“VISIONI SARDI” A MILANO CON IL CENTRO SOCIALE CULTURALE SARDO: L’EVENTO GIOSTRATO DA GIACOMO GANZU DEL COORDINAMENTO NAZIONALE GIOVANI F.A.S.I.

nella foto, il mitico Giacomo Ganzu

di Sergio Portas

Non occorre scomodare i fenomeni “You Tube” o “Instagram”  a suffragio della tesi che vede uno spostamento dell’interesse di tutta la cultura popolare ( nel senso più nobile del termine) verso il mondo del video, dei film in generale, della fotografia, tutto a scapito della parola scritta. Anzi quest’ultima è spesso agita da ancella, storia narrata che spinge a visitare siti che hanno preso vita dapprima solo su di un racconto, un romanzo. Clamoroso il caso di Vigata, provincia immaginaria di Montelusa, come immaginario è il nome della città siciliana dove Camilleri fa agire il suo celebre commissario Salvo Montalbano: ebbene a Porto Empedocle, città nativa dello scrittore, il turismo “letterario” ha avuto un vero e proprio “boom”. E poiché il successo di Montalbano è oramai internazionale sono torme di stranieri che vi si recano, nel tentativo di farsi essi stessi se non proprio protagonisti almeno comparse di una narrazione che li nobiliterà, seppure con briciole effimere di un successo che non è il loro. Persino Firenze, che di per sé non avrebbe certo bisogno di questi “aiutini” ha visto schizzare all’insù la percentuale degli arrivi di turisti esteri dopo che Dan Brown ha scritto il “Codice da Vinci” e ne ha vendute 80 milioni di copie in mezzo mondo, il suo “Inferno” da cui il regista Ron Howard ha tratto un film, protagonista Tom Hanks, sempre con sfondo il capoluogo toscano, non farà che esaltare il fenomeno. Ciliegina sulla torta la serie dei “ I Medici” che Rai Uno trasmette da martedì. Da qui è tutto un tentativo, da parte di ogni regione italiana, di ogni città grande o piccola che sia, di accaparrarsi produzioni audiovisive, cinematografiche televisive e multimediali in genere, sicure che se ne trarrà un giovamento certo in termini di immagine e di ritorno turistico,anche a lungo termine. Lo fa per la nostra regione la “ Sardegna film commission” che offre gratuitamente assistenza alle “troupes” di tecnici e artisti che volessero avere a sfondo delle loro opere i paesaggi della Sardegna. Ritenendo giustamente che possa agire da strumento di salvaguardia delle risorse ambientali, nonché sulla promozione del territorio. Insieme alla FASI (federazione associazioni sarde in Italia), all’interno della rassegna e concorso che la Cineteca di Bologna organizza per film corto e mediometraggi a titolo “Visioni Italiane”, ne ritagliano una sezione “Visioni Sarde”, che da spazio a “corti” girati in Sardegna, o siano di artisti isolani, o trattino storie con caratteristiche spiccatamente sarde. Per darvi qualche numero in questo 2016 i lavori pervenuti alle commissioni giudicatrici, inerenti alla Sardegna, sono stati ben 70. Lo dice Giacomo Ganzu in questa domenica uggiosa e milanese del 16 di ottobre, allo spazio “Oberdan” in cui il Centro Sociale Culturale Sardo di Milano organizza la visione (a gratis) dei nove lavori che hanno partecipato alla scelta finale di un vincitore, anzi di due, uno per una giuria di giovani, di cui Ganzu faceva parte, una di cosiddetti “senior”. Lui è un pavese di Bono, venticinque anni e laurea in scienze politiche, vicepresidente dei giovani della FASI, professione “organizzatore di eventi” (della serie inventatevi un lavoro se appena potete), cinefilo da sempre, ha portato in giro per l’Italia queste due ore di filmati, e ha avuto la buona grazia di presentarli uno per uno, con l’intento di aiutare anche i meno entusiasti (come il sottoscritto) a coglierne ogni pregio filmico, ogni nascosta sfumatura. Il cagliaritano Daniele Pagella gira nelle campagne di Seulo: Alba è un’archeologa che, visitando domus de janas immerse nella macchia dei cisti e dei mirti, vive un’avventura fantastica che la proietta nel passato, dove i riti che caratterizzavano la civiltà nuragica sono eseguiti in forma di “cartone animato”. Buonissima l’idea di inserirlo nei programmi didattici sardi delle scuole di primo e secondo grado: titolo: Alba delle Janas . Paolo Zucca (ha vinto il “David di Donatello” con L’Arbitro) realizza uno “spot” di un minuto, molto divertente: una “troupe” di giapponesi che vogliono scoprire i segreti della longevità dei sardi, filmando vecchiette centenarie che spaccano la legna, i loro mariti in campagna a raccogliere cardi selvatici. Franco Fais è di Bonarcado, si divide tra cinema e teatro, si può definire come scrittore che si da alla regia: otto minuti di Mammuthones che sfilano a Mamoiada, indossando prima trentacinque chili di campanacci così stretti sul petto da lasciarti i segni per settimane, le maschere nere di pero selvatico che a stento lasciano fluire quel po’ di fiato che ti resta. Costo de “La Danza dei sacri demoni” 350 euro (sborsati da lui), difficoltà principale: la fatica a convincere quelli di Mamoiada a collaborare nelle riprese. 500 sono gli euro spesi per girare “Dove l’acqua con altra acqua si confonde”. Massimo Loi, sardo di Milano, e Gianluca Mangiasciutti, romano, mettono insieme una storia straniante dove Luca e Mia si incontrano in una piscina deserta, lei ottima natante, lui un disastro, quattordici minuti di bracciate scomposte e di virate abortite, un finale che trasporta il vissuto in una realtà totalmente altra, spiazzante, vagamente inquietante. Ha avuto la menzione speciale di entrambe le giurie. Paolo Bandinu è nato a San Gavino nell’84, si laurea all’Accademia delle Belle Arti di Firenze. E’ un artiste che si esprime attraverso video pittorici di base sperimentale, in un flusso continuo di immagini e sensazioni. Nel suo “Meandro Rosso” è leggermente angosciante come il dolore che si fa strada nell’intricato circuito della mente. Fortunatamente sono tre i minuti di “dolore rosso”. Otto minuti il “cartone animato” del cagliaritano Salvatore Murgia (insieme a dario Imbrogno, milanese), a parere di Giacomo Ganzu avrebbe dovuto essere il vincitore: fantasia a gogò, spazi di libertà creativa e una spinta innovativa che si crea solo con fogli bianchi e neri che si incrociano magicamente creando un racconto metaforico e astratto sul ciclo naturale degli accadimenti. Clara Murtas ha voluto raccontare un pezzo di Sardegna con le parole di sua madre, a sottofondo una Cagliari disastrata dai bombardamenti e una povertà diffusa che oramai siamo abituati a vederla solo ad Aleppo e dintorni. Lei, la Clara, nasce nel ’50 e a vent’anni si trasferisce da Cagliari a Roma dove lavora con Giovanna Marini, dal ’77 all’80 è voce solista del Canzoniere del Lazio ( tournée in Germania, Africa, Cuba) collabora in seguito col Maestro Ennio Morricone e con Eugenio Bennato, incide cd ( “De sa terra a su xelu”) nel 2005 il “Maria Carta” a Siligo. Con i “Cordas e Cannas” porta le canzoni di Maria sino a Manhattan, per la rassegna jazz di Sant’Anna Arresi è ideatrice  di un “Gramsci in concert” con testi del pensatore di Ales. A Berchidda, al Time in jazz di Paolo Fresu, un altro cd: “Sante e Sciamane”. In teatro realizza e interpreta “Fiamme del paradiso”, una piece sulla vita e le opere di Grazia Deledda ed Emily Bronte. E’ protagonista nel ruolo dell’accabadora nel corto di Gianluigi tarditi “Deus ci siat” del 2010. In questo suo “Paolina era la madre di Giulia” delinea una figura di madre illetterata che ama recarsi giornalmente al parco di Monte Claro a Cagliari per recitare le sue poesie (belle, in sardo) a tutte le persone che incontra. I film vincitori la rassegna sono, per la giuria giovani: “Per Anna”, del romano Andrea Zuliani e, scelto dai senior: “El Vagon”, del colombiano Andrés Santamaria e di Gaetano Crivaro che è nato a Crotone ma vive e lavora a Cagliari. Nel primo dei due Nicola, un bimbo di sette anni muto dalla nascita, si imbatte in Anna, una sua coetanea arrivata con il padre da Milano (sa milanesa), ne esce una giornata indimenticabile per ambedue, piena di corse per i campi e di arrampicate sugli alberi. Il paese è quello di Gergei negli anni ’60, poche macchine per le strette stradine, vecchi che ammucchiano le foglie d
egli alberi per la gioia di Nicola che ci passa in mezzo come vento d’autunno: “Nicolaaa, su santu chi dà nasciu…”! Quando, vent’anni dopo, sa milanesa ritorna a casa della nonna, un nastro azzurro per legare i capelli ritrovato ( per Anna) le confermerà che anche per Luca quella giornata fu magica e pronuba di uno di quegli amori infantili che resistono all’usura del tempo e dello spazio. Da rimarcare l’uso importante della lingua sarda che intercala tutta la vicenda. I sottotitoli in italiano sono ancora più necessari per “El Vagon”, che i protagonisti parlano il catalano di Alghero: è la storia di una coppia che è finita a vivere all’interno di un vagone, sui binari abbandonati di una stazione. Realizzato con uno “smartphone” e altri supporti informatici di poco conto, è paradigmatica d’una realtà a tinte drammatiche che si svolge in ogni periferia dimenticata delle nostre città. Quando la perdita del lavoro fa sprofondare gli individui in una spirale di miseria da cui è difficile risollevarsi senza l’aiuto di qualcuno, persona o istituzione che sia. Leggendo i nomi che compongono la giuria dei “vecchi” non sorprende la scelta del vincitore, Marcello Fois e Alberto Masala sono da sempre vicini alle problematiche che concertino gli “ultimi della terra”, e anche Paolo Pulina è giornalista che si interessa degli umili, Antonello Rubattu ne scrive e ad Asuni dirige il Museo dell’emigrazione. Giovani autori crescono, viene da dire, realizzano con bilanci risicati (costo medio 2.500 euro) opere intrise di poesia, come sempre lo sfondo della Sardegna mischia paesaggi di natura incontaminata a storie d’uomini di crudezza assoluta.

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