LA LOTTA IN PARLAMENTO PER IL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI EX ESPOSTI ALL’AMIANTO DI OTTANA


di Maria Luisa Secchi

Potrebbe essere arrivata a una svolta decisiva la vicenda dei lavoratori chimici di Ottana ex esposti all’amianto, che finora si sono visti negare dall’Inail il riconoscimento dei benefici pensionistici e delle tutele previsti dalla legge 257 del 1992 per chi ha lavorato a contatto con la fibra tossica.

Le novità sul caso sono state presentate di recente nella sala stampa del Consiglio regionale sardo dal deputato sardo Michele Piras (Sinistra italiana) e dalla consigliera regionale Daniela Forma (PD). Presenti alla conferenza stampa anche Sabina Contu, presidente Aiea Sardegna (Associazione esposti amianto) e Salvatore Pinna, segretario della Cgil di Nuoro.

La consigliera Forma insieme al capogruppo di Sel Daniele Cocco ha depositato sulla vicenda un’interrogazione al governatore Francesco Pigliaru, nella quale si chiede un impegno concreto da parte del presidente della Regione a sostegno dei diritti di queste persone. Ma la vicenda approda anche a Roma attraverso due emendamenti alla legge di bilancio del 2017, primo firmatario il deputato Piras con l’appoggio di altri parlamentari sardi e nazionali.

Una partita da quasi 300 milioni di euro che riguarda circa 800 lavoratori ex dipendenti della Montefibre Spa e della Enichem nel polo industriale di Ottana, oltre agli eredi di quanti tra loro sono nel frattempo deceduti a seguito di patologie asbesto correlate. L’emendamento riapre i termini per la presentazione della domanda di certificazione di esposizione all’amianto presso le sedi Inail  regionali. Per Michele Piras si può parlare di «un cavallo di Troia anche per chi, fuori da Ottana, quei diritti ancora non li ha. Continuiamo a non capire – ha affermato – i motivi per i quali siano stati ottenuti i benefici per esempio a Pisticci e Macerata in un impianto gemello di quello sardo mentre ad Ottana no». Piras fa quindi un appello alla Giunta regionale: «sia più presente in questa partita. Mi aspetto a breve una telefonata da Villa Devoto a Palazzo Chigi».

Il messaggio rivolto a giunta e consiglio regionale è chiaro. «Il governatore Francesco Pigliaru – ha detto Daniela Forma – deve far da tramite per sostenere gli emendamenti nei confronti del Governo. Si tratta di far riconoscere diritti previdenziali negati finora in maniera discriminatoria». Per il sindacato si tratta « di una battaglia doverosa verso una classe operaia che in Sardegna ha lavorato per il progresso sociale e si è spesa totalmente. Deve essere chiaro – ha sostenuto Salvatore Pinna – che l’amianto è una sostanza infame e deve essere espulso dai processi produttivi del nostro Paese».

Emendamenti e parallela interrogazione vanno anche nella direzione di riaprire i termini per la certificazione di esposizione all’amianto per una potenziale platea di 55mila operai che hanno lavorato nei poli industriali.  «Parliamo di lavoratori in mobilità – ha spiegato sabina Contu – che avrebbero avuto il diritto di andare in pensione già da 10 anni. Siamo l’unica regione italiana che non è stata investita da questi provvedimenti, ma ora finalmente la classe politica sarda ha capito che bisogna agire». La presidente Aiea auspica infine che il premier Renzi «prenda un impegno forte perché nella prossima legge di stabilità questi emendamenti, per tanti anni rimandati, vengano approvati garantendo ai sardi una tutela anche sanitaria».

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