LA RETE OSPEDALIERA E’ LEGGE: DOPO VENT’ANNI LA SARDEGNA HA UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE DI SETTORE


di Francesca Cardia

 “Fare riforme è difficile e faticoso”, ha detto il presidente della Regione Francesco Pigliaru. “Quando mancano il coraggio e la visione, quando l’essere intrappolati nei veti reciproci rende incapaci di autoriformare le proprie istituzioni, il ritardo economico persiste e si rimane indietro. Solo chi ha la capacità  di farle si mette in un sentiero di crescita. E la nostra maggioranza ha dimostrato ancora una volta di avere questo coraggio, questa visione, dando alla Sardegna una riforma attesa da vent’anni e di cui andiamo particolarmente orgogliosi”, ha proseguito il presidente Pigliaru, che ha ringraziato l’Assessorato e la Commissione per l’importante lavoro svolto. “Abbiamo sempre tenuto fermo l’obiettivo: non è tagliare, ma dare ai nostri cittadini una sanità più organizzata e di alto livello, offrire servizi migliori e rendere meno frequente la necessità di andare a curarsi in giro per l’Italia o addirittura per l’Europa. I risparmi arrivano dall’ eliminazione degli sprechi, perché ogni perdita di soldi significa meno servizi e meno qualità. Come per tutte le riforme importanti ci vorrà del tempo – ha concluso Francesco Pigliaru -, ma la strada è quella giusta.”  

L’assessore Luigi Arru ha rivolto un ringraziamento ai consiglieri “di maggioranza, ma anche dell’opposizione, perché la riforma rappresenta un momento importante per tutti e il dibattito è stato una palestra democratica. La Rete viene riorganizzata nell’interesse dei Sardi, dal Consiglio esce un documento equilibrato, che davvero mette il cittadino al centro di un percorso di presa in carico. Saranno ora i direttore generali a dare applicazione a quanto approvato”.

Il testo approvato dal Consiglio regionale mantiene i principi alla base della riforma : sicurezza delle cure e qualità e specializzazione dell’assistenza. Gli interventi più complessi devono essere eseguiti negli ospedali nei quali sono stati trattati più casi simili e con maggiore successo.

Nel “sistema a ruota”, con un centro principale e centri di riferimento collegati, l’offerta assistenziale vede due Hub principali, uno al Nord, in capo all’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari, e il secondo al Sud, con l’Azienda Brotzu. In questi due Hub, cosiddetti Dipartimenti di Emergenza e Accettazione, si eseguono tutte le prestazioni di alta specializzazione.

All’Aou di Sassari sono collegati gli ospedali San Francesco di Nuoro (con servizi di II Livello); il Giovanni Paolo II di Olbia, con il Paolo Dettori di Tempio come struttura di completamento (quindi con alcuni servizi di I livello); il nodo della Rete costituito dagli ospedali di Alghero e Ozieri, che dal prossimo anno saranno a tutti gli effetti ospedali di I Livello.

Il DEA dell’Azienda Brotzu comprende gli ospedali Businco, come Centro di riferimento regionale per le patologie oncologiche, l’Antonio Cao,riferimento regionale per le patologie pediatriche, il San Michele, riferimento regionale per le emergenze-urgenze. In rete con l’Azienda lavoreranno il Santissima Trinità di Cagliari, il Policlinico dell’Azienda Ospedaliero-universitaria di Cagliari, il Sirai di Carbonia con il Cto di Iglesias, il Nostra Signora di Bonaria di San Gavino, il San Martino di Oristano, il nodo della Rete di Lanusei, con l’ospedale Nostra Signora della Mercede, che manterrà tutti i servizi di I Livello che ha attualmente.

In considerazione delle caratteristiche del territorio e dei collegamenti, la Riforma riconosce il ruolo degli ospedali cosiddetti di zona disagiata (il Mastino di Bosa, il  San Giuseppe di Isili, il Paolo Merlo di La Maddalena, il San Marcellino di Muravera, il San Camillo di Sorgono) mantenendovi i servizi: ci saranno il Pronto soccorso, la Medicina generale, la Chirurgia con posti dedicati, la Radiologia, il Laboratorio.

Per il Delogu di Ghilarza, l’Alivesi di Ittiri e l’ospedale Civile di Thiesi la riforma prevede un ruolo di Centro di emergenza territoriale, con ospedali di comunità per le due strutture sassaresi, mentre il Delogu mantiene 20 posti letto, con Medicina e Chirurgia.

http://www.sardegnamedicina.it/

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