ARCHITETTO, SCRITTORE, POLITICO, SCENEGGIATORE, IDEOLOGO, INDIPENDENTISTA: SEMPLICEMENTE ANTONI SIMON MOSSA


di Ignazio Caruso

Da qualche giorno, ad Alghero, è cominciato il Cap d’Any. Quest’anno, come già ampiamente annunciato da illustri testimonial, il calendario degli eventi durerà oltre un mese: precisamente, fino al 9 gennaio. Da qui lo slogan catalano Més que un mes, che tanto sarebbe piaciuto – osiamo interpretare – al personaggio che dei primi giorni di festa è stato autentico protagonista: Antoni Simon Mossa. A cento anni dalla sua nascita, infatti, la città che egli tanto amò ha finalmente deciso di ricambiare l’incondizionato sentimento, organizzando un ciclo di eventi che stanno aiutando, soprattutto i non addetti ai lavori, a riscoprire – o meglio, scoprire – una figura unica e immotivatamente condannata per troppo tempo all’oblio.

Queste le parole usate e letteralmente consumate durante la conferenza di apertura svoltasi nella sala de Lo Quarter, la sera del primo dicembre. Ed è in effetti necessario ricorrere alle definizioni più aperte e variegate per cercare di descrivere e circoscrivere le opere che Simon Mossa ha realizzato nella sua, tutto sommato breve, vita (1916-1971). Quella forse più calzante arriva dallo storico Rafael Sari Bozzolo che lo ha definito «un uomo rinascimentale», non solo in virtù dell’ampiezza dei suoi progetti e delle sue realizzazioni, ma per il suo approccio nei confronti del mondo, per la sua apertura verso di esso, per la sua curiosità, per la sua voglia di capirlo e di cambiarlo, per quanto possibile. «Architetto, giornalista, scrittore, politico, ideologo, indipendentista»: non si direbbe il riassunto di un’esistenza interrotta dopo appena 55 anni. Eppure, per raccontarla, tra viaggi, progetti e illuminazioni è stato necessario scomodare autorità, studiosi, professori universitari ed esperti vari che hanno dato vita a un racconto di oltre due ore. In sintesi.

Se pensate di non conoscere le opere di Simon Mossa, sappiate che vi sbagliate. Le conoscete, ma non lo sapete. Perché se Alghero è come è oggi, lo deve soprattutto al suo lavoro di architetto che ne ha caratterizzato il volto in maniera radicale. Breve elenco: la cupola policroma di San Michele, l’Escala del Cabirol a Capo Caccia, l’Ospedale marino e l’aerostazione civile – poi adottata come modello per la costruzione di una serie di piccoli aeroporti nel sud Italia –, senza dimenticare molte delle splendide strutture ricettive disseminate lungo la costa, oltre che alcune villette presenti in città. Ma la sua attività, come già accennato, non si ferma all’architettura. Antoni Simon Mossa è stato anche un intellettuale fondamentale per il movimento indipendentista sardo; fu uno dei primi, infatti, a teorizzare una Sardegna indipendente, ma soprattutto aperta all’Europa e al Mediterraneo. Una sorta di lungimirante indipendentista illuminato che oggi possiamo solo rimpiangere o, quantomeno, ricordare, insieme alla sua attività per la difesa delle minoranze linguistiche, come l’algherese e il sardo.

Come spesso accade, la riscoperta è stata possibile grazie a un inaspettato ritrovamento. Dal 2010, infatti, il figlio Pietro ha cominciato a curiosare nello studio e nella casa sassarese appartenuta al padre, scoprendo lettere, sceneggiature, progetti – oltre 400, non tutti realizzati, tra opere pubbliche e utopie – che oggi ci aiutano a capire meglio l’idea di mondo di un genio umanista catapultato nel Novecento. Ne è scaturito un lavoro di ricerca, ricostruzione e digitalizzazione, realizzato e illustrato dall’architetto Andrea Faedda , dall’Associazione Mastros e dalla Società Umanitaria, che sarà possibile ammirare nella mostra allestita al secondo piano delle sale espositive de Lo Quarter. In più, è in fase di realizzazione un documentario a opera di Laura Piras – regista ed etnoantropologa – dal titolo Tutto per la causa, la frase che Antoni era solito pronunciare al mattino, mentre svegliava la sorella Angela, prima di chiudere la porta di casa e uscire alla scoperta del mondo. O meglio, alla sua conquista.

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