“ABà COME ABà” – ORA COME ORA: LA SILLOGE BILINGUE DEL POETA DI TEMPIO PAUSANIA PASQUALE CIBODDO

ph: Pasquale Ciboddo


di Cristoforo Puddu

Il tempiese Pasquale Ciboddo è autore di grande capacità, di inesauribile lirismo e forza evocativa nel “lavorare” la parola poetica con la filosofia esistenziale – appresa “alla scuola della campagna di li stazzi gaddhuresi” –  e che alimenta di valori culturali ed umani indelebili.

Attraverso la nostalgica e magica atmosfera degli stazzi coltiva una poesia che cattura la memoria rurale e i residuali segni di tempi e luoghi irrimediabilmente scomparsi. Eventi e vita di Gallura, interpretati sul filo della memoria e nel confronto “tra l’ieri e l’oggi”, sono il filo conduttore anche della silloge bilingue Abà come abà Ora come ora; l’opera, edita dalla Soter di Villanova Monteleone, è la ventisettesima pubblicazione della “Piccola collana di memorie” ideata da Salvatore Tola e diffusa in copie numerate.

Le genti e i luoghi, vissuti nei contatti giovanili ed operosi del poeta, sono traccia viva e simboliche presenze dei suoi versi: una mappa testimoniale fatta di sentimenti, di località e momenti dell’anima cresciuti a tesoro di memoria. È costante in Ciboddo la “lettura” del sapore e senso di “un mondo idilliaco e bucolico”, che confronta con le attuali mutazioni sociali e metamorfosi modernista dei rapporti umani.

E le mutazioni toccano l’ispirazione: … No si timia tandu d’esse soli!/ V’era ca facia cumpagnia/ e pultàa cunsolu.// Abà come abà,/ si no era pa la tilivisioni,/ sariami tutti sòli/ senza sapè comu stà/ palchì nisciunu più si ‘isittigghja/ nemmancu parenti e amichi boni./ E la séra no c’è più vigghja/ chì li cussogghj so’ diselti./ Ogghj solu l’ammentu chi lu ‘entu/ racconta a li nibbari di la sarra/ inghjnucchjati illi tegghj.// (Non si temeva allora di essere soli! C’era chi faceva compagnia e portava consolazione. Ora come ora, se non fosse per la televisione, saremo tutti soli senza sapere come vivere perché nessuno più ti visita neanche parenti e amici buoni. E la sera non c’è più veglia ché le “cussorge” sono deserte. Oggi solo il ricordo del vento che racconta ai ginepri della serra inginocchiati su lisce pietre.).

La poesia di Pasquale Ciboddo ha lo splendore di una voce ricca d’intimo lirismo e l’abbaglio spietato del realismo, che rivela la complessa personalità e l’intensa vita di questo grande poeta ottantenne. Lucido conoscitore degli stazzi di Gallura, e  in particolare dell’Altura, da cui “ha trasposto nella sua scrittura poetica tutta l’essenza contenuta nella memoria di quei tempi e di quei luoghi”.  Questo ultimo libro, che lo colloca tra i rinomati cantori dell’identità tradizionale della Gallura, è la dimostrazione della mirabile sapienza letteraria raggiunta. Le ventidue composizioni galluresi della silloge, con versione italiana e contenute in ottanta pagine di intensa ed affilata poesia, sono introdotte da uno scritto di Giuseppe Spano. 

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