SIGNIFICATO DEI MESI IN SARDO SECONDO ANTICHI DIZIONARI: SETTEMBRE / CABIDANNI

Porto Pino nella foto di Daniele Atzori

di Salvatore Dedola

SBARCARE IL LUNARIO. Fu sempre la Luna, nel lontano passato, a scandire il tempo annuale nonché quello dei mesi. Il sintagma italico “sbarcare il lunario” significò ‘terminare l’annata (scampando alla fame)’. La s– di s-barcare è “completiva” (particella indicante l’atto del completamento). Barca, è pleonasmo indicante la Luna < akk. (w)ar?u(m). Traduciamo Sbarcare il Lunario come il “consentire alla Luna di completare il corso annuale (ossia di fare il suo… lunario)”.

Il CAPODANNO. Nell’ambito del Grande Lunario (l’Anno), c’era l’ovvia esigenza di stabilire il momento esatto del suo principio. Il vocabolo indicante il “Capodanno” era noto in epoca šardanica: era Arghittu, e come accade quasi sempre, ci è conservato da un cognome. Base etimologica è l’akk. (w)ar?u(m) ‘luna’, ‘giorno della luna nuova’ + (m) ‘(formula di) incantesimo’ < sumero. Il che lascia supporre che al sorgere della Luna nuova si facessero dei riti propiziatori o anche incantesimi. Ritroviamo il composto appena citato nell’akk. (w)ar?itum ‘giorno iniziale del mese lunare (quando la luna ha la perfetta forma di arco)’. Il nome è in radicale relazione con i mesi, ma indica principalmente l’inizio dell’anno, in quanto l’Anno cominciava col primo arco della Luna Nuova.

Purtroppo il rullo compressore della Chiesa medievale operò in tutta Europa. Gli effetti furono nefasti, ed oggi i nomi vigenti sono tristemente e banalmente simili: vedi ingl. New Year, it. Capodanno. Soltanto il sardo Candeláriu (‘Calendario’) se ne discosta, ricordando il rito delle “Candele”, della Luce che sconfigge le Tenebre invernali (poi requisito dalla Chiesa ed attribuito alla Candelora), una svolta che determina il momento in cui Carrasegare impazza nei sussulti finali. Fino al Medioevo l’anno sardo cominciava inequivocabilmente in Settembre, e le prove sono più d’una, anzitutto il fatto che nel sardo attuale e in quello medievale tale mese è detto Cabidanni. In secondo luogo perché l’anno degli antichi Romani cominciava a Marzo, e ciò è chiara prova che la tradizione sarda non proviene dai Latini.

Ricordo però che fin dalla più alta antichità l’anno solare rimaneva rigorosamente bi-partito, perché le stasi vegetative erano due, quella fredda e quella calda, una in pieno inverno, l’altra in piena estate. Quindi nel Mediterraneo ed in Sardegna i riti di carattere eliminatorio-fondativo erano due: all’inizio di Gennaio si esorcizzava la stagione infeconda (l’inverno freddo) ed il lungo Carrasegare col suo cerimoniale mimico-magico serviva a propiziare il ritorno delle piogge abbondanti, le quali rifondano il ciclo vitale eliminando i pericoli della siccità e della carestia. Ed è attorno all’attuale Pasqua che i popoli mediterranei ricordavano la morte-rinascita del Dio misterico della Natura: Adone per i Sardi ed i Semiti occidentali, Kore (Persefone) per i Greci, Osiride per gli Egizi, Tammuz per i Babilonesi, Gesù per i Cristiani, ecc.

CABIDANNI quindi è il mese di ‘settembre’, indicato con lo stato costrutto: cabu d’annu > cabi d’anni, poiché in Sardegna l’anno vegetativo dei pastori ricominciava con l’arrivo delle piogge di fine estate: è questo il momento del rinnovo dei contratti agrari. Per l’etimologia di annu vedi bab. Annum ‘dio An, il Cielo’, reso poi in lat. Janus. Quanto a cabu, in Sardegna s’usa tradurre il termine come ‘capo, promontorio marino’ (oltreché come testa). Ma il concetto è più complesso, coinvolgendo anche certi fenomeni lontani dal mare. L’origine non è dal lat. caput ma dall’akk. k?pu ‘roccia, riva’. Insomma, Cabudanni = ‘Capodanno’, ha base etimologica nell’akk  k?pu + sd. annu ‘anno’ < bab. Annum ‘dio An’.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *