L’ARTE DELL’ESSERE AMORE: LA SINGOLARE LETTURA DELL’AMORIS LAETITIA DI DON GIUSEPPE PANI


di Luciana Putzolu

Nella suggestiva cornice del museo diocesano di Oristano, il 9 giugno, si è tenuta la presentazione del libro “Famiglia, un’opera d’arte – Riflessioni sull’Amoris laetitia attraverso i grandi pittori”, edito da Effatà, di don Giuseppe Pani, docente di teologia morale all’ISSR di Sassari e parroco della diocesi arborense.

Un incontro denso per un’opera che è prima di tutto incontro con l’Esortazione apostolica Amoris laetitia e poi colore, attraverso l’arte; poesia, bellezza ed emozione ispirate dallo studio e dall’esperienza dell’autore e dalla sua azione pastorale.

Ospiti d’eccezione : la giornalista Stefania De Michele, coordinatrice dell’incontro, e i professori Claudio Uras, direttore dell’Istituto di scienze religiose di Sassari , Stefano Mele, docente di religione e di teologia morale presso la facoltà teologica di Cagliari e Stefano Pilia docente di religione e di morale.

È stato l’Arcivescovo, mons. Ignazio Sanna, a dare il benvenuto al numeroso pubblico presente.

La giornalista, nel suo primo intervento, ha sollecitato l’autore ad esporre le motivazioni che l’hanno spinto a scrivere l’opera. L’intervento di don Giuseppe è entrato nel cuore del testo:

“E’ un libro che nasce da un’attenta lettura dell’Amoris laetitia e parte da una domanda: l’unione di Parola, teologia, magistero e arte può ancora arricchire la pastorale quotidiana?”. “Un libro”, si è chiesto, “che analizza l’esortazione apostolica attraverso dipinti di ieri e di oggi, è un’operazione accademica o può servire realmente alla pastorale della famiglia?”.

“Un’ autentica opera d’arte è sempre baciata dall’eternità e proviene da Dio, il primo artista” e ancora “la pittura è teologia della carne e gli artisti sono esegeti del Verbo”, afferma don Giuseppe.

D’altra parte è la chiesa stessa che, sin dalle origini, si è servita dell’arte per spiegare i misteri della fede.

La preziosità del libro è, dunque, anche la scelta di numerose pitture, da Piero della Francesca a Pieter Brueghel, da Blake a Renoir , da Andrea Solario ad Antonello da Messina.

 Il libro  mette l’arte a servizio dell’esortazione apostolica e offre le riflessioni dell’autore sulla famiglia contemporanea con la sua bellezza e le sue problematiche.

Prof. Claudio Uras , attraverso il dipinto “Il pasto dei peccatori” di Sieger Koder, ha richiamato il tema della fragilità. Il dipinto invita a guardare il mondo dalla prospettiva di Gesù e ci invita a non avere dubbi sulla strada che deve percorrere la chiesa nei confronti della fragilità umana. La domanda del prof. Uras si è concentrata sul tanto discusso cap. 8 dell’Amoris laetitia.

“A volte – sottolinea don Giuseppe –  si sperimenta una posizione chiusa nei confronti di coloro che vivono un legame spezzato e due logiche percorrono la storia della chiesa, emarginare e reintegrare”.

“Dal Concilio di Gerusalemme in poi – afferma papa Francesco – la strada della chiesa è sempre quella di Gesù: della misericordia e dell’integrazione. È  quella di non condannare eternamente nessuno” (Amoris laetitia, 296).

Originale l’immagine sottolineata dall’autore: quale tipo di teologia oggi? Quella della scrivania, solo accademica, quella del “balcone” che guarda il mondo dall’alto o quella della strada?

L’Amoris Laetitia parla chiaro (n. 308) : Cristo desidera una chiesa  “attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una madre che, nel momento in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada”.

Prof. Mele ha colto dell’opera, oltre che l’importante obiettivo di diffondere l’Esortazione apostolica, quello di “far risaltare la bontà e la bellezza della famiglia”. L’intervento si è concentrato su un’importante domanda del libro di don Giuseppe: “La morale cristiana può coniugarsi con la felicità?” (pag. 42).

Siamo in grado come chiesa di veicolare la bellezza dell’amore coniugale? Stefano Mele ha fatto riferimento anche alla sua esperienza al servizio della pastorale prematrimoniale, all’importanza di un’opera educativa  “che presenti la sessualità come dono e relazione per comprendere sino in fondo il senso delle norme morali”. È necessaria un’opera di accompagnamento alla vera felicità familiare, sintesi di piacere e donazione. Uno dei dipinti che parla di felicità familiare, secondo prof. Mele, è quello di Renoir (pag. 48)  “La colazione dei canottieri”: colori di serenità, sfumati, visi che si incontrano, dialogo e condivisione, famiglia aperta. Famiglia e felicità : quale pastorale? Per le persone divorziate e risposate, per le persone omosessuali? “ Un ‘etica del giudizio, di fatto, non può dare un senso alle situazioni di vita fallimentari e complicate. E’ necessaria, invece, una morale dell’amore capace di educare al vero , al bene, al bello, al bene possibile, a una promessa”, afferma don Giuseppe. Questa morale è importante per tutti: per coloro che si preparano a diventare sacerdoti, per coloro che vogliono sposarsi, conclude prof. Mele.

L’intervento di prof. Pilia è partito dal dipinto di Marc Chagall (pag. 92), “Il Cantico dei cantici”. L’amore è rappresentato – afferma il docente – non attraverso un amplesso ma uno sguardo. Quello sguardo rappresenta il centro mistico non solo del dipinto ma di tutto l’universo”; Rivelazione e amore umano non possono essere separati come una lunga tradizione ci ha trasmesso. Prof. Pilia traccia una linea che va da Origene e arriva sino a S. Agostino; è stato puntuale nel richiamare numerosi testi sia sacri che profani che mettono in evidenza la tensione tra Caritas e Cupiditas. Richiamando il titolo del capitolo VII dell’opera “Dare la parola all’Eros”, prof. Pilia chiede all’autore: “Ma sono ancora in grado i nostri contemporanei di ascoltare e imparare da un eros che non sia solo piacere di un istante?”.  Il libro – aggiunge – è una sfida e una speranza per le relazioni amorose, una guida all’amore vero, eco originale del messaggio del Papa.

Mirabile sintesi dell’incontro la conclusione dell’Arcivescovo: in un rapporto d’amore occorre trovare sempre la “parola giusta” che esprime la relazione vera: gesti e sguardi  che dicono l’inenarrabile dell’Amore che è dono di Dio. La vera arte, sottolinea il libro, è la sfida delle relazioni umane che possono realizzarci come esseri umani o mortificarci e il ruolo della chiesa che come volto di Dio deve accompagnare l’uomo in ogni situazione di vita. La mostra di pannelli, realizzata dall’autore, è il libro “itinerante”, un viaggio nella famiglia e per la famiglia che cerca la felicità già su questa terra.

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