LA FAMOSISSIMA SCULTURA DI FRANCESCO CIUSA “LA MADRE DELL’UCCISO”, PRESENTATA DIECI ANNI FA NELLA VERSIONE IN GESSO A VENEZIA E A FIRENZE, IN MOSTRA A PETTINENGO (BIELLA) NELLA VERSIONE MARMOREA

Pettinengo. Nella foto di Renzo Caddeo, Serafina Mascia e Rita Danila Murgia accanto a La madre dell'ucciso di Francesco Ciusa, 29 aprile 2017

articoli di Paolo Pulina

Chi non ha potuto vedere la versione in gesso della famosissima scultura di Francesco Ciusa dal titolo “La Madre dell’ucciso” né a Venezia né a Firenze (tra la fine del 2007 e gli inizi del 2008)  può ammirarla  nella versione in marmo visitando il “Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli”, da poco inaugurato a Pettinengo per iniziativa del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”  di Biella. Pubblichiamo qui di seguito un estratto del resoconto  dell’inaugurazione del Museo pubblicato nel sito Internet del Circolo sardo di Biella

http://www.sunuraghe.it/2017/i-sardi-di-biella-inaugurano-museo-delle-migrazioni-a-pettinengo#more-7573 e gli articoli scritti da Paolo Pulina in occasione della inaugurazione della Mostra “Francesco Ciusa. Gli anni delle Biennali, 1907-1928), prima a Venezia (3 novembre 2007) e  poi a Firenze  (25 gennaio 2008). In entrambe le occasioni un ruolo organizzativo fondamentale lo hanno svolto la FASI e i Circoli  ad essa affiliati.

Ha scritto Simmaco Cabiddu: «Sabato 29 aprile 2017, la Festa nazionale sarda “Sa Die de sa Sardigna” è stata celebrata a Biella con l’inaugurazione a Pettinengo del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di popoli. […] Allestito su uno stabile della Regione Autonoma della Sardegna, donato dalla famiglia di Gastone Mazzia Piciot, emigrata in Francia, concesso in usufrutto al Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”  di Biella. […] Al centro degli allestimenti la statua marmorea della “Madre dell’ucciso”, “Sa mama de su mortu” di Francesco Ciusa. Opera importante per la storia dell’arte italiana del Novecento, con la Sardegna che entra da protagonista nella cultura della penisola oltrepassando le Alpi e gli oceani. Dell’artista sardo che ha scelto di operare in Italia, rifiutando offerte americane di lavoro, esistono copie in bronzo della statua di gesso esposta alla Biennale di Venezia del 1907, acquistata nel 1939 dalla Galleria Comunale d’Arte di Cagliari. Si conoscono successive cinque versioni in bronzo: la prima, su richiesta dell’allora Ministero della Pubblica Istruzione, fusa subito dopo l’esposizione del 1907, si trova alla Galleria d’Arte Moderna di Roma; la seconda sembrerebbe essere stata eseguita per un museo londinese; la terza per la Galleria d’Arte Moderna di Palermo. Grazie al conte Vittorio Buratti che nel 1942 acquistò la copia marmorea dalla Galleria d’Arte di Paolo Triscornia di Ferdinando di Carrara per arredare la sontuosa villa Malpenga, da allora, l’importante opera è stata custodita nel Biellese. Ora, a turisti, studiosi ed amanti dell’arte Italiana del Novecento, un’occasione in più per venire a visitare anche una terra tutta da scoprire. Apertura del museo: domenica dalle ore 15 alle ore 18. Ingresso libero».

Tre novembre – 16 dicembre 2007:  Le opere di Francesco Ciusa tornano a Venezia ed è di nuovo un trionfo

Giornata fausta per la FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia) quella del 3 novembre 2007. Nel giorno in cui i lettori della “Nuova Sardegna” potevano trovare, nel quarto volume della “Grande Enciclopedia della Sardegna” (in vendita in allegato al quotidiano), un’ampia voce sulla storia e sul ruolo della federazione che raggruppa nella penisola circa 70 circoli di sardi emigrati, a Venezia è stata inaugurata la mostra “Francesco Ciusa: gli anni delle Biennali (1907-1928)”, organizzata proprio dalla FASI in stretta collaborazione con i circoli sardi “Eleonora d’Arborea” di Padova e “Ichnusa” di Mestre, con il patrocinio e il contributo delle Regioni Sardegna e Veneto, dei Comuni di Cagliari, Venezia e Nuoro, delle Province di Cagliari, Nuoro, Sassari e Venezia, della Fondazione Banco di Sardegna, della Camera di Commercio di Cagliari, di Tirrenia di Navigazione, di FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana), di ANMIL (Associazione Nazionale Musei Locali e Istituzionali), di IFOLD (Istituto Formazione Lavoro Donne).

A Palazzo Molin Adriatica, Zattere 1412 (un tempo residenza privata della famiglia Stucky, di fronte all’omonimo Molino, nell’isola della Giudecca; poi della società Adriatica; oggi di proprietà della Tirrenia, rappresentata nella circostanza, come “padrone di casa”, da Carlo Perissinotti) molte persone si sono accalcate per partecipare all’evento dell’apertura di una esposizione che riporta a Venezia (fino al 16 dicembre) quindici opere dello scultore sardo Francesco Ciusa (Nuoro,1883 – Cagliari, 1949), che proprio cent’anni fa, alla Biennale di Venezia del 1907, vinse il primo premio.

con il gesso La madre dell’ucciso (nella mostra è presente la versione in gesso posseduta dalla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Palermo, che la ha prestata per l’occasione).

Le molte autorità presenti all’inaugurazione erano un’immagine eloquente di come può essere vincente la sinergia economica e operativa tra più enti e istituzioni per il successo di una grande (anche per l’entità dei costi) intrapresa culturale.

Per la Regione Sardegna, il consigliere Sandro Frau, presidente della II Commissione “Diritti civili, Politiche comunitarie, Emigrazione”, ha portato il saluto del presidente Renato Soru, ha ricordato il crescente impegno della Regione nella valorizzazione dei beni culturali e nello sviluppo dei sistemi museali, ha espresso il suo apprezzamento per l’alto livello culturale, che di persona ha potuto verificare, delle iniziative degli emigrati.

Per Tonino Mulas, presidente della FASI,  questa mostra è particolarmente significativa sia perché presenta l’opera di un autore che ha favorito l’ingresso della isolata Sardegna nella modernità, sia per il prestigio e l’autorevolezza del comitato scientifico che ha curato la realizzazione dell’esposizione e del catalogo (pubblicato da una delle più importanti case editrici isolane, la Ilisso di Nuoro, contiene saggi delle curatrici Giuliana Altea e Anna Maria Montaldo, un testo biografico di  Antonella Camarda, schede delle opere in mostra di Giulia Aromando, Francesca Ghirra, Pamela Ladogana, Marzia Marino, Maria Teresa Steri). La FASI sta valorizzando le grandi figure della alta cultura sarda (Grazia Deledda, Antonio Gramsci, Giuseppe Dessì) con manifestazioni che prevedono sempre la collaborazione dei diversi circoli con le istituzioni dei luoghi in cui essi operano: in tal modo essi possono essere qualificati come veri e propri “battistrada” che spalancano alla nostra cultura le porte del mondo. Degni di lode particolare, nell’occasione, gli sforzi organizzativi dispiegati dai circoli degli emigrati sardi di Padova e di Mestre.

Mariolina Fusco, direttrice dell’IFOLD di Cagliari, ha ricordato come l’esperienza acquisita dal proprio Istituto nel campo della valorizzazione dei beni museali e nella qualificazione professionale delle allieve dei corsi di promozione culturale abbia indotto l’IFOLD a prefigurare, in collegamento con la mostra delle opere di Ciusa, una serie di laboratori didattici rivolti alle scuole.

Maria Vittoria Màscolo Ciusa, nipote dello scultore, figlia di Antonietta (figlia e biografa di Francesco Ciusa), ha portato una affettuosa testimonianza incentrata sui ricordi familiari.

Ha detto del nonno: «Quasi tutte le opere di Ciusa sono autobiografiche, nascono cioè da ricordi d’infanzia legati alla sua terra natale a lui tanto cara da non volerla abbandonare neanche dopo le offerte di lavoro pervenutegli dall’America subito dopo il trionfo veneziano». Ha ricordato il giudizio lusinghiero di Eugenio Montale e una pagina critica del di lei fratello, Raffaele Màscolo Ciusa, sulla Madre dell’ucciso.

Serafina Mascia, vicepresidente vicario della FASI e coordinatrice organizzativa, ha elogiato la collaborazione dei soci dei circoli sardi di Padova e di Mestre al raggiungimento dell’obiettivo culturale prefisso e ha sottolineato come l’esposizione dimostra che la cultura sarda riesce ad esprimere qualità che non sfigurano neanche nei più prestigiosi spazi culturali.

Per Caterina Virdis, docente presso l’Università di Sassari, coordinatrice della mostra, è fondamentale il riconoscimento di una identità sarda sia nell’isola sia presso i sardi d’oltremare.

La Sardegna non può continuare ad essere identificata in stereotipi negativi di primitività (si veda la recente sentenza del giudice tedesco). Ma bisogna difendersi anche dagli stereotipi che vorrebbero essere positivi: non si può, cioè, continuare a pensare che l’arte in Sardegna significa solo gravità, austerità, isolamento e ritardo rispetto ai percorsi continentali. Questa mostra, al contrario, dimostra cultura ampia e aggiornata, ha un respiro nazionale ed europeo: Francesco Ciusa ha aperto la strada dello specifico della scultura sarda a punte eccelse, celebri oggi in tutto il mondo, come Costantino Nivola e Pinuccio Sciola.

Giuliana Altea, anche lei docente presso l’Università di Sassari, curatrice con Anna Maria Montaldo della mostra e dello splendido catalogo, ha sottolineato il fatto che, anche a motivo del successo veneziano, l’opera di Ciusa è stata ridotta ingiustamente ad un solo capolavoro, mentre invece nella sua produzione c’è ben altro: proprio per questo la mostra ha voluto presentare le opere del periodo 1907-1928, create cioè tra la prima e l’ultima delle Biennali cui Ciusa partecipò. Altea ha messo in evidenza alcuni fattori del successo della Madre dell’ucciso, opera che parlava a diversi tipi di pubblico: in particolare, per i sardi era naturale vedere in essa una immagine tipica della contadina sarda, una figura capace di calamitare per la sua semplicità un forte investimento simbolico della “dolorante anima sarda”.

Infine l’architetto Roberto Zanon ha spiegato di aver voluto offrire alla visione del pubblico ciascuna delle opere di Ciusa come se fosse adagiata su una zattera, a significare il positivo approdo alla riva veneziana dopo il lungo percorso che ciascuna di esse ha dovuto affrontare partendo da località distinte e distanti. Il folto pubblico che, a chiusura dell’illustrazione, ha invaso i locali della mostra, ha dimostrato di apprezzare il felice ricongiungimento in terra veneziana di questi capolavori sparsi creati da un artista eccellente.

Paolo Pulina

Venticinque gennaio – 26 febbraio 2008: A Firenze la mostra  delle opere di Francesco Ciusa reduce dai successi di  Venezia

Chi non ha potuto visitare a Venezia (dove ha riscosso grande successo di critica e di pubblico) la mostra “Francesco Ciusa: gli anni delle Biennali (1907-1928)”, ideata dalla FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia), ha la possibilità  di farlo, fino al 26 febbraio 2008, a Firenze nei locali della Limonaia  di Palazzo Medici Riccardi (sede della Provincia di Firenze; Via Cavour 3) e conoscere così le opere dello scultore sardo (Nuoro,1883 – Cagliari, 1949), che cent’anni fa, alla Biennale di Venezia del 1907, con il gesso La madre dell’ucciso, vinse il primo premio.

Mediante questa esposizione – curata da Giuliana Altea e Anna Maria Montaldo con il coordinamento di Caterina Virdis e con l’allestimento di Roberto Zanon, materialmente organizzata dai circoli sardi “Eleonora d’Arborea” di Padova e dall’ACSIT (Associazione Culturale Sardi in Toscana)  di Firenze – l’artista nuorese è ritornato simbolicamente nella città che lo vide  allievo dell’Accademia di Belle Arti  tra il 1899 e il 1903. Fra i suoi maestri ci furono Domenico Trentacoste, Giovanni Fattori e Adolfo de Carolis. Questo soggiorno di studio permise a Ciusa di conoscere e frequentare Lorenzo Viani, Plinio Lomellini, Moses Levy, Libero Andreotti, Enrico Sacchetti.

Molte autorità hanno partecipato, nella giornata di venerdì 25 gennaio, alla conferenza stampa e alla presentazione della mostra, che è stata   promossa, oltre che dalla FASI, dalla Regione Autonoma della Sardegna–Assessorati Lavoro e Pubblica Istruzione e dalla Provincia di Firenze,  con il patrocinio e il contributo della Regione Toscana, dei Comuni di Firenze, Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, delle Province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, della Cassa di Risparmio di Firenze, della Camera di Commercio di Cagliari, della Fondazione Banco di Sardegna, dell’editrice Ilisso di Nuoro, di IFOLD (Istituto Formazione Lavoro Donne), di ANMIL (Associazione Nazionale Musei Locali e Istituzionali), di Eurotarget Viaggi-Centro Servizi FASI.

Ha dichiarato Matteo Renzi,  Presidente della Provincia di Firenze: «Questa mostra rappresenta per noi una grande opportunità perché si inserisce nella politica di organizzare a Palazzo Medici  Riccardi grandi eventi culturali. Ospitare le opere di questo grande artista sardo ci offre la possibilità di  un confronto tra Firenze e una comunità molto attiva come quella sarda, numerosa in città e nel territorio provinciale».

«In Sardegna c’è un forte risveglio culturale – ha aggiunto il coordinatore organizzativo della mostra a Firenze,   Gianni Conti – e questo ci permette di  riscoprire grandi artisti come Francesco Ciusa.  Aver avuto la possibilità  di organizzare questa  mostra  a Firenze è per noi un fatto molto importante e ci riempie d’orgoglio».

Tonino Mulas, presidente della FASI,  ha ribadito che  questa mostra è particolarmente significativa  perché presenta l’opera di un autore che ha favorito l’ingresso della isolata Sardegna nella modernità e ha ricordato le personalità artistiche sarde che hanno avuto contatti di studio e di lavoro con Firenze, privilegiato crocevia,  luogo di incontro e di confronto,  di culture e di correnti artistiche.

Per conto delle istituzioni sarde hanno portato il  saluto  Sergio Mundula, assessore alla Cultura della Provincia di Sassari, e Tonino Falconi, assessore alla Cultura del Comune di Oristano.  

È spettato infine alle curatrici Altea e Montaldo illustrare le opere esposte: sette grandi statue in bronzo e gesso tra cui La madre dell’ucciso (presente nella mostra  nella versione in gesso della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Palermo che l’ha  prestata per l’occasione), che nel 1907  fece additare il suo giovanissimo autore come una rivelazione.

«Ciusa è un artista straordinario e tutto da riscoprire – hanno  spiegato le curatrici  – perché la forza che trasmettono le sue opere ha qualcosa che va oltre i particolari della materia e riesce a interiorizzare e pietrificare il dolore, come ne La madre dell’ucciso, ispirata alla vita vera di una donna della Barbagia. Ma La madre dell’ucciso rappresenta solo l’inizio di un percorso ricco e articolato, che vede l’artista muoversi sullo scenario nazionale e internazionale, con esiti di  notevole qualità. Attraverso sette grandi sculture che figurarono all’epoca nei massimi appuntamenti espositivi internazionali, vengono ripercorse le tappe salienti della vicenda dell’artista in quello che fu il periodo cruciale della sua ricerca densa di  un “verismo” applicato nella scultura con una grande attenzione ai dettagli e  di  una plasticità solenne e di  grande espressione venata di accenti “simbolisti” e “secessionisti”. Dopo La madre dell’ucciso, in cui si fondono ricordi classici e un’attenzione al dettaglio di sapore ancora verista, lo scultore passa, già alla fine del primo decennio del secolo, a un discorso più conciso e sintetico, venato  di  accenti simbolisti e secessionisti, evidente in opere come La filatrice (1908-9) e Il cainita (1914). Decorativismo e naturalismo si intrecciano ne L’anfora sarda, con cui l’artista compare alla Biennale del 1928 mentre le altre tre opere sono Il nomade del 1908-09; Il pane del 1907 e Dolorante anima sarda del 1910 -11».

Paolo Pulina

Nella foto di Serafina Mascia,  “La madre dell’ucciso” di Francesco Ciusa, fusione in bronzo 1983, cm 84x51x71,  che si trova nel Palazzo Civico di Cagliari.
L’originale in gesso del 1906-07 è conservato presso la Galleria Comunale d’Arte di Cagliari.

immagine di Serafina Mascia

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