EMOZIONI E LAVORO DIETRO LE QUINTE DI CINECITTA’ : ELISABETTA ANTICO, CAGLIARITANA CHE LAVORA A ROMA

ph: Elisabetta Antico

di Alessandro Congia

Lei è una cagliaritana che una trentina di anni fa, dopo aver studiato, ha intrapreso il mestiere di costumista nel cinema. Lavora su ambientazioni di diverse epoche, a seconda del copione, principalmente a Cinecittà e vive a Roma. Ha lavorato per diversi film. Adesso ha un ricevuto riconoscimento importante con la nomination per il premio di miglior costumista nel festival del cinema brasiliano. Soddisfazioni, professionali, lavorative ma anche personali. Elisabetta Antico è nata a Cagliari, vive a Roma dai tempi dell’università, sposata con Massimo, fin da piccola ha avuto la passione per le stoffe, la maglia, i colori e i materiali. Passione che si è concretizzata nell’adolescenza confezionando maglioni multicolori, vestiti, dipingendo tessuti, lavorando al macramè e facendo gioielli di cartapesta.

«Dopo le superiori – racconta Elisabetta – ho preso un anno sabbatico nel quale ho lavorato come sarta di scena al Teatro lirico di Cagliari. Quella esperienza mi ha fatto capire quale era la mia strada. Quindi ho deciso di lasciare la Sardegna e mi sono iscritta alla Accademia di Costume e Moda di Roma. Già dal primo anno ho cominciato a lavorare in teatro – dice – con Giancarlo Nanni e Emanuela Kustermann, successivamente con Dario d’Ambrosi e Riccardo Reim per il quale firmai i costumi del “Poliziano”. Dopo un mese dalla fine dell’Accademia, Elisabetta Montaldo, che avevo conosciuto mesi prima in Sardegna, fece il mio nome per una collaborazione, come volontaria, per film “Il Barone di Munchausen” di Terry Gilliam, costumi di Gabriella Pescucci, cominciai il 18 di agosto. Dopo questa esperienza iniziò un rapporto lavorativo con Elisabetta Montaldo, che durò diversi anni. Tra le belle esperienze che ricordo di quel periodo c’è il viaggio in Africa a girare “Tempo di uccidere” di Giuliano Montaldo, con Nicolas Gage e Giancarlo Giannini, e l’allestimento delle opere, Turandot e Boheme all’Arena di Verona. Le lingue che ho studiato, il francese e l’inglese e poi lo spagnolo, mi hanno aiutato a lavorare con costumisti e produzioni straniere, sia a Roma che all’estero, con grande soddisfazione. Il mio primo film come capo reparto è stato “Stai con me” di Livia Gianpalmo, con Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini e poi “Il più crudele dei giorni” di Ferdinando Vicentini Orgnani, sceneggiatura del regista e Marcello Fois, che racconta l’omicidio di Ilaria Alpi. Una storia vera, drammatica, che é stato doloroso e interessante ricostruire, girata tra l’altro, in Nord Africa. Un’altra storia vera e drammatica, della quale ho firmato i costumi, é stata raccontata dal film “A Estrada 47” (titolo brasiliano) che narra le avventure di una pattuglia di soldati brasiliani, nell’Appennino Tosco emiliano, durante la seconda guerra mondiale. Per questo film sono finalista per i migliori costumi alla Accademia del cinema Brasiliano, la serata di premiazione é il 4 ottobre, a Rio de Janeiro, dove sono stata invitata. Negli anni ho collaborato con Francesca Sartori (costumista) per registi Italiani e stranieri: Paolo Virzì, Mario Monicelli, Ermanno Olmi, Carlo Mazzacurati, Marco Tullio Giordana, Lee Tamaoori. L’estate scorsa ho firmato i costumi con Beatrice Giannini, del film di Giafranco Cabiddu, “La Stoffa dei sogni” un film poetico, fra il sogno è la realtà, il cinema a il teatro, girato in un luogo affascinante come l’isola della Maddalena. Purtroppo non ho potuto vederne la “prima” al cinema perché ero impegnata in Sud Africa, a Cape Town, dove sono stata, per sette mesi a girare la quarta stagione della serie TV americana Black Sails. Ho lavorato per il remake di “Ben Hur”di Timur Bekmambedov, che uscirà nelle sale a breve. Ho scritto “Fare costumi” un manuale in due volumi per Dino Audino editore, sul mestiere del Costumista, con una collega, Paola Romoli Venturi, che é alla seconda edizione, libro che presentiamo in tutta Italia, raccontando con passione i diversi aspetti del nostro mestiere che, dopo oltre 25 anni di lavoro non smette di stupirci e di entusiasmarci».

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