NEL CARCERE DI OPERA A MILANO PER IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM: DOPO 25 ANNI MATTEO BOE E’ LIBERO E HA DIRITTO A UNA NUOVA VITA


di Claudia Sarritzu

Matteo Boe ha scontato la pena di 25 anni per i sequestri di Sara Nicoli, Giulio De Angelis e del piccolo Farouk Kassam. L’ex bandito di Lula (Nuoro) venne arrestato il 13 ottobre 1992 a Porto Vecchio, in Corsica, dove stava trascorrendo qualche giorno insieme alla compagna Laura Manfredi e ai figli. Trasferito al carcere di Marsiglia venne poi estradato e condannato nel 1996 a 20 anni di reclusione per il sequestro Kassam. Boe, che a novembre compirà 60 anni, era diventato famoso perché è stato l’unico detenuto che, utilizzando un gommone, era riuscito ad evadere dal super carcere dell’Asinara, l’1 settembre del 1986, dove stava scontando una condanna a 16 anni per il sequestro di Sara Nicoli. Fu coinvolto successivamente nel sequestro dell’imprenditore romano Giulio De Angelis, rapito in Costa Smeralda nel 1988.

Se dovessimo pensare al più mediatico sequestro che la storia del banditismo ricordi, quello del piccolo Farouk a cui venne tagliato un orecchio, la notizia della liberazione di Boe dovrebbe infastidirci.

Ma lo Stato non deve uccidere le donne e gli uomini che condanna, deve tentare di rieducarli.

Io sono felice di questo punto a capo. Lo dico da sarda che conosce il banditismo e da sarda che per colpa del banditismo ha avuto vergogna della sua terra fino agli anni 90.  Credo che le persone possano cambiare. Credo che tutti si meritano una seconda possibilità. Non credo nella vendetta (nel famoso codice della vendetta barbaricina che si studia in giurisprudenza a Cagliari). Noi siamo migliori. La vendetta è roba loro. La stessa che ha ucciso all’ultimo bandito sardo la sua primogenita: Luisa. Bellissima e innocente. Ammazzata da una fucilata mentre stendeva il suo costume da bagno nella terrazza della casa di Lula. «In tutti questi anni – disse Matteo Boe dal carcere in una delle rare interviste rilasciate- ho visto mia figlia soltanto attraverso un vetro. Le nostre mani ogni volta erano divise da una parete. Assurdo, me l’hanno uccisa senza darmi la possibilità di abbracciarla» Non andò al funerale: «Sono stato io a rinunciare. Ne ho parlato a lungo con mia moglie e infine abbiamo deciso. Insieme. Io e Laura ci siamo consultati anche prima di decidere di donare gli organi…. Ma la mia presenza ai funerali, meglio di no».
Motivi di sicurezza? «Quello non sarebbe stato il giorno più adatto per tornare a casa. E comunque non avrei potuto abbracciare Luisa…. Io ho saputo dalla televisione della morte di mia figlia, è diritto di cronaca questo? Andrò da lei in un altro momento. Sarò io a decidere quando e lo farò in silenzio».
In merito poi all’ omicidio della figlia, Boe ha detto, fra l’altro: «Io non so cosa pensare, Luisa era una ragazza come tante. Cosi lontana dai fatti che mi hanno coinvolto. Gli inquirenti sospettano un movente passionale, io ci credo».
Cosa prova nei confronti dell’ assassino? «E’ un fatto personale, come il dolore per la morte di mia figlia». Credo che Matteo Boe abbia scontato abbastanza. Tutti gli anni di carcere. Tutti quelli che doveva. Lo Stato non ha fatto nessuno sconto. Come è giusto che sia. 

Buona vita, spero onesta e pentita, Matteo Boe. Se così sarà, lo Stato di diritto avrà vinto.

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