INSEGNANTE D’ITALIANO E LINGUE EUROPEE IN INGHILTERRA: ELISABETTA LIXI A BRIGHTON PER VALORIZZARE LE PROPRIE COMPETENZE

ph: Elisabetta Lixi

di Stefania Lapenna

Solare e sempre pronta alla battuta. Elisabetta Lixi ci parla con entusiasmo della sua attuale esperienza di vita a Brighton, Inghilterra, dove insegna italiano, spagnolo e francese presso una scuola pubblica che ospita ragazze tra gli 11 e i 17 anni.  Ventotto anni cagliaritana, Elisabetta si è diplomata al Liceo Classico Dettori e successivamente si è laureata in Lingue e culture europee ed extraeuropee. La sua prima esperienza all’estero risale proprio al periodo dell’università, quando ha frequentato l’ultimo anno in Spagna, durante l’Erasmus. In seguito torna in Italia dove fa la specialistica in Relazioni internazionali a Perugia. Poi di nuovo all’estero, con il programma Leonardo che la porta a Dublino per sei mesi. Vive stabilmente in Inghilterra dal 2015, dove ha fatto un master post-laurea PGCE (Post-Graduate Certificate of Education).

Com’è venuta l’idea di fare le valigie e partire? «Premetto che a Cagliari lavoravo e mi trovavo bene, ma non era il lavoro per il quale avevo studiato e non ero completamente soddisfatta. Poi mi sono messa in contatto con un collega che viveva già da tempo in Gran Bretagna e mi diceva che stava bene ed era contento, e questo mi ha convinta a provare a fare un’esperienza simile. Durante il Master pensavo che sarei tornata a casa, non avrei mai pensato di stabilirmi lì definitivamente (per ora).  Soprattutto non avrei mai immaginato di fare l’insegnante, ma alla fine mi sono innamorata di quello che stavo (e sto) facendo e sono rimasta.  Il mio lavoro valorizza appieno le mie competenze».

È stata una scelta facile o hai avuto un po’ di timore per la nuova esperienza che stavi andando a fare? «L’unica difficoltà che ho avuto è stata abituarmi all’idea di stare lontano dalla mia famiglia, dai miei amici e dalla mia città, alla quale sono molto legata».

Ti sei ambientata facilmente? «Sì, perché ovviamente non ho mai avuto difficoltà con la lingua e frequento molti miei connazionali, cucino e mangio italiano, mi sento un’italiana e una sarda in Inghilterra, non un’immigrata naturalizzata inglese.  Nel mio lavoro ho una settimana di ferie ogni sei settimane, per cui riesco a tornare in Sardegna ogni mese e mezzo. Questa consapevolezza mi aiuta molto».

Cosa ti piace di più dell’Inghilterra e cosa meno? «Quello che più mi piace è un aspetto della loro cultura poco conosciuto all’esterno. Hanno l’usanza molto bella di mandare biglietti di auguri per ogni occasione e il ricevente ringrazia uno per uno coloro che gli hanno fatto questo regalo mandando a ciascuno un biglietto di ringraziamento. Un esempio in particolare: una mia collega è diventata nonna e dopo che noi le abbiamo fatto il regalo è tornata a scuola con delle torte per festeggiare il lieto evento. Sono cose belle e per niente banali, che qui in Italia non si fanno quasi mai. L’aspetto che invece non mi piace per niente è una parte del loro carattere che li porta a chiudersi all’interno della loro comunità e a non conoscere le altre culture. Sono molto legati alla loro inglesità e pensano sia la cultura migliore del mondo. In poche parole, una sorta di complesso di superiorità, come se fossero migliori degli altri».

Dopo il recente attentato a Londra, come vivi la quotidianità? Hai paura? «Come fanno tutti qui, cerco di non pensarci. Vivo alla giornata, cercando di godermi al meglio ogni singolo momento perché, si sa, se si pensa a ciò che potrebbe succedere non si vive più. Un esempio su tutti: a Brighton ogni anno si svolge la più grande manifestazione Gay Pride d’Europa. Un intero weekend di festa, con eventi in ogni parco cittadino e poi la grande parata che si svolge nel lungomare. La prima volta che vi ho assistito è stato una settimana dopo l’attentato di Nizza, avvenuto lungo la promenade. Una cornice simile, insomma. Io e i miei amici avevamo un po’ di paura ma era un evento atteso a lungo e niente e nessuno ci avrebbe mai scoraggiato. Purtroppo dopo gli attacchi terroristici l’intolleranza è aumentata, l’ho scoperto anche per esperienza diretta. Un signore anziano, sentendomi parlare in italiano, mi ha letteralmente invitata a tornare nel mio Paese».

Ora che la Gran Bretagna uscirà dall’Europa per via della Brexit, cosa cambierà per gli italiani che come te vivono lì? «Per me cambierà poco o nulla. Avendo un contratto a tempo indeterminato non ho problemi. Fra due anni, se sarò ancora qui, potrebbero servirmi dei permessi per continuare a lavorare, per entrare e uscire dal Paese. Sarà più problematico per chi svolge lavori saltuari come i camerieri o i baristi, giusto per citarne alcuni».

Qual è il tuo sogno nel cassetto? Quali i piani per il futuro? «Lo dico chiaro e tondo: sogno un giorno di tornare in Sardegna, a Cagliari in particolare, e fare un lavoro che mi soddisfi e gratifichi tanto quanto quello che svolgo attualmente. Amo la nostra Isola, amo Cagliari e di questo ne vado fiera. Ciò non toglie che mi trovo bene a Brighton, ma immagino i miei figli vivere con me nella nostra bellissima città. Mi manca molto la famiglia, gli amici ma anche il clima. Non nego che sto cominciando a cercare lavoro qui e, qualora lo trovassi, non esiterei neanche un attimo a fare le valigie e tornare».

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