L’ULTIMO LIBRO DI OTTAVIO OLITA “L’OLTRAGGIO DELLA SPOSA”: UNO SPACCATO DELLA SOCIETA’ MERIDIONALE POST-UNITARIA

ph: Ottavio Olita

di Francesco Cocco

Mi capita raramente  di leggere un libro due volte di seguito. L’ultima volta mi è successo col romanzo di Ottavio Olita “L’ oltraggio della Sposa”. La prima volta l’ ho letto d’ un fiato avvinto dalla storia di una giovane sposa, Adele Mori, accusata d’aver tramato l’omicidio del marito, il capitano sardo Giacomo Perra, per mano di un saltimbanco di circo, Paolo Vescovi, amante della stessa Adele. Leggendo ho capito che erano tanti gli interessi suscitati che imponevano una rilettura. Vi era la questione femminile  come andava profilandosi  all’ indomani  dell’ Unità d’ Italia, vi era il tema del Mezzogiorno e delle sue classi latifondiste, vi era la retorica militarista seguita alle guerre risorgimentali, in  cui il capitano Perra era stato ferito in modo permanente.  Ma soprattutto a suscitare la mia curiosità è stato un interrogativo di Adele Mori  quando conosce il futuro marito: “….la ragazza era molto incuriosita dal primo sardo che conosceva in vita sua, ma non riusciva  a collocare in quale zona del  Nord d’ Italia  si trovasse la sua terra natia. . E poi che c’ entrava con  i Piemontesi?….” . Naturalmente un tale interrogativo poteva essere rovesciato sino ad illuminare in termini nuovi tutta la questione sarda e meridionale; cioè poteva porsi nel seguente modo :”  come   e quando i Sardi si scoprono meridionali? Cos’ha la Sardegna in comune con la Calabria, la terra natia della giovane  Adele?

Interrogativo che oggi può sembrare ridicolo  ma non lo era sino a qualche decennio fa. Negli anni 80 mi capitò in un pubblico dibattito di essere ripreso perché avevo affermato essere  la Sardegna  parte integrante del Meridione. Dovetti spiegare all’ interlocutore che non erano le previsioni metereologiche di certi canali Rai o Mediaset a definire la posizione storico-economico- politica della nostra Isola ma le leggi sul Mezzogiorno vigenti in quegli anni. Lo scoprirci meridionali non è un fatto improvviso  post-unitario. In qualche modo è una conquista politica. Del resto negli anni   in cui si svolgono i fatti narrati nel romanzo,  il deputato e filosofo sardo G.B.    Tuveri  teorizza la ”questione sarda” come un problema tutto nostro, quindi  staccato dalla complessiva questione meridionale. Antonio Gramsci la teorizza mezzo secolo più tardi ma altri sardi avevano operato nella seconda metà dell’ Ottocento come veri esploratori ed  operatori della realtà meridionale.  A tal proposito si legga il diario del deputato bittese Giorgio Asproni che nel Mezzogiorno viaggia per conoscere e proporre soluzioni  nella sua veste di parlamentare. Va anche tenuta presente l’ opera del generale  sardarese G.B. Serpi che svolse un importante ruolo  per l’inquadramento della gendarmeria borbonica nell’ Arma dei carabinieri. Di particolare importanza è poi l’impegno che vi profuse il sassarese Giovanni Antonio Sanna, il mitico fondatore delle  miniere di Montevecchio. Il Sanna nella seconda metà dell’ 800 fondò una banca con sede a Napoli, quindi non si limitò ad analizzare ma volle operare in concreo nel tessuto economico meridionale. Ecco alcuni spunti che giustificano una rilettura di questo libro. Ricordi, riflessioni, meditazioni che aiutano a scoprirci  meridionali con un’identità speciale nella convinzione che un romanzo ben scritto ci fa conoscere più  di tanti saggi  una certa realtà sociale. E per conoscere la società meridionale post-unitaria il romanzo di Olita vale molti saggi ponderosi, e ce la fa conoscere in maniera avvincente dalla prima all’ ultima pagina.

Scheda della Casa editrice “Città del Sole edizioni”  È il 2 maggio 1871, quando Adele Mori, ricca fanciulla di provincia non ancora diciottenne, viene data in sposa all’eroe di guerra Giacomo Perra, trentacinquenne capitano dell’esercito del neonato Regno d’Italia. Trascorsi pochi anni di matrimonio con un marito incapace di soddisfarla sia come moglie che come donna, Adele decide di allontanarsi da Giacomo, tornando così a vivere con la sua famiglia a Cassano allo Jonio. Lì ritrova la felicità e la spensieratezza iniziando una storia segreta con Paolo Vescovi, saltimbanco di circo. Quest’ultimo, abbagliato dal desiderio di avere la donna tutta per sé, uccide il marito. Inevitabilmente la vita della giovane Adele verrà travolta dallo scandalo e da un processo, che susciterà una morbosa curiosità e che si concluderà con la condanna dei due amanti. Circa centocinquant’anni dopo, sarà Simonetta Cerri, una giovane ricercatrice universitaria, a fare luce su questa misteriosa storia di sangue e tradimenti. Attraverso le carte dei processi, gli articoli di giornale e le pagine di un diario ritrovato a palazzo Noce, l’antica residenza di Adele, Simonetta cercherà di ricostruire gli eventi che segnarono per sempre la vita di una giovane donna «travolta dallo scontro violento tra i suoi sogni e la realtà».

Ottavio Olita, nato in Calabria da genitori lucani e sardo d’adozione, laureato in Lingue e Letterature Straniere, ha insegnato nell’Istituto di Francese della Facoltà di Magistero di Cagliari dal 1974 al 1980. Poi è passato al giornalismo: Agenzia Ansa dal 1980 al 1984; La Nuova Sardegna dal 1984 al 1988; dal 1988, Rai. Qui si è occupato di Sport (“90 Minuto” e “Stadio Sprint”), Ambiente (“Ambiente Italia” e TG2), Esteri (TG2), Cultura (“L’Una italiana”), Cronaca (“Italie” e TGR).Come scrittore, dopo una lunga stagione dedicata alla saggistica (tra le tante pubblicazioni, da segnalare: “Sardegna in fiamme. Prospettiva il deserto?”, 1991 Stef; “Vite devastate. Il caso Manuella”, 1995 Edes; “San Sperate, all’origine dei murales” – con foto di Nanni Pes – 2

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