Attualmente l’architetto di Iglesias impegno è impegnato nel masterplan per un’università campus in Marocco a Ben Guerir, 80 chilometri a nord di Marrakech. La priorità è continuare su progetti di respiro internazionale anche se il richiamo all’impegno in Sardegna è molto forte. “Mi piacerebbe dedicarmi allo sviluppo delle risorse del Sulcis che credo ne abbia tantissime. L’isola è sempre nei miei pensieri non solo per la famiglia, per gli amici e per la bellezza ma soprattutto per la qualità della vita. Forse per rendersene conto -conclude Giorgio – occorre andar via come ho fatto io”.

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