CON IL VOTO DIETRO L’ANGOLO IN REGIONE SARDEGNA, LA RETE “HEMINAS” ALZA LA VOCE: RISCHIO ELEZIONI SENZA DONNE, SI LEVA LA PROTESTA


HEMINAS  di Sardegna

Con le dimissioni dell’assessore Maninchedda, appare in tutta la sua gravità quanto ripetutamente denunciato dalla Rete HEMINAS a far data dalla “rivolta dei mucadores”, a Cagliari e a Sassari del 27 aprile scorso: è ormai concreto e imminente il rischio di andare a elezioni anticipate con una legge elettorale priva della norma sulla doppia preferenza di genere, nonostante le ripetute assicurazioni pubbliche di autorevoli esponenti istituzionali ai massimi livelli, quali lo stesso presidente del Consiglio Gianfranco Ganau. La mancata approvazione, a oggi, dello stralcio della norma sulla doppia preferenza di genere, mette infatti la Regione Sarda in condizioni di illeggittimità costituzionale, in quanto in contrasto con quanto espressamente indicato dalla Legge n.20 del 2016, la quale ha dettato norme per le regioni per il riequilibrio della rappresentanza in materia elettorale. Con questa legge infatti si è completato il quadro normativo che in quattro anni ha inserito norme per il riequilibrio di genere nelle leggi elettoriali dei diversi livelli istituzionali quali la legge 215/2012 su Consigli e Giunte degli enti locali, la legge 65/2014 per le elezioni europee, e la legge 52/2015 per le elezioni alla Camera.

Tutto ciò premesso per informare il Presidente Ganau, l’On. Agus e tutti i Capigruppo, che in assenza di atti immediati per l’inserimento della norma della doppia preferenza di genere nella attuale legge elettorale regionale, la Rete HEMINAS, forte di oltre 9.000 aderenti, intende promuovere, insieme ad altri movimenti e associazioni, eccezionali e clamorose mobilitazioni di protesta. E’ palese, inoltre che la Regione sarda potrebbe essere censurata dalla Corte Costituzionale, per violazione degli articoli 122 e 51 della Costituzione.

La misura è colma: per HEMINAS non è più tollerabile che la Sardegna vada al voto senza alcun meccanismo di garanzia a favore di una equa rappresentanza di donne nella massima assemblea regionale. Su questo abbiamo registrato l’autorevole e immediato sostegno della Presidente della Camera Laura Boldrini.

La situazione a cui ci hanno condotto le “strategie “ occulte e palesi di ampi settori del Consiglio regionale, è assurda e inaccettabile: ostinatamente, nella precedente e nella attuale legislatura hanno prima bocciato, con voto segreto nel 2013, e poi rinviato “sine die” la discussione e l’approvazione della norma sulla doppia preferenza di genere nella legislatura in corso! Si attendevano passi imminenti, che non ci sono a ancora stati, dopo l’audizione in Commissione Riforme di HEMINAS ed altre associazioni e organismi di parità, nella convocazione del 3 maggio scorso, da parte del presidente Francesco Agus.

I fatti sono noti: la rappresentanza delle donne nella massima assemblea elettiva regionale è irrisoria: sole 4 donne su 60 consiglieri, appena una donna in più rispetto al primo Consiglio Regionale  eletto nel 1949! Un caso più assurdo più che raro: in 70 anni di storia, nulla è cambiato per le donne sarde, Ciò rappresenta un grave vulnus di tipo democratico e costituzionale, perchè contravviene ai principi costituzionali che dettano norme per la promozione della parità di genere, e priva il popolo sardo di una adeguata ed equilibrata rappresentanza di donne e uomini per l’attività legislativa e per il governo della Regione e delle sue Istituzioni.

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