GLI AFFARI A RISCHIO CON UN PAESE “CANAGLIA”: QUANDO LA SARDEGNA FLIRTA CON IL QATAR


di Nicolò Migheli

Bahrain, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Libia (Bengasi) e Maldive hanno deciso di sospendere i rapporti diplomatici con il Qatar, bloccano le frontiere terrestri e i voli da e per l’emirato. L’imputazione sarebbe che la petro-monarchia finanzierebbe i terroristi di Al Quaeda e dell’Isis.

Una accusa a terroristi contrapposti visto che è da quarant’anni che l’Arabia Saudita promuove la sua religione di stato: il waabismo, culla di ogni radicalismo islamico e con le sue fondazioni finanzia il terrorismo nel mondo. In realtà le ragioni della crisi sarebbero altre e ben più destabilizzanti del ruolo che l’Arabia ha nel voler diventare il paese guida del sunnismo.

Il sito Debka file, vicino ai servizi israeliani, riporta che nei giorni scorsi il re saudita Salman, il presidente dell’Egitto Abdel-Fatteh-El-Sisi, lo sceicco degli Emirati Arabi Uniti Al Nahyan, hanno presentato un ultimatum in quattro punti all’emiro Al Thani. Il Qatar dovrebbe: 1. Interrompere ogni legame militare e d’intelligence con l’Iran. 2. Abrogare ogni accordo raggiunto con Teheran su Siria, Iraq e Libia. 3. Annullare l’asilo politico e i benefici concessi agli attivisti e leader  della Fratellanza Mussulmana che combattono il regime egiziano. 4. Interrompere ogni rapporto con Hamas, il movimento palestinese che governa la Striscia di Gaza, vicino alla fratellanza musulmana, negando loro la residenza a Doha.

Nell’ultimatum non sarebbero presenti misure punitive in caso di non applicazione, ma il blocco di lunedì potrebbe essere il primo passo che prelude ad una invasione militare o a un golpe finalizzati a deporre la famiglia regnante. Pare che già nel 1996 quando gli Al Thani andarono al potere, a loro volta con un golpe militare, l’Arabia avesse chiesto all’Egitto di intervenire ma Mubarak si ritirò preoccupato per le conseguenze dell’atto militare sulle migliaia di lavoratori egiziani che risiedono nell’emirato.

Il Qatar degli Al Thani in questi vent’anni, grazie alle riserve di gas che gestiscono con l’Iran è diventato uno dei paesi più ricchi, il reddito procapite, 130.000 dollari, uno dei più alti al mondo, con una operazione di soft-power ha diversificato gli investimenti, ha usato la crisi della finanza occidentale del 2008, per comprare banche, palazzi, partecipazioni in industrie importanti, squadre di calcio in tutta Europa. Ha usato la televisione Al Jazeera come arma contundente e destabilizzante dei propri vicini.

Negli scambi tra Italia e quella petro-monarchia la Sardegna gioca un ruolo importante. Se da una parte le industrie di stato Fincantieri e Leonardo vendono una flotta all’emirato- è di oggi la notizia dell’interesse di quella compagnia aerea ad acquistare l’Alitalia- questi ottengono nell’isola la Costa Smeralda che comprano dal libanese-americano Tom Barrak; rilevano l’ospedale San Raffaele di Olbia, rinominato Mater Olbia, operazione che costerà alle casse esauste della sanità sarda 50 milioni di euro all’anno. Ospedale imposto da Roma e che ha già avuto un impatto pesante nel sistema sanitario sardo avendo contribuito al taglio di circa 250 posti letto nel resto dell’isola.

Qatar Airways ha acquistato o sta acquisendo il 49% di Meridiana, rilevandolo dall’Aga Kan. Se Mater Olbia e Meridiana sono evidenti operazioni di soft-power , strumento che usano gli stati per ottenere il consenso, quali sono i veri interessi del Qatar in Sardegna?

È noto che il loro fondo sovrano con l’acquisto della Costa Smeralda, ha mostrato insofferenza per le regole stringenti del PPR., il DDL della Giunta regionale che all’articolo 31 consente incrementi volumetrici del 25% nella ristrutturazione degli stabili entro la fascia dei 300 metri dal mare e 150 nelle isole minori, sembrerebbe una risposta a tenta inquietudine. Nessuno lo ammetterà mai ma certi atti sembrano consequentia rerum.

Quindi l’interesse degli Al Thani per noi è di tipo immobiliare? Non solo, forse ve n’è un altro similmente pesante in termini di impatto ambientale e di pericolosità, ma che promette molti guadagni a chi realizzerà l’opera e la gestirà. Il Qatar, uno dei massimi produttori mondiali di gas liquefatto, cerca da sempre uno sbocco nel Mediterraneo che gli dia accesso al ricco mercato europeo. Tra le cause della guerra siriana vi sarebbe anche l’opposizione di Al Assad alla realizzazione di un gasdotto che attraversando la Siria avrebbe garantito lo sbocco nel mare nostrum del gas qatariota.

I nostri decisori politici, italiani e sardi, dovrebbero spiegarci perché il gasdotto con  l’Algeria è fallito, ci dovrebbero spiegare perché non si è mai realizzato il raccordo Continente Sardegna, perché si sono scelti invece i rigassificatori, strutture con un alto grado di pericolosità, una delle quali dovrebbe essere realizzata nel porto industriale di Cagliari. Una risposta possibile potrebbe essere che l’emirato, con la loro società la RasGas Company Limited, aveva già dichiarato che stavano lavorando ad un progetto sul Mediterraneo che aveva nella Sardegna il punto centrale?

Due punti sui quali occorre avere chiarezza ed informazioni certe. Risposte che però non avremo mai. Ancora una volta la domanda, l’interesse dell’Italia coincide con quello dei sardi? A ciascuno la risposta.

Intanto la logica del pecunia non olet, degli affari grigi, sta contribuendo a trasformare la Sardegna in ostaggio sacrificale da dare ad un paese dichiarato canaglia, dai fratelli coltelli, canaglie quanto lui. Che il Qatar fosse quel che è lo sappiamo da tempo. Un regime assolutistico che tiene i propri lavoratori immigrati in semi schiavitù. Che condanna a morte il poeta Al-Ajami – pena ridotta a quindici anni per le proteste internazionali- che scrisse:

Ah,quando toccherà a quel paese/il cui stolto sovrano/crede di potersi affidare all’esercito americano/Ah, quando toccherà a quel paese il cui popolo ha vuota la pancia/mentre il suo governo decanta le lodi dello sviluppo della finanza/ Ah, quando toccherà a quel paese/di cui sei cittadino la notte e al mattino dopo ti svegli apolide/ Ah, quando toccherà a quel regime repressivo ed autoritario.”

Presidente Pigliaru, è con questi signori che noi facciamo affari.

http://www.sardegnasoprattutto.com/

Una risposta a “GLI AFFARI A RISCHIO CON UN PAESE “CANAGLIA”: QUANDO LA SARDEGNA FLIRTA CON IL QATAR”

  1. Sarebbe cosa giusta che il Presidente Pigliaru garante per la Sardegna e il suo popolo una volta tanto uscisse da quel torpore indotto e dicesse la verità ai sardi e soprattutto facesse sentire la voce della Sardegna povera e sfruttata da governi centrali che se potessero la spingerebbe ancora più in la nella solitudine di un grande mare bello ma maledetto.

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