IL DISASTRO AMBIENTALE ANNUNCIATO: TERREMOTO ALLA FLUORSID, L’AZIENDA FA CAPO AL PRESIDENTE DEL CAGLIARI TOMMASO GIULINI


Associazione a delinquere, inquinamento e disastro ambientale. È l’ipotesi di reato contestata dal pm della Procura di Cagliari, Marco Cocco, che ha richiesto le ordinanze di custodia cautelare a carico di alcuni componenti dell’azienda Floursid di Macchiareddu, di cui è proprietario il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini (a suo carico non risulta nulla). Gli agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale hanno sequestrato due aree contenenti materiali inquinanti. In particolare sono stati messi i sigilli a un’area grande tre ettari, accanto alla Fluorsid, dove erano presenti cumuli di materiali stoccati all’aperto. Una seconda area, grande cinque ettari, è stata sequestrata ad Assemini (Cagliari) in località Terra Fili, che era destinata allo stoccaggio di materiali vari. Sono 168 le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip, Cristina Ornano, che hanno fatto finire in manette sette persone per associazione a delinquere, inquinamento e distaccato ambientale Michele Lavanga, direttore dello stabilimento Fluorsid, Sandro Cossu, responsabile della sicurezza ambiente della società, Alessio Farci, ingegnere responsabile della produzione dell’azienda, Marcello Pitzalis e Simone Nonnis, rispettivamente dipendente ed ex dipendente della Società Ineco che lavora presso lo stabilimento Fluorisid. “Il dispositivo del Gip – spiega il Corpo forestale – descrive come attraverso una complessa attività di indagine eseguita dal Nucleo Investigativo (Nipaf) del Servizio Ispettorato di Cagliari dal 2015 al 2017 si è accertata l’esistenza di una associazione criminale che attraverso lo stoccaggio all’aperto, le lavorazioni di materie prime e sottoprodotti e omettendo qualsiasi intervento di mitigazione ambientale cagionava i reati contestati”. Si articolano in sette punti le contestazioni mosse dal Gip Cristina Ornano alle sette persone finite in manette oggi con l’accusa di associazione a delinquere, disastro ambientale e inquinamento, per le lavorazioni nello stabilimento Fluorsid di Macchiareddu. Il Gip contesta: “Una grave contaminazione dell’aria, per effetto della dispersione delle polveri nocive, altamente concentrate, provenienti dallo stabilimento Fluorsid dal cantiere di Terrasili – scrive nell’ordinanza -. Una grave contaminazione del suolo ascrivibile anzitutto alla diffusione delle polveri, e dimostrata dalle analisi dei campioni di suolo e di vegetali (di specie pabulari), prelevati da aree prossime allo stabilimento; contaminazione delle falde acquifere di metalli pesanti e composti inorganici”, in questo caso si parla di valori anche tremila volte superiori a quanto consentito. “Contaminazione da fluoro degli allevamenti a Macchiareddu – afferma il Gip – in particolare è acclarato che alcuni capi ovini allevati a Macchiareddu, in zone raggiunte dalle polveri emesse da Fluorsid e interessata da illeciti sversamenti di rifiuti analoghi a quelli di cui si è fin qui parlato, avevano contratto la Fluorosi, una grave malattia”. Tra le accuse anche quanto segnalato dagli abitanti di Assemini dove oggi è stata sequestrata un’area: “Lamentavano che, specie quando spirava il vento, le polveri si infilavano in casa anche attraverso gli infissi, creando dappertutto una densa patina biancastra. Tutti avevano lamentato bruciori agli occhi ed alle vie respiratorie, e riferito dell’odore acre e acido delle polveri. Alcuni avevano notato effetti nocivi sui figli minori, e altri li avevano paventati”. In contestazione anche “l’interramento e sversamento di rifiuti pericolosi quali: fluorsilicati, fanghi acidi, amianto, olii, rifiuti di varia natura, nonché la lavorazione all’aperto di sostanze velenose, come la criolite, lo sversamento di cloruro. Hanno certamente determinato una contaminazione delle matrici ambientali in misura che va ancora esattamente quantificata, ma che è in atto ed è grave come è dimostrato dalle patologie e dalla pressoché totale scomparsa della vegetazione nelle aree adibite a discarica – ribadisce il giudice -. Da ultimo va ricordato che lo sversamento di fanghi acidi nella laguna di Santa Gilla è un fatto che si è accertato reiterato e non occasionale”.

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