L’EXCHANGE STUDENT IN THAILANDIA. UN PERCORSO DI STUDI PER SILVIA MARONGIU, IN UN MONDO AFFASCINANTE

ph: Silvia Marongiu

di Filippo Melis

Cosa spinge una persona a decidere di lasciare tutto, i propri amici, la propria famiglia, le proprie abitudini per passare un anno all’estero in un paese completamente diverso? E’ quello che abbiamo chiesto a Silvia Marongiu, classe 1999, di Lanusei, che a luglio dello scorso anno è partita in Thailandia, col programma Intercultura.

Silvia ha frequentato il Liceo Classico di Lanusei dove l’anno prossimo si diplomerà. E’una ragazza di quasi diciotto anni, simpatica, solare e intelligente, sempre pronta ad accettare nuove sfide. E’ la sua curiosità che l’ha spinta a partire: Silvia non smette mai di conoscere ed imparare. Accetta la proposta dell’intervista con entusiasmo, nella speranza che la sua testimonianza possa aiutare altri ragazzi che hanno intenzione di compiere il suo stesso percorso.

«Ho deciso di partire in Thailandia perché avevo bisogno di qualcosa di diverso. Non perché non sia affezionata alla mia terra d’origine, ma non amo la quotidianità ed ero alla ricerca di nuove esperienze» racconta Silvia «avevo indicato nelle preferenze anche altri paesi ma alla fine sono stata scelta per la Thailandia».

L’Italia e la Thailandia sono dei paesi profondamente diversi. Non è stato semplice per la giovane lanuseina abituarsi a un sistema di valori e a una cultura così diversa dalla nostra. Uno degli aspetti che nel primo periodo del viaggio l’hanno colpita di più, è quello del sistema scolastico, per alcuni versi migliore rispetto al nostro, per altri peggiore.

«Gli edifici scolastici sono bellissimi,  dotati di ogni confort, quasi sembrano resort. Il problema è che il liceo in Thailandia non prepara all’università. I ragazzi thailandesi non sono ambiziosi, non imparano per il gusto di imparare» spiega Silvia «Quella thailandese è una monarchia che purtroppo non permette alle persone di dare libero sfogo al proprio estro, alle proprie passioni. Sono talmente pieni di attività che non hanno tempo per pensare al loro futuro, sono pieni di nozioni ma non riescono ad esprimere un pensiero critico, quasi avessero tutti la stessa opinione, quasi fossero dei robot».

Silvia si è dovuta abituare a inchinarsi per salutare gli sconosciuti o gli adulti. Ci racconta che ha dovuto imparare a pregare un dio e a seguire una religione che influenza la cultura popolare in ogni suo aspetto. Ha dovuto anche accettare il comportamento dei suoi coetanei, che non abituati a vedere stranieri, la salutavano estremamente intimiditi e addirittura le facevano le foto di nascosto quasi fosse una vip. Silvia ora è una persona diversa da quella che era prima di partire, è più matura, più cosciente, più critica. Ormai mancano pochi giorni al suo rientro in Italia.

«Mi ritrovo ora a contare i giorni che mancano al rientro, eppure sembra ieri che facevo il conto alla rovescia prima della partenza. È incredibile come un anno possa volare senza che tu nemmeno te ne accorga. Per me questo è stato un anno speciale, fatto di sfide e di grandi cambiamenti, di difficoltà ma anche di soddisfazioni, di fallimenti ma soprattutto di conquiste. Un anno di crescita e di scoperta. Nove mesi fa ho lasciato tutto ciò che per 17 anni avevo chiamato casa, famiglia, amici, normalità. Ho lasciato ogni certezza e garanzia e sono partita, con un bagaglio pieno solo di curiosità e voglia di vivere» racconta Silvia.

«Ciò che ho trovato al mio arrivo sono stati una lingua a me totalmente estranea, del cibo a cui pensavo non mi sarei mai abituata, un clima estremo e una cultura, una religione, un universo di cui non sapevo assolutamente nulla. Il primo impatto mi ha sconvolta. Ma ancor più sconvolgente è realizzare giorno dopo giorno che tutto ciò che prima mi impressionava stava diventando normale! Ora, dopo ormai 10 mesi qui, mi viene spontaneo inchinarmi per portare rispetto agli sconosciuti per strada e rispondere alle loro domande in lingua thai, sempre con il sorriso sulle labbra. Ora non ho più difficoltà a fare la preghiera nel modo giusto, quando andiamo al tempio. Ora mi fa piacere indossare l’uniforme per andare a scuola senza perdere tempo a scegliere i vestiti giusti. E quel cibo piccantissimo da cui all’inizio diffidavo, ho scoperto di amarlo. Ho conosciuto tante persone nuove e ho confrontato le mie idee con le loro, traendone arricchimento. Sono riuscita a fare a meno di tante comodità che prima ritenevo essenziali».

Silvia adesso non è più solo una “farang”, una straniera, come all’inizio era spesso chiamata lungo i corridoi della sua scuola; è diventata un’abitante di quei luoghi. In lei ora ci sono nuove radici che crescono insieme a quelle più antiche e mai dimenticate della sua terra natia.

«La parte più bella di questa esperienza è stata quando ho smesso di essere una turista e ho iniziato a crearmi una vera e propria vita qui. E la parte più difficile sarà il rientro: dover lasciare la mia casa per tornare a casa. Sembra un controsenso, lo so, ma è la realtà. Qui ho un cuscino che ormai ha la forma del mio viso, mentre quello su cui ho dormito per diciassette anni probabilmente l’avrà già persa. Questo è ciò che mi preoccupa di più: non sentire più mia quella che è sempre stata la mia vita. Non solo perché al mio ritorno tante cose saranno cambiate, come è naturale che sia, ma perché io stessa sarò diversa, guarderò il mondo con occhi nuovi».

«Sarà difficile riadattarmi alla quotidianità della mia vecchia vita ma continuerò ad essere me stessa,  portando con me le qualità acquisite durante questi mesi» conclude la studentessa lanuseina «E se c’è qualcosa che so per certo, è che al rientro apprezzerò di più aspetti della nostra cultura e della nostra bellissima terra, che prima avevo sempre trascurato e dato per scontati. Mi mancheranno però alcune cose della Thailandia, come i mercati di strada dai mille profumi e colori, i sorrisi delle persone di qui, sempre cortesi verso il prossimo ma soprattutto la loro filosofia di vita sempre positiva».

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