LA MORTE DI DODDORE MELONI, UNA SCONFITTA SENZA ATTENUANTI PER LA MAGISTRATURA SARDA

ph: Doddore Meloni

di Vito Biolchini

No, non si può certo dire che Doddore Meloni fosse un “leader indipendentista”: perché tutte le volte che negli ultimi anni era riuscito a mettere in piedi una lista prendeva letteralmente una manciata di voti, molti meno anche delle altre formazioni della grande galassia dell’autodeterminazione che pure non hanno mai brillato per consenso. La sua era piuttosto una battaglia solitaria, una avventura al limite dell’autolesionismo, suo e della causa che diceva di voler sostenere.

La Repubblica di Malu Entu, i Doddollari, i misteriosi rapimenti e altre trovate simili (molto amate dai giornalisti ma molto meno dai sardi, che alle urne lo hanno sempre, giustamente, snobbato), erano solo delle performances che paradossalmente finivano per riportare l’ideale indipendentista in quel ghetto dal quale faticosamente stava provando ad uscire. Non posso nascondermi che per anni ho pensato che se qualcuno avesse voluto screditare l’idea di indipendentismo, avrebbe dovuto fare esattamente quello che Doddore stava facendo. Cioè finire sempre sui giornali grazie a iniziative controverse, spesso dal sapore esclusivamente pubblicitario.

Ma questo era il personaggio: molti titoli, tante provocazioni (alcune sacrosante – come l’uso del sardo nelle aule giudiziarie -, altre meno), e alla fine sempre pochi, pochissimi voti.

Com’era possibile quindi avere paura di lui? Era evidente a tutti che se c’era qualcuno in Sardegna che non poteva rappresentare alcuna minaccia per lo Stato italiano, questo era proprio Doddore Meloni. Perché allora la magistratura sarda ha gestito la sua detenzione come peggio non si poteva?

Fin dalle modalità di arresto (assolutamente spropositate) si è capito che la permanenza in carcere di Doddore Meloni è stata approcciata in maniera discutibile. Non solo: una volta iniziato lo sciopero della fame e della sete, è apparso chiaro a tutti che la situazione rischiava di degenerare. E non si può dire certo che la politica e l’opinione pubblica abbiano taciuto: non solo le sigle indipendentiste ma anche altre (come Forza Italia) hanno chiesto alla magistratura di valutare l’opportunità che la detenzione di Meloniin carcere venisse sospesa.

Non solo: ci sono state delle associazioni che hanno detto chiaro e tondo che Doddore non poteva più stare in cella, ma ci sono stati anche dei magistrati che hanno messo nero su bianco il contrario. Chissà se stanotte prenderanno sonno.

Forse pensavano di avere a che fare con un personaggio; ma una volta finito in carcere Doddore Meloni è diventato semplicemente una persona: non un leader politico ma un uomo di 74 anni che aveva intrapreso uno sciopero della fame e della sete e che come tale doveva essere trattato. Ad essere preservata doveva essere innanzitutto la sua salute e non certo l’onore di uno Stato che, anche se Meloni si era dichiarato “prigioniero politico”, da lui non poteva subire alcun danno.

Questo sacrificio di Doddore Meloni non solo è inutile ma andava assolutamente evitato: perché non c’è niente di più prezioso della vita umana e lo Stato la deve sempre preservare. La magistratura isolana, colpita dalla sindrome di Creonte senza che davanti non ci fosse alcuna Antigone, è invece rimasta sorda alle sollecitazioni di chi chiedeva di affrontare questa situazione in maniera radicalmente diversa: più giusta e più umana.

Doddore Meloni non poteva e non doveva stare in carcere.

Così non è andata e la rabbia ora è tanta: un uomo è morto e la magistratura e le forze dell’ordine (a prescindere da ciò che dirà l’autopsia) non hanno capito che la situazione rischiava di degenerare: e questo è molto, molto grave. Adesso sarebbe opportuno che qualcuno fosse chiamato a risponderne, se non in sede giudiziaria, almeno in quella politica. A tutela di tutti i cittadini (e non solo degli indipendentisti) che con questo potere dello Stato devono fare i conti ogni giorno.

Condoglianze alla famiglia di Doddore Meloni e ai suoi compagni di strada.

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