“NOI NON SAPEVAMO” “NOIS NO ISCHIAMUS”: IL NUOVO LIBRO DI BACHISIO BANDINU RAGIONA SU CINQUE NUCLEI PROBLEMATICI


di Cristoforo Puddu

Il bittese Bachisio Bandinu – antropologo, giornalista e studioso di cultura popolare, che con i suoi numerosi scritti ha alimentato il dibattito identitario sardo nella prospettiva di un legame-dialogo tra scienze sociali ed antropologia – ritorna in libreria con il saggio bilingue (anzi plurilingue, in quanto le traduzioni in sardo rappresentano diverse aree geografiche e specifiche varianti), edito da Il Maestrale, e titolato “Noi non sapevamo” – “Nois no ischiamus”.

Bandinu affronta, con profondità e competenza, cinque nuclei problematici collegati allo stato di “colonizzazione” dell’Isola e perpetrati ai danni del popolo sardo negli ultimi 60 anni. Gli argomenti (Lingua, Turismo, Industria, Basi Militari, Ambiente) sono sviluppati e analizzati nella constatazione dell’incapacità, dimostrata diffusamente, dei sardi di cogliere ed interpretare i segni dei tempi; dunque, subendo gli eventi e lasciando le scelte di valorizzazione del territorio e delle risorse ad “altri”.

Il nostro collettivo “non sapere” ha permesso che il lascito dell’industrializzazione petrolchimica, sviluppatasi negli anni ’60 – ’70 e modesta sia negli effetti positivi che nella durata, avrebbe significato e “portato disoccupazione, inquinamento e malattie”; il “non sapere” e comprendere le potenzialità della nostra identità linguistica, ci ha fatto credere in una limba “che fosse povera e rozza” e rappresentasse “un impedimento allo sviluppo”. E “noi ci abbiamo creduto e fatto nostro questo precetto”. E così “noi non sapevamo” di turismo e ambiente, né di basi militari né dei “vasti territori della nostra isola avvelenati da bombe di cui non conoscevamo i terribili effetti di inquinamento e di malattie”.

I capitoli sono tradotti in diverse varianti linguistiche: Mario Puddu traduce il capitolo “Limba” in sardo de mesania e quello “Industria” in logudorese; Battista Orecchioni in gallurese il capitolo “Turismu” e Paolo Zedda quello titolato “Is basis militaris” in campidanese. Il quinto argomento è invece proposto in LSC (Limba sarda comuna) da Maria Giuseppa Cossu, mentre l’ultimo capitolo “Bisontzat de ischire” è tradotto in sardo bittese dallo stesso Bachisio Bandinu.

Dunque, argomenti vivi e sanguigni su cui riflettere senza autoassoluzioni e giustificazioni (perché tanti, troppi sapevano!), ma sarà l’analisi storica ad assegnare colpe e responsabilità sul “golpe” consumato ai danni della Terra sarda e dell’intero popolo sardo.  Capire e sapere di “noi” non significa piangersi addosso!; ma, come sostiene Bandinu, bisogna riacquistare fiducia e rinforzare “l’immagine positiva di sé” nel fare. 

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