RAPSODIE SARDE CON UGO MAGNANTI: SERATA IN “POESIA E MUSICA” AL GREMIO DEI SARDI DI ROMA

nella foto da sinistra: Franco Ciotti, Ugo Magnanti, Efisio Cadoni, Francesca Farina, Antonio Maria Masia

di Antonio Maria Masia

Nanneddu meu, la cantatissima e splendida poesia sociale e politica del grande e sfortunato poeta di Tonara, Peppino Mereu, tradotta benissimo in italiano (solo alcune parti, aspettiamo il resto) da Ugo Magnanti e cantata con voce chiara e coinvolgente da Dona Amati (omaggio di poeti a poeta) accompagnata, alla grande, dal Maestro Fausto Ciotti alla chitarra, ha rappresentato il momento conclusivo allegro e improvvisato di una serata all’insegna dell’ottima poesia e della musica raffinata. Vedere il bel video postato da Ivanoe Meloni e le foto di Francesca Violo.

L’incontro, ben partecipato da un pubblico attento e coinvolto, è stato dedicato interamente, come previsto, alla presentazione del graditissimo “dono” poetico alla Sardegna ed ai Sardi fatto da Ugo Magnanti, poeta di Anzio-Nettuno, attraverso il suo libro in versi :” Di Miele Allegorico – Rapsodie Sarde”, introdotto da presidente Gremio e commentato con cura e capacità da Francesca Farina, poeta e critico letterario di Bitti , e dal poeta, scultore di Villacidro Efisio Cadoni.

Sedici splendide rapsodie, emozionanti composizioni tra poesia e musica, lette e interpretate dall’autore e dalla voce di Dona Amati poeta, cantante e attrice e anche editora del libro, ed impreziosite dagli stacchi musicali di Fausto Ciotti.

Perché un dono graditissimo e di gioia per la comunità dei Sardi?

 Perché da un non sardo, dopo quattro anni percorsi in bici sulle strade e luoghi dell’Isola, ecco mille e più gocce di miele purissimo, distillato d’amore per i variegati e particolari umori sapori, paesaggi, tradizioni dell’Isola di Pietra, Sardegna quasi un Continente, come l’ha definita il grande Marcello Serra.

 Ugo coglie, assimila, fa suo, con passione e sincerità, questo mondo d’elezione e lo restituisce al lettore con bravura e sensibilità, convinto, come canta nell’ultima rapsodia: “ma il mito isolano, non finisce qui,/ci sono altre parole per la malattia /che sa violare il segno”.

Come, allora, non ricordare ancora Marcello Serra in una delle sue poesie più belle quando chiama il sentimento per la sua Terra “Mal di Sardegna” o come quando, nel chiudere il suo documentario RAI nel 1960 su “Sardegna quasi un Continente” dice: “L’amore per la natura, prezioso segreto di questo popolo, accenderà altri cuori e NUOVI POETI verranno per raccontare con nuove immagini la storia della Sardegna”?

Ugo Magnanti è UNO di questi!

E noi lo ringraziamo per il preziosissimo dono. 

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